Le fontane dell’ex idroscalo di Orbetello

Vogliamo fare un po’ di chiarezza sulle fontane che esistevano nell’Idroscalo orbetellano visto che, in una recente mia visita all’Open Day del Ministero della Difesa Comando dell’Aeronautica militare, situato a Roma in Viale dell’Università 4, https://www.youtube.com/watch?v=lj8aXfo4a70,  la guida dichiarava che la fontana dell’Idroscalo di Orbetello, attualmente collocata presso il Museo Storico di Vigna di Valle, presto sarà messa in uno dei piazzali interni del palazzo ministeriale.

fontana degli atlantici

Le fontane dell’Idroscalo orbetellano più importanti erano due, la prima posta a sinistra dell’edificio Comando e la seconda posta in fondo al lungo viale che dal cancello d’ingresso portava alle sponde della laguna di levante, dietro ad una gru per il sollevamento degli aeroplani.

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La prima fontana fu costruita ex novo per abbellire la struttura aeronautica, mentre per quanto riguarda la seconda fontana, che si trovava ubicata nella piazza Eroe dei due Mondi, già piazza Garibaldi, fu smontata per far posto al capolinea della  linea di autobus che collegava Orbetello alla provincia, e riutilizzata presso l’Idroscalo.

La prima fontana attualmente si trova presso il Museo Aeronautico di Vigna di Valle, mentre della seconda, il piatto superiore fu riciclato e installato sulla sommità di quella che si trova nella piazza della stazione di Orbetello Scalo, ma nessuno sa dove sia finito il basamento e la stele che sorreggeva il piatto riciclato.

Un po’ di Storia: l’Idroscalo di Orbetello “Agostino Brunetta”

Prese il nome in ricordo del Ten. di Vascello Agostino Brunetta, osservatore, Pilota d’idrovolante, Guardiamarina, durante la guerra Italo – Austriaca. Fu fatto costruire, dalla Regia Marina con la funzione di base aerea, venne acquisito successivamente dalla Regia Aeronautica come sede di un gruppo di bombardamento marittimo. Nel 1928, costituì la base di partenza e di arrivo della Crociera del Mediterraneo Occidentale che, con un percorso di circa 2800 km, passò per le città di Cagliari, Pollenza (Baleari), Los Alcazares (Cartagena), Port Alfaques (Tortosa), Berre (Marsiglia) e, infine, Orbetello.

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In questa moderna fotografia satellitare, presa da “Google Earth”, si vede delimitato in rosso il perimetro del territorio orbetellano su cui sorgeva e sono identificate le zone logistiche.

Negli anni trenta diventò importante, per aver legato il proprio nome alle memorabili trasvolate atlantiche organizzate e condotte dal generale Italo Balbo. Tra le sue mura si studiarono i piani operativi e si addestrarono gli uomini che parteciparono alle crociere intercontinentali tra le quali spiccano quelle Atlantiche, considerate per l’epoca avvenimenti aeronautici eccezionali. Queste imprese dimostravano l’alta professionalità dei piloti sorretta da un’ineccepibile organizzazione tecnico-logistica, e dal supporto di una preparazione professionale e morale che richiese una completa dedizione spinta a un monacale isolamento. L’idroscalo diede un forte impulso alla nascente aviazione italiana contribuendo alla crescita e al perfezionamento delle tecniche di volo, di addestramento dei piloti, dando un prestigio internazionale al nostro paese.

L’idea di organizzare delle crociere collettive al posto raid individuali, nacque nel 1928 con il duplice fine di addestrare i reparti di volo e di conseguire il successo internazionale con un raid in formazione dando l’immagine di una moderna ed efficiente aviazione.

Le crociere nelle quali Italo Balbo coinvolse la città di Orbetello e il suo idroscalo furono quattro:

1928      Crociera del Mediterraneo Occidentale (Orbetello-Los Alcazares);

1929      Crociera del Mediterraneo Orientale (Taranto-Odessa-Orbetello);

1930, Prima Crociera Atlantica (Orbetello-Rio De Janeiro);

1933, Seconda Crociera Atlantica (Orbetello-Chicago- New York-Roma).

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L’attività addestrativa del personale destinato al volo di altura, ebbe il riconoscimento ufficiale con la disposizione contenuta nel foglio d’Ordine n°2, datato 15 aprile 1931, del Ministero dell’Aeronautica, con il quale era formalmente riconosciuta la Scuola della N.A.D.A.M. (Navigazione Aerea di Alto Mare).  L’insegnamento, organizzato a carattere universitario, consentì di formare gli uomini per le due trasvolate oceaniche: la crociera Italia – Brasile alla fine del 1930 e la crociera in Nord America del 1933 in occasione dell’Esposizione Universale di Chicago. Quest’ultima fu un vero trionfo per le ali italiane tanto che ancora oggi in USA per indicare una formazione di aerei si usa il termine “Balbo”.

Tra il 1927 ed il 1937 i piloti e gli aerei italiani si distinguevano per la continua rincorsa all’ottenimento di record mondiali di velocità per aerei  a pistoni tra i quali si ricordano:

1927 Mario de Bernardi        km/ora 479,3   su Macchi M.52

1928 Mario de Bernardi        km/ora 512,7   su Macchi M.52 bis

1929 Giuseppe Motta            km/ora 582,6   su Macchi M.52 bis

1933 Francesco Agello          km/ora 682,0   su Macchi M.C. 72

Per oltre un decennio  tutti i primati aeronautici di velocità appartennero ad idrovolanti. Il motivo del predominio dei mezzi acquatici, anche in questo particolare campo dell’aeronautica, deriva dalla difficoltà che incontra un aereo da competizione nell’operare in campi di aviazione non accuratamente preparati. Un aereo da competizione vola e atterra a grande velocità e richiede quindi piste di adeguate dimensioni; questo problema non si pone per velivoli in grado di operare dall’acqua. In questo periodo la ricerca della velocità si concentrò quindi sugli idrovolanti.

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Nella fotografia il Macchi M.C. 72 con cui Agello conquistò il record mondiale di velocità su idrovolanti ( km/ora 682,0 ) conservato al museo aeronautico di Vigna di Valle sul lago di Bracciano a Roma.

Bisogna ricordare che l’industria Italiana di allora aveva progettato e realizzato degli idrovolanti che potevano ritenersi all’avanguardia rispetto a quelli prodotti dalle altre nazioni. Uno di questi fu l’idrovolante SIAI Marchetti S.55 che fu protagonista di numerose avventure nella storia del volo. Quest’aereo merita un posto di primo piano nella storia della nostra aeronautica militare. Fu progettato dall’Ing. Alessandro Marchetti nel 1923 come idrovolante di alto mare. Il primo esemplare volò nel 1925. Si trattava per quei tempi di un aereo modernissimo che per molti aspetti rappresentava un’innovazione sia per la scelta dei due scafi, che gli conferivano una struttura caratteristica, sia soprattutto per l’architettura dell’ala completamente a sbalzo, di notevole spessore e superficie. Inizialmente fu impiegato come bombardiere o come ricognitore essendo ai suoi tempi l’idrovolante più veloce del mondo nella sua categoria, fu anche utilizzato nella versione silurante.

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Nella fotografia vediamo, in primo piano, il carrello appositamente costruito per la movimentazione a terra del velivolo. Sullo sfondo  si vedono due  S55X parcheggiati sul piazzale dell’idroscalo di Orbetello.

La versione S55A fu quella impiegata nella crociera atlantica del sud nel 1930. La cellula del velivolo era stata modificata per consentire un maggior carico di carburante che era alloggiato in serbatoi alari collocati negli scafi. Montava due motori Fiat A22 ciascuno da 600 cavalli.

La versione S55X fu quella impiegata nella crociera atlantica del nord. Il velivolo fu ulteriormente potenziato dandogli una maggiore autonomia di volo ed equipaggiato con dei nuovi motori Isotta Fraschini da 750 cavalli, riconoscibili per la classica elica a tre pale.

Dimensioni e caratteristiche tecniche:

Apertura alare              m 24            Lunghezza                      m 16,50

Altezza                            m 5               Superficie alare             m93

Peso a vuoto               Kg 5500;       Peso a pieno carico     Kg 9500;

Velocità massima       km 265;        Velocità di crociera      km 220;

Autonomia normale    Km 2000.

Purtroppo la sorte dell’idroscalo fu legata alle vicende dell’ultimo conflitto mondiale. Fu occupato dai tedeschi dopo l’otto settembre 1943, data in cui il nostro paese firmò l’armistizio. In seguito, quando l’esercito tedesco, incalzato dagli alleati che avanzavano dal sud della nostra penisola, si ritirò verso nord lasciando il territorio di Orbetello e il controllo dell’idroscalo, esso fu successivamente distrutto da un reparto di guastatori tedeschi che arrivarono con i sidecar e le camionette. In un giorno, tra il dodici e il tredici giugno del 1944, gli hangar e quasi tutte le strutture militari furono rase al suolo.