DISAGIO SOCIALE E SOCIETA’

(N) Sei proprio un bischero copiaScriveva Raffaele Del Rosso verso la fine del 1800: “Se vero è che la vita di una nazione ha la sua base in quella dei Municipi, chi trovasi in grado di emettere un giudizio sulle questioni che interessano le pubbliche aziende, ha il dovere di non rimanere in silenzio.
E tanto più quando, come in questo momento, è necessario comprendere quale strada intraprendere per dare alla nostra comunità, finalmente, il definitivo assetto di terra all’avanguardia, bella nell’incremento intenso del processo cittadino, superba di vita rigogliosa, sulle onde della sua Laguna, attraente per la stranezza della sua posizione lacuale, in faccia al superbo panorama dell’Argentario.
Dovremmo pensare a una Comunità che tenda a divenire un mirabile esempio fra i Municipi italiani, una Comunità che non solo sa provvedere al benessere fisico dei suoi cittadini, ma anche al loro benessere intellettuale.
Istruzione e cultura, sviluppo equilibrato, sostenibile…..”

Riflettendo seriamente sul disagio sociale, materia così delicata e tuttavia assai emarginata, non si può fare a meno di pensare ha ciò che scriveva Del Rosso oltre 100 anni addietro: parole assai nobili in quel momento, che purtroppo sono ancora oggi di grande attualità. Allora assistiamo al fatto che i servizi di quest’area non sono in grado di dare una risposta decisiva ai bisogni delle persone che si trovano in stato di difficoltà ed in condizione di emarginazione;
Rileviamo che l’espressione “terzo escluso” coniata negli anni ottanta del secolo scorso, che si riferiva a quella parte della società che viveva priva di sufficienti forme di tutela dei diritti e che, proprio per questo, non riusciva neanche ad esercitare pienamente i suoi diritti di cittadinanza, è senza dubbio ancora attuale: anzi, il divario fra coloro che “contano” e quello sfigurato e nascosto di chi non conta, si è ulteriormente accentuato;
Constatiamo con sempre maggiore evidenza che il significato da dare alla comunità locale, alla famiglia, alla scuola, alle agenzie accreditate, che nella società attuale dovrebbero essere fortemente caratterizzate da una complessità globale che coinvolge ogni aspetto ed esperienza della vita di oggi, è invece percorso da profondi mutamenti, da manifestazioni di negligenze, da mancanza di cultura, da appropriazioni indebite, da segni di malessere e da grandi disagi;
Tutto ciò rende impossibile capire quale deve essere il ruolo e l’azione delle strutture pubbliche, in primo luogo del Comune, per risolvere il problema del sempre maggiore disagio sociale.
E’ necessario infine preoccuparci da quali punti di vista i vari enti (comprese le associazioni del volontariato) si occupano del disagio e quanto nell’ambito della rappresentazione del sociale nelle sue forme di disagio, le varie forze che la legge investe, si affidino a soggetti diversi e chi siano questi soggetti.
Pensare dunque ad un mondo, quello del disagio, che dovrebbe avere la parola in prima persona, che dovrebbe diventare soggetto di discorsi generali, soggetto che oggi raramente è tematizzato a partire dal punto di vista intermedio, quello cioè delle associazioni sul campo, che vivono dentro il disagio ma non si identificano con esso e quindi potrebbero fornire, da una parte uno sguardo attento al particolare e dall’altro una visione d’insieme. Pertanto, nelle realtà come la nostra, comunità di piccole dimensioni, l’Amministrazione comunale dovrebbe essere l’elemento aggregante e trainante di tutte le iniziative degli altri enti pubblici e delle associazioni del volontariato, con integrazioni finanziarie, amministrative e politiche consistenti, per risolvere questo grande problema: il disagio sociale.

PENSANDO AL FUTURO

Figura n, 8La situazione di difficoltà in cui si trovano le nostre comunità, ancor più aggravata oggi dalla crisi mondiale, impone a tutti noi, istituzioni e cittadini, una seria e ponderata riflessione: come salvaguardare la qualità della vita delle nostre città, dei territori, del patrimonio culturale e paesaggistico, e nello stesso tempo  come operare per un ulteriore sviluppo economico.
Per quanto ci riguarda, e credo che ormai molti concittadini la pensino come noi, calandoci nella realtà del nostro territorio, una delle principali risorse strategiche della  comunità, è il patrimonio culturale, monumentale e paesaggistico.
E proprio per questo motivo, pensiamo alla cultura e ai beni culturali come un fattore fondamentale per lo sviluppo socio-economico del nostro territorio, con qualche possibilità di creazione di nuovi posti di lavoro per i giovani. Infatti, abbiamo un capitale naturale, artistico, storico, paesaggistico e di cultura tale che può, senza dubbio, rappresentare la molla più efficace per questo sviluppo, ma non solo, l’unicità di questo patrimonio può permetterci di dar vita ad un modello del tutto nuovo e, soprattutto, sostenibile.
Per questi motivi, oltre a stimolare la cittadinanza e le sue istituzioni, pubbliche e private, compreso quel vasto mondo che viene chiamato “società civile” ad una maggiore attenzione verso i problemi culturali, desideriamo fare qualche considerazione.
Per avviare questo processo, mettendo a tacere supponenza, presunzione, superbia, ignoranza e valendosi di un po’ di umiltà, sono necessarie intese e  collaborazioni fra le varie realtà della comunità, intese e collaborazioni che potranno anche favorire la ricerca di mezzi economici, logistici, sostegno morale e coordinamento.
Figura n, 13L’associazionismo e il volontariato, vogliamo riaffermarlo ancora, sono sempre un bene straordinario per le comunità, e quando queste realtà si sviluppano, operano e sono valorizzate, significa che la comunità progredisce socialmente, economicamente e culturalmente.
Sappiamo che esistono tante forze che, pur mantenendo le loro specificità e gli scopi per cui sono nate, potrebbero mettersi a lavorare insieme nell’interesse della comunità.
La storia e le tradizioni di questa parte della Maremma, l’opera e la vita dei nostri illustri antenati nella cultura, nel lavoro, nelle scienze, la tutela e la conservazione del patrimonio archeologico e monumentale, l’ambiente naturale, tutte le altre espressioni culturali (cinema, teatro, musica, canto, arti figurative, ecc.), sono emergenze, per certi versi uniche nella loro specificità, che devono essere valorizzate per divenire un sicuro e forte elemento di sviluppo civile, ma, soprattutto, lo ripetiamo, di un sostenibile sviluppo economico e sociale.
Per noi, questa è la strada da seguire, per cui, se vogliamo un ulteriore sviluppo e una migliore qualità della vita, Comune, mondo imprenditoriale, società civile e singoli cittadini, devono cominciare a muoversi e progettare, seriamente, il nostro futuro.
E, pur essendo indispensabile la più larga partecipazione di tutti, non potremo raggiungere obiettivi importanti se l’Amministrazione comunale non sarà capace di suscitarlo e porsi alla testa di questo movimento.

LETTERA DEL CIRCOLO CULTURALE ORBETELLANO “G. MARIOTTI” AL SINDACO E AL PRESIDENTE DELLA CONSULTA.

Orbetello, 11 marzo 2013

 1700 - Stemma di Orbetello -All’attenzione della Dr.ssa  MONICA PAFFETTI Sindaco del Comune di Orbetello

e.p.c.   Alla Prof. Italia Baldi La Banca Presidente Consulta della CulturA Comune di Orbetello

Alla Stampa

Il proposito del Circolo Culturale Orbetellano “Gastone Mariotti” di organizzare un Convegno nel quale fare il punto della situazione, per cercare di mettere insieme proposte atte a superare la negativa situazione in cui si trova il settore dei beni culturali, ha sollevato una serie di polemiche e prese di posizioni che ci sembrano fuori luogo, riteniamo non giustificate e, in un certo senso, non consone ai temi e ai problemi di cui desideriamo occuparci. Ciò avviene dopo lunghi anni nei quali sono state avanzate proposte accompagnate da indicazioni progettuali, non solo nostre, suggerimenti a fare squadra attraverso le più larghe intese e collaborazioni possibili, per mettere insieme le varie forze disponibili con lo scopo di superare le difficoltà che riscontriamo da molto tempo, proposte e suggerimenti rimasti senza risposta come di consuetudine.

E qui, trattandosi di attività volontaria nel settore culturale, vogliamo ribadirlo con forza: le nostre posizioni sono sempre state uniformate alla collaborazioni con tutti indipendentemente dal colore politico dei singoli, ma nello stesso tempo abbiamo sempre difeso la nostra libertà di operare, senza chiedere nulla, se non il consentito, senza sottostare a imposizioni di chicchessia e fin quando potremo esistere questo continuerà ad essere il nostro comportamento.

In queste polemiche sono state affermate cose che ritenevamo ormai superate per chiunque e cioè: “ma cosa vogliono questi?”, “chi credono di essere?”, “la Consulta comunale della cultura è il solo organismo che può fare queste cose”, ed altre ancora, fino a velate offese personali. Ebbene, dopo averlo detto e codificato tante volte, vogliamo ripeterlo con più chiarezza anche in quest’occasione: l’associazionismo e il volontariato sono un bene straordinario ed inestimabile per la comunità e la dove queste realtà si sviluppano ed operano liberamente significa che la comunità stessa progredisce socialmente, culturalmente ed economicamente e pensiamo che un’amministrazione comunale che non ha le capacità di rilevare queste peculiarità e di conseguenza operare con tutte le sue forze perché questo sviluppo si consolidi e sia valorizzato, non può richiedere attenzione e sostegno.

Con l’articolo del Tirreno del 7 marzo a difesa dell’attività dei Musei, si tenta maldestramente di mettere in cattiva luce le nostre posizioni. Non abbiamo nessun timore a dire che i due musei citati portano avanti, non senza evidenti difficoltà, un lavoro didattico eccellente, e che le persone che vi operano, cui va anche il nostro ringraziamento, danno prova di grande professionalità e serietà. Ma si deve convenire che, pur essendo lodevole e importante questo lavoro che deve senza dubbio continuare, i musei sono deputati a fare anche altre attività, altrettanto importanti e necessarie; ed è questo che noi intendevamo.

Ogni anno si sviluppano sul territorio una serie d’iniziative “tradizionali” attuate al fine di dare “lustro” alla nostra città. Vi è chi si domanda se esse servono e se possono avere una qualche incidenza sullo sviluppo locale, se davvero quelle attività hanno la capacità di portare benefici. Noi siamo convinti che esse abbiano queste capacità e che debbano continuare a essere favorite le mostre, i concerti, il ciclo di film, il teatro, i convegni, le rievocazioni storiche e delle tradizioni, e tutte le altre iniziative consimili, ma siamo anche fermamente convinti che se queste attività non verranno accompagnate da una seria e fattiva tutela e valorizzazione dei beni culturali (monumenti, biblioteche, archivi, musei, resti archeologici, parchi, ambiente naturale), insieme alla formazione di momenti di produzione, di gestione e partecipazione, il loro risultato non sarà poi così profondo e proficuo.

Ecco perché abbiamo cominciato a parlare dell’organizzazione del Convegno “sotto accusa” e invitato alcuni amici disponibili ad accollarsi un impegno di collaborazione nella fase organizzativa, ma con l’obiettivo principale che all’evento devono essere invitate tutte le componenti della comunità (associazioni culturali, sociali e sportive, Consulta della Cultura, amministratori comunali, associazioni di categoria (commercianti, artigiani, coltivatori diretti, industriali, operatori turistici) e tutta la cittadinanza che desidera portare un contributo.

Stiamo facendo questo lavoro mettendoci al posto di altri più titolati a farlo? Forse si! Ma allora su questi temi che tutti, a parole ritengono importanti per un territorio a vocazione turistica, perché abbiamo perso tanto tempo? Perché non ci muoviamo? Possiamo per questo essere considerati presuntuosi e chi sa che cos’altro ancora? Beh, se c’è chi lo desidera faccia pure. Tuttavia, noi continueremo a pensare che tutte quelle parti sociali elencate nel precedente capoverso, con l’amministrazione comunale in testa, avrebbero dovuto plaudire a una iniziativa di questo genere e predisporsi positivamente perché il Convegno potesse essere organizzato nel modo migliore.

Che risultati potrebbero uscire da un Convegno del genere? Non lo sappiamo. Sappiamo solamente che è necessario parlare, parlare e parlare ancora dei problemi che ci toccano e che molte volte ci assillano, per trovare con intelligenza, serietà e umiltà, tutti assieme, ripetiamo tutti assieme, qualche via d’uscita a questa situazione negativa, riflettendo su un fatto evidente: da soli e con queste difficoltà, non si può andare da nessuna parte.

Sappiamo, inoltre, benissimo quali immense difficoltà ci sono oggi per amministrare una Comunità, prodotte soprattutto, dalla crisi generale che stiamo attraversando e, per questi motivi, comprendiamo i disagi, le incertezze, gli ostacoli che devono essere superati per una corretta gestione della cosa pubblica, tuttavia ciò non può modificare la nostra posizione, riteniamo anzi che l’avvalori.

Distinti saluti

 Il Direttivo del Circolo Culturale Orbetellano

“Gastone Mariotti”.

 

 

 

L’AUTOSTRADA TIRRENICA

Abbiamo ricevuto il comunicato dell’Associazione Colli e Laguna di Orbetello sull’audizione presso la Commissione VII del Consiglio regionale della Toscana, tenuta a Firenze mercoledì  5 marzo e siccome condividiamo completamente il pensiero e l’azione dell’Associazione, riteniamo opportuno pubblicarlo anche sul nostro Blog.

Diga_da_terrarossa_ridotta2L’Associazione Colli e Laguna di Orbetello, sempre presente in tutte le manifestazioni in opposizione ai progetti di autostrada, che da anni incombono sul nostro territorio, ha partecipato all’audizione presso la Commissione VII del Consiglio regionale della Toscana, tenuta a Firenze mercoledì  5 marzo.

Nell’ampio resoconto nella cronaca di Grosseto del 6, tuttavia, vi è solo un cenno alla nostra presenza, perciò riteniamo opportuno inviare alcune note e precisazioni.

Pur condividendo le obiezioni all’opera degli altri partecipanti  (dalla sua inutilità a danno della valorizzazione dei trasporti ferroviari e marittimi, agli equivoci generati dalla c.d. “gratuità del pedaggio”, alla insostenibilità finanziaria ed ambientale come dimostrato in più occasione da tecnici

del settore indipendenti ecc.), la nostra Associazione ha messo in evidenza e fatto verbalizzare alcune ulteriori e ragionevoli motivazioni della propria contrarietà :

la prima obiezione, applicabile ad ogni concessione pubblica, riguarda l’addossare alla collettività (ANAS) le conseguenze di uno squilibrio economico-finanziario dell’opera e dei ricavi dai pedaggi(delibere CIPE 78/2010 e 85/2012);

lo scempio programmato del nostro delicatissimo territorio, facendo strame di tutti i vincoli paesaggistici ed ambientali posti da organismi nazionali ed internazionali, sarebbe la negazione del modello Maremma, guardato con interesse anche da imprenditori di tutto il mondo : turismo e vino danno molti più posti di lavoro di decotte e costosissime industrie ;

per il medesimo motivo, pur essendo favorevoli alla doverosa messa in sicurezza dell’Aurelia, NON riteniamo accettabile la tipologia autostradale come a nord di Grosseto, per la mancanza di un’idonea estensione dell’area necessaria sia al tracciato che alle complanari ;

ci siamo sempre mossi rimanendo nell’ambito della legalità, senza fomentare ribellismi di qualsiasi genere, ma ricorrendo alle aule dei tribunali, perché riteniamo che la Giustizia debba essere riaffermata e, in questa maniera, aiutata, come deve essere aiutata a rinascere la fiducia nelle Istituzioni.

A questo proposito ringraziamo i Consiglieri presenti all’audizione, ed in particolare il Presidente della Commissione Fabrizio Mattei, della grande disponibilità ed interesse dimostrati per questo argomento mai sottoposto al Consiglio Regionale, nonostante la sua fondamentale importanza per il futuro delle popolazioni maremmane.

 

La Presidenza

 

I Venti anni del nostro Circolo Culturale

 

Care Amiche e cari Amici,

nel 2013 abbiamo festeggiato venti anni di attività del Circolo Culturale Orbetellano “Gastone Mariotti”, durante i quali sono stati organizzati oltre settanta eventi culturali di notevole importanza:  Convegni e conferenze, mostre fotografiche e documentarie, presentazione di libri prodotti dal nostro sodalizio o da studiosi e ricercatori della nostra zona, ecc. ecc.  Ci preme sottolineare che alcuni di questi eventi sono stati organizzati in collaborazione con altre associazioni culturali del nostro territorio e con i Comuni della zona.

Possiamo dire, con un certo orgoglio, che attraverso il nostro lavoro abbiamo contribuito a riportate alla luce la nostra storia e le nostre tradizioni, da anni ormai cadute in un oblio generale, oltre ad aver riportato all’ordine del giorno la discussione sullo stato di totale deprecabile abbandono dei nostri monumenti e più in generale di tutti i nostri beni culturali.  Ciò è avvenuto nonostante le grandi difficoltà incontrate:

  • assenza di attenzione verso le attività di volontariato da parte dell’ente locale;
  • l’impossibilità, per carenze economiche, di dotarsi di una sede in cui svolgere la nostra attività, essendo la nostra un’associazione senza fine di lucro che vive con le quote sociali degli iscritti;
  • attenzione crescente dei cittadini verso il lavoro del Circolo Culturale non accompagnata però dall’adesione solidale.

Pur con le difficoltà denunciate, pensando ai risultati del nostro lavoro, vogliamo ringraziare quella cinquantina di concittadini che hanno creduto e quindi sostenuto il Circolo Culturale rinnovando la quota sociale di anno in anno permettendoci di finanziare le varie attività svolte.

Assemblea_annuale

Tuttavia, insieme a compiti che diventano ogni giorno sempre più importanti e che evidenziano l’esigenza di nuove forze per determinare un cambiamento di rotta nella gestione, tutela e valorizzazione dei beni culturali e delle attività conseguenti, cominciamo a sentire tutto il peso di questa situazione e quindi la necessità che arrivino al Circolo Culturale forze nuove e adesioni più numerose, senza le quali l’interessante discorso avviato nella comunità, vedi Facebook, gli articoli su vari giornali, il blog e le tante idee unite ai vari progetti e proposte che sono state formulate da associazioni, gruppi o persone singole, resteranno per sempre idee, progetti e proposte.

Non lo abbiamo mai fatto perché fino ad ora siamo stati assorbiti dal lavoro svolto che, però, non può continuare su quella falsariga perché nel frattempo, sono venuti al pettine i nodi del recupero, della salvaguardia, valorizzazione e gestione dei nostri monumenti e di tutti gli altri beni culturali, senza i quali nessuna attività potrà affermarsi ed essere utile allo sviluppo della comunità.

Per questi motivi sentiamo la necessità, di sollecitare tutti quei cittadini di buona volontà che hanno compreso quanto sia importante riunirsi, ritrovarsi e mettere in atto lotte e collaborazioni per migliorare la nostra terra, per indurre chi di dovere a comportarsi correttamente e di conseguenza.

Il nostro discorso è diretto anche a tutte le altre associazioni culturali del nostro territorio, con le quali vorremmo cominciare a discutere di questi problemi, non solo per trovare momenti importanti di collaborazione, ma anche per verificare eventuali soluzioni per non disperdere le nostre forze, come ad esempio l’unione di più associazioni con statuti che prevedono compiti analoghi.     Per il Circolo Culturale Orbetellano ”G.Mariotti”:

Giovanni Damiani – Edoardo Federici

Orbetello: Autostrada Tirrenica SI o NO

 
Autostrada SI autostrada NO .
E’ il dilemma che assilla i cittadini di questo territorio, perché impatti violenti come questo possono causare danni irreversibi.
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L’autostrada nella provincia di Grosseto è il tratto che manca per completare la tratta sulla costa Tirrenica, quest’opera dovrebbe essere realizzata anche se le strategie da seguire potevano essere a suo tempo molto diverse. Infatti questo tratto sarebbe sufficiente a supportare il traffico leggero qualora i mezzi pesanti venissero convogliati via mare o per ferrovia.
Certamente se l’autostrada s’ha da fare questa deve avere tutti i requisiti per far fronte alle esigenze dei prossimi cento e più anni e non è certo che questo avviene con un ampliamento dell’Aurelia, come vorrebbe la SAT.  Distruggere una così importante arteria, per il territorio maremmano, sarebbe pura follia perché viene a devastare tutte quelle strutture presenti lungo il suo tracciato, creando disaggi indescrivibili per i residenti, annientando strutture alberghiere e attività commerciali industriali e artigianali è vera follia partorita da una mente diabolica e speculativa.
Questo grosso intervento sul territorio porta al cambiamento delle politiche di sviluppo, di conseguenza niente sarà più come prima. Maremma sarà sempre meno maremma, perché  sarà distrutta sia la sua storia sia la sua tradizione, che a tutt’oggi sono da offrire ai molti turisti che
scelgono le nostre zone. Non si può accettare quindi che in nome di un grosso risparmio (tutto da verificare), il tracciato venga realizzato lungo la costa a spese di un’arteria realizzata a suo tempo con i soldi dei cittadini, ed ora confiscata per pura speculazione da una società.

Orbetello: Autostrada Tirrenica

adesivo-tirrenica

Cara concittadina e caro concittadino,

Governo e Regione Toscana stanno prendendo decisioni importanti per la provincia di Grosseto, purtroppo senza un’adeguata informazione dell’opinione pubblica. Poiché esse avranno rilevanti conseguenze sul territorio, sull’economia e sul nostro stesso modo di vivere, abbiamo deciso di interpellare la tua sensibilità prima di rivolgerti un accorato invito.

se non vuoi

la costruzione di un’autostrada inutile, fuori dal tempo e fonte di assurdi sprechi economici e territoriali, che prevede la cessione gratuita ai privati dell’Aurelia, scippandola alla Comunità;
lo stillicidio della soppressione dei treni passeggeri a lunga e a più breve percorrenza, che condanna il grossetano alla marginalità nel contesto nazionale, né una politica che privilegia il trasporto merci su gomma, energivoro e inquinante, nonché congestionatore di strade e città;

se, invece, vuoi

un sistema di mobilità integrata e correttamente inserita nell’ambiente, quale migliore concretizzazione del concetto di “corridoio tirrenico”, fondandolo sull’ammodernamento dell’Aurelia, che dovrà restare pubblica, sulla piena utilizzazione delle potenzialità proprie dell’asse ferroviario maremmano e della navigazione di cabotaggio,

DOMENICA 17 NOVEMBRE 2013
lotta con noi
Programma:

Ore 10, partenza carovana auto da Follonica, Piazza XXVII Aprile; ore 10,30 sosta a Scarlino Scalo, Piazza Gramsci; ore 11, sosta a Bagno di Gavorrano, Piazza Togliatti; ore 11,30-12,30, sosta a Potassa-Bivio Ravi-Grilli (pranzo al sacco); ore 14, sosta a Braccagni, davanti alla chiesa; ore 14,30, sosta a Grosseto, Piazza de Maria; ore 15,20, sosta a Rispescia, Piazza Italia; ore 16 arrivo a Orbetello, parcheggio Laguna di Ponente.
Ore 14,30, partenza carovana auto da Fonteblanda, Piazza dell’Uccellina; ore 15, sosta ad Albinia, Piazza Cavalieri di Vittorio Veneto; ore 16, arrivo ad Orbetello, parcheggio Laguna di Ponente.
Ore 14,30, partenza carovana auto da Capalbio, Piazza della Provvidenza; ore 15, sosta a Capalbio Scalo, Piazza Aldo Moro; ore 16, arrivo ad Orbetello, parcheggio Laguna di Ponente.
Ad ogni sosta saranno effettuati volantinaggi e comizi volanti; auto del luogo si aggiungeranno alle carovane.

Orbetello ore 16,30
Comizio pubblico
Auditorium e piazza Giovanni XXIII
Parleranno rappresentanti delle organizzazioni partecipanti
Ti Aspettiamo!!!

Ci battiamo

per il ritiro del progetto autostradale della SAT, sempre contestato dall’Amministrazione Provinciale e da tutti i comuni interessati (meno Capalbio), che per genesi e caratteristiche tecniche rappresenta una vera e propria provocazione contro il nostro territorio. Contemporaneamente indichiamo l’alternativa dell’ammodernamento dell’Aurelia con interventi strutturali adeguati a fronteggiare in piena sicurezza l’attuale e prevedibile volume di traffico veicolare. Peraltro a costi compatibili con le presenti ristrettezze economico-finanziare, mentre l’impatto ambientale dell’opera sarebbe pressoché nullo. Gli attuali 5.000 veicoli che ogni giorno transitano nella maggiore arteria maremmana sono già troppo pochi per giustificare un investimento molto impegnativo sull’autostrada, tanto più che questa produrrebbe un gravoso disavanzo di gestione, fatalmente caricato sulle spalle di noi contribuenti.
La pronta rimozione dell’emergenza, data dalla pericolosità di alcuni tratti della statale sotto Grosseto, ci darebbe modo di svolgere serenamente l’indispensabile confronto su un progetto di mobilità integrata nel Corridoio Tirrenico, in linea con le mutate condizioni dello sviluppo, quale direttrice costiera di collegamento longitudinale del Paese; un progetto basato sull’uso di tutti i vettori di trasporto, dal ferroviario alla navigazione di cabotaggio, nell’ottica dell’intermodalità per garantire al cittadino la fruizione nelle migliori condizioni di un diritto irrinunciabile nella società moderna, pure nella forma collettiva come avviene nelle aree più progredite del mondo.

L’asse ferroviario tirrenico è al momento sottoutilizzato rispetto alle proprie potenzialità tecnico- strutturali ed è interessato da una continua diminuzione di treni, così come il trasporto via mare di persone e merci reca, al pari della ferrovia, la possibilità di diminuire sensibilmente il traffico stradale, essendo la Maremma collocata tra i maggiori porti italiani, con meno dispendio energetico ed incidenza ecologica, anche in presenza di maggiore movimento. Deve essere affermata una volontà politica più lungimirante che finalizzi a tali scelte, alla viabilità trasversale, dalla costa all’entroterra, e al riassetto della rete viaria minore, le dovute risorse che sarebbero ampiamente remunerate in termini sia sociali sia economico-produttivi.

17-11-2013
SEL Grosseto, Italia Nostra Grosseto, M5S Grosseto, Associazione Colli e Laguna Orbetello, Mozione Civati PD Grosseto, Forum Cittadini del Mondo Grosseto, PRC Grosseto, Coordinamento No Sat Grosseto-Livorno, IDV Grosseto, Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni Ambientaliste della provincia di Grosseto, PdCI Grosseto, Comitato No autostrada Tarquinia.

MAREMMANI CHE SI SONO FATTI ONORE. GIOVANNI CARDOSA.

Navi-trasporto-merciNei primi anni del secolo scorso erano già in funzione i colossi transatlantici, gli Ossians, gli Ocean Monarchs, come li chiamavano allora, che con i loro tagliamari slanciati e con discrete velocità traversavano l’Atlantico da Amburgo a New Jork in meno di sei giorni.

Quei colossi viaggiavano ormai con propulsori ad elica e quella che in quegli anni andava per la maggiore era un elica giapponese. Tuttavia, permanevano grosse difficoltà nella propulsione delle imbarcazioni, soprattutto, per quelle di grande stazza.

Ma molti esperimenti di propulsione per dare maggiori velocità alle navi e per togliere i tanti inconvenienti (forti vibrazioni e attrito parassitario) si stavano compiendo da qualche decennio, e continuavano alacremente in quel primo scorcio del secolo passato e fra questi, si stava sperimentando anche un elica inventata da un nostro concittadino, Giovanni Cardosa.

Un po’ di storia ci dice che dopo lo Smith che adoperò per primo due spire di legno, ossia due rivoluzioni complete della generatrice alcaloide alla sua barca e quando una delle spire gli si troncò ebbe un improvviso aumento della velocità dimostrando che una sola spirale lavorava meglio di due, perché la barca non veniva perturbata dal lavoro dell’altra; nonostante gli studi continui per far affermare il sistema dell’elica singola, nonostante le applicazioni e gli esperimenti di numerosissimi tecnici, addetti ai lavori e scienziati per la determinazione di un miglior  modello per questo importantissimo strumento di navigazione, per lungo tempo essi hanno proceduto con calcoli molto approssimativi e, malgrado gli infiniti esperimenti, molte ragioni di fatto restavano oscure e spesso allo stato di incognite. E sebbene già a quell’epoca si era giunti alle graziose eliche rovesciabili, alle eliche a forma corretta, a quelle rialzabili, alle eliche in tunnel e a quelle applicate sotto la chiglia,  queste restavano utili solo per le applicazioni sulle piccole imbarcazioni.

La grande elica per le grandi navi rimaneva tuttora coi suoi innumerevoli difetti, i principale dei questi erano l’azione centrifuga che essa esercitava sulla massa liquida; il vuoto che formava dietro la poppa per il quale oltre alla mancanza di uniformità nel moto della nave e della sua azione propulsiva, generava una preponderanza nella pressione statica della massa liquida a prua, che veniva a costituire un aumento di resistenza all’avanzamento della nave stessa. Senza dire poi della limitazione della velocità di rotazione imposta dal fatto che quando questa aumentava l’acqua veniva spinta verso la periferia con tale violenza che alle ali dell’elica stessa veniva a mancare il mezzo nel quale dovevano agire.

Rimediare a tutti questi inconvenienti è stato, per lungo tempo, per l’architettura navale uno degli scopi di studio più assiduo. Tuttavia, i tanti sforzi  erano giunti, fino a quel momento  a limitare solo leggermente questi grossi e negativi inconvenienti.

E in mezzo a tutti questi esperimenti, a tutto questo lavorio per risolvere questi problemi, si innestava il lavoro di Giovanni Cardosa e la sua elica che avrebbe dovuto risolvere i problemi delle grandi navi. Il principio costruttivo sul quale si basava il suo lavoro era completamente diverso da quello fatto fino ad allora cioè, soprattutto,  quello elicoidale. Egli aveva sostituito la forma geometrica per cui, la sua elica si differenziava completamente dalle eliche in uso, sia nella forma che nel contorno delle ali e nella loro disposizione rispetto all’asse e al piano longitudinale della nave per cui, l’andatura della nave veniva resa, dopo la sua applicazione, più dolce e uniforme; quasi ogni vibrazione veniva soppressa; quasi ogni attrito parassitario veniva eliminato; nessuna formazione di vuoto avveniva perché l’azione dell’elica ideata da Giovanni Cardosa era centripeta, cioè diretta al centro e non centrifuga come avveniva con le altre eliche. Ne conseguiva che il miglioramento nella utilizzazione della forza degli apparati motore era notevolissimo.

Una nota di colore si innesta sull’invenzione del Cardosa: la maggioranza degli ingegneri che operavano nel settore emisero giudizi, a priori e sui disegni, pronunciandosi sfavorevolmente, mentre gli esperimenti che vennero espletati subito dopo, non solo dettero ragione al nostro concittadino, ma furono accolti con grande soddisfazione.

Così, non solo teoricamente, ma anche nella pratica, i valori delle efficienze relative alle diverse forze di rotazione e i loro rapporti con le vecchie eliche, insieme ai valori relativi delle forze sviluppate per ottenere le diverse spinte dimostrarono la superiorità del nuovo propulsore italiano sulle eliche fino a quel momento adoperate.

L’invenzione era stata sottoposta a calcoli rigorosi attraverso numerosi esperimenti, giungendo a trovare la ragione matematica del numero e della forma delle ali delle eliche e a stabilire, dato il diametro, che tutti gli elementi di esse gli sono subordinati. Così, da quel momento, finalmente e dopo tanti sforzi, non ci si basava più sulle ipotesi, e su una spesso infinita sequela di tentativi, ma la costruzione di quel primario elemento di navigazione, si basava su dati ed elementi certi e definitivi.

Mi è sembrato di capire, esaminando il poco materiale a disposizione, che l’applicazione di questa invenzione con i perfezionamenti che conseguentemente seguirono, come sempre avviene quando una nuova scoperta si materializza, abbia segnato nel campo dell’architettura navale una grande risoluzione.