Mostra sulla Difesa Costiera dei Reali Presidi Di Toscana

Si è aperta ieri, presso la sala del Frontone di Orbetello, la mostra che espone i pannelli con le strutture difensive costiere dei Reali Presidi di Toscana curata da Gualtiero Della Monaca.

La mostra rimarrà aperta tutti i giorni dal 21 al 30 aprile con il seguente orario:

  1. mattina dalle 10,00 alle 12,00
  2. pomeriggio dalle 17,00 alle 19,00.

 

DISAGIO SOCIALE E SOCIETA’

(N) Sei proprio un bischero copiaScriveva Raffaele Del Rosso verso la fine del 1800: “Se vero è che la vita di una nazione ha la sua base in quella dei Municipi, chi trovasi in grado di emettere un giudizio sulle questioni che interessano le pubbliche aziende, ha il dovere di non rimanere in silenzio.
E tanto più quando, come in questo momento, è necessario comprendere quale strada intraprendere per dare alla nostra comunità, finalmente, il definitivo assetto di terra all’avanguardia, bella nell’incremento intenso del processo cittadino, superba di vita rigogliosa, sulle onde della sua Laguna, attraente per la stranezza della sua posizione lacuale, in faccia al superbo panorama dell’Argentario.
Dovremmo pensare a una Comunità che tenda a divenire un mirabile esempio fra i Municipi italiani, una Comunità che non solo sa provvedere al benessere fisico dei suoi cittadini, ma anche al loro benessere intellettuale.
Istruzione e cultura, sviluppo equilibrato, sostenibile…..”

Riflettendo seriamente sul disagio sociale, materia così delicata e tuttavia assai emarginata, non si può fare a meno di pensare ha ciò che scriveva Del Rosso oltre 100 anni addietro: parole assai nobili in quel momento, che purtroppo sono ancora oggi di grande attualità. Allora assistiamo al fatto che i servizi di quest’area non sono in grado di dare una risposta decisiva ai bisogni delle persone che si trovano in stato di difficoltà ed in condizione di emarginazione;
Rileviamo che l’espressione “terzo escluso” coniata negli anni ottanta del secolo scorso, che si riferiva a quella parte della società che viveva priva di sufficienti forme di tutela dei diritti e che, proprio per questo, non riusciva neanche ad esercitare pienamente i suoi diritti di cittadinanza, è senza dubbio ancora attuale: anzi, il divario fra coloro che “contano” e quello sfigurato e nascosto di chi non conta, si è ulteriormente accentuato;
Constatiamo con sempre maggiore evidenza che il significato da dare alla comunità locale, alla famiglia, alla scuola, alle agenzie accreditate, che nella società attuale dovrebbero essere fortemente caratterizzate da una complessità globale che coinvolge ogni aspetto ed esperienza della vita di oggi, è invece percorso da profondi mutamenti, da manifestazioni di negligenze, da mancanza di cultura, da appropriazioni indebite, da segni di malessere e da grandi disagi;
Tutto ciò rende impossibile capire quale deve essere il ruolo e l’azione delle strutture pubbliche, in primo luogo del Comune, per risolvere il problema del sempre maggiore disagio sociale.
E’ necessario infine preoccuparci da quali punti di vista i vari enti (comprese le associazioni del volontariato) si occupano del disagio e quanto nell’ambito della rappresentazione del sociale nelle sue forme di disagio, le varie forze che la legge investe, si affidino a soggetti diversi e chi siano questi soggetti.
Pensare dunque ad un mondo, quello del disagio, che dovrebbe avere la parola in prima persona, che dovrebbe diventare soggetto di discorsi generali, soggetto che oggi raramente è tematizzato a partire dal punto di vista intermedio, quello cioè delle associazioni sul campo, che vivono dentro il disagio ma non si identificano con esso e quindi potrebbero fornire, da una parte uno sguardo attento al particolare e dall’altro una visione d’insieme. Pertanto, nelle realtà come la nostra, comunità di piccole dimensioni, l’Amministrazione comunale dovrebbe essere l’elemento aggregante e trainante di tutte le iniziative degli altri enti pubblici e delle associazioni del volontariato, con integrazioni finanziarie, amministrative e politiche consistenti, per risolvere questo grande problema: il disagio sociale.

RELAZIONE DI UN ISPETTORE SCOLASTICO SULLE SCUOLE DI ORBETELLO NEL 1865

1925 - Scuola maschileGrosseto 20 novembre 1865
Il fermo proposito di migliorare e svolgere la popolare istruzione – da cui so essere animata codesta Amministrazione Comunale – mi spinge a sottoporre al giudizio della S. V. Ill.ma alcune mie idee sulle scuole maschili e femminili di codesta città.
Sono esse il frutto di due anni di esperienze, e varranno se non altro a mostrare le mie buone intenzioni e l’affetto che nutro per il progresso della popolare istruzione.
Dirò prima delle scuole maschili serali e diurne.
La scuola serale degli operai è diretta da un abile e zelante maestro, e ben poco lascia a desiderare l’insegnamento che vi si da. Il fare però di essa una scuola a parte, e il continuarla anche nella primavera e nell’estate, non credo sia economico pel Comune ed utile agli alunni. In tutte le città d’Italia simili scuole vengono affidate (mediante una piccola gratifica) ai maestri elementari che fanno la scuola diurna.
Si sogliono esse aprire alla metà di novembre e chiudersi alla fine di marzo, giacché è dimostrato dall’esperienza che quanto sono esse frequentate ed utili nelle lunghe serate dell’inverno, altrettanto riescono scomode in quelle brevissime della primavera e dell’estate.
L’Asilo maschile vuoi per il numero e la disciplina, vuoi per l’istruzione e l’educazione degli alunni è nel suo genere un istituto modello, ed al Ministero della Pubblica Istruzione che per due volte me ne domandò risposi:
= L’Asilo essere la migliore scuola di Orbetello, e la Direttrice di esso meritare il nome pietoso di madre dei fanciulli.
Non potei però lodarne il locale.
I ragazzi per sviluppare le loro tenere membra abbisognano d’aria e di spazio. L’immobilità è contraria alla loro natura vivace. Egli è per questo che gli asili hanno in generale annesso un piccolo orto, oppure vengono collocati in sale ariose e capaci. L’Asilo d’Orbetello non ha ne l’uno ne le altre, ed anzi l’ultima volta che lo verificai dovetti far aprire l’uscio e le finestre di una delle sale per modificare l’aria mefitica che vi si respirava.
Mi si dice che vi fosse tempo fa il progetto di fare sopra la stanza del Direttore una nuova sala per l’Asilo. Io raccomando vivamente tale progetto.
In quanto all’insegnamento consigliai alla Direttrice – e ora consiglierei alla S. V. Ill.ma – di stabilire nell’Asilo il corso elementare inferiore – affidando al maestro primario del Collegio il corso elementare superiore.
La Pinzi dovrebbe svolgere il programma della prima classe – Sezione inferiore – la Direttrice quelli della prima classe Sezione superiore e della seconda classe.
Nella Scuola Elementare maschile non riscontro quell’ordine – quella classificazione bene intesa – quell’attività mentale continua ed alternata di cui tanto si giovano la disciplina e l’insegnamento. Ma se il maestro potrebbe rendere minori gli sconci accennati – non li potrebbe però togliere del tutto.
Nella scuola del Diaz trovi gli elementi di tutte e quattro le classi elementari – e il maestro è quindi costretto a fare da solo quanto dovrebbe per legge farsi da due maestri almeno. Per me è di assoluta necessità il dividere l’insegnamento elementare fra l’Asilo e la Scuola primaria del Collegio – stabilendo in quello la prima e la seconda, in questo la terza e quarta.
Vengo ora alle scuole maschili superiori.
Premetto che faccio astrazione del merito degli insegnanti. Non mi occupo, nè mi occuperò mai delle persone, ma si dei sistemi che quando riconosco fallaci combatto per motivi di studio, per dovere e per l’applicazione delle leggi
A me ed al Cav. Buonazia coteste scuole superiori dettero l’idea di quegli astri vaganti che non fanno parte di alcun sistema solare. Sono qualche cosa di più – salvo quella del Potestà – delle scuole elementari, meno – assai meno – delle tecniche e della ginnasiali.
Hanno qualche punto di contato con ciascuna di queste tre categorie – senz’appartenervi intieramente. Hanno qualche sfumatura di tutti i colori dell’iride – senz’averne alcuno in modo spiccato. Esse mi richiamano alla mente gli Angioli di Dante che per non essere stati né ribelli – né fedeli a Dio – vennero respinti e dal cielo, e dall’inferno.
Occorre assolutamente dare a coteste scuole superiori un carattere ben definito – e far cessare l’assurdo di chiamare Retorica una scuola ove non si fa parola né di latino, né di greco. Vi è il nome senza la cosa – Ridicola vanità!
Ma qui sorge una questione – queste scuole senza colore le trasformeremo noi in classiche o in tecniche? Avanti di rispondere a tale quesito occorre indicare il fine che queste due specie di scuole si propongono.
Le scuole classiche mirano ad ammaestrare i giovani in quelle discipline con cui s’acquista una cultura letteraria e filosofica, che apre l’adito al conseguimento dei gradi accademici nelle Università.
Le scuole tecniche hanno per fine di dare la conveniente cultura generale e speciale a quei giovani che intendono darsi ai commerci – alle banche – alle officine industriali – ai magisteri d’agrimensore – di ragionare – e a diverse sorta d’impieghi amministrativi.
Quali di queste scuole (tecniche o classiche) saranno più utili a Orbetello?

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