FRAMMENTI DI STORIA LOCALE

Dopo un periodo di pace di circa sessanta anni, le vicende a cui si vedeva esposta la popolazione di Orbetello erano davvero impensate. Nel giro di tre mesi divenivano sudditi di tre potenze.
Queste vicende ebbero inizio sul finire del 1798 all’epoca dell’arrivo nei Reali Presidi della colonna militare comandata dal generale Damas, residuo dell’armata attaccata dai francesi nei pressi di Montalto di Castro, che nell’impossibilità di ricongiungersi col grosso dell’esercito napoletano, ormai in ritirata, pensò di retrocedere e venire a chiudersi nella Piazzaforte di Orbetello.
I primi che entrarono nella Piazzaforte, il 14 dicembre, furono quelli che camminavano più spediti nella fuga, cioè la cavalleria, e man mano gli arrivi erano sempre più consistenti. Nella mattinata successiva entrava in città il grosso della colonna: due corpi di cacciatori Calabresi e uno di Dalmati, comandati dal brigadiere Amato, vari squadroni dei reggimenti di cavalleria Tarragona, principe Albero e Regina, comandati dal brigadiere Pinedo e numerosi dei quattro reggimenti di linea Borgogna, Sannio, Agrigento e Siracusa, insieme al comandate Damas. Le cronache dicono che erano tutti in condizioni miserevoli.
Anche nei giorni successivi arrivavano, soli o a piccoli gruppi, a tutte le ore, i miseri resti della colonna. Ufficiali e soldati “dispersi o raminghi”Orbetello. Porta del soccorso, che per evitare la morte o la prigionia si erano nascosti nei boschi o in qualche casa lungo i confini fra lo Stato Pontificio e lo Stato dei Reali Presidi.
Alla fine i soldati che entrarono nella Piazzaforte di Orbetello ammontavano ad oltre seimila e i cavalli oltre quattrocento e tutti dovevano adoperarsi perché quella forzata ospitalità avvenisse nel modo migliore.
Quella riportataci dagli atti di archivio è una cronaca molto dettagliata, che ho sintetizzato al massimo, ma credo che riesca a dare tutti gli elementi per comprendere i difficili momenti ai quali andava incontro la popolazione.
Di questa cronaca che ci fa conoscere così minuziosamente quei fatti e di cui hanno diffusamente parlato nei loro scritti il canonico Vincenzo Ventura che li ha vissuti e Raffaele Del Rosso nel libro “IL DOTTOR AMBROGIO”, ci sono anche momenti che potremmo definirli “ridicoli” taluni, “divertenti” altri nella loro tragicità.
Ed è proprio uno di questi fatti “divertenti” che voglio farvi conoscere, trascrivendolo pari pari dal documento.
“Chi più doveva adoperarsi per quella forzata ospitalità alla quale per la rotta di Damas la capitale dei Presidi si vide costretta, fu il giovane Ciucciumeo, un antesignano del buon uomo, vissuto con lo stesso nome un mezzo secolo dopo, e cioè l’unico spazzino della città, il quale nel dialetto mezzo napoletano che in Orbetello, città naturalmente toscana, in quel tempo adopera vasi, era soprannominato Ciucciumeo, ossia Ciuco mio, tanto era l’affetto che in questa sua consuetudinaria apostrofe poneva quando si indirizzava alla bestiola che gli era stata affidata dalla Comunità per fargli tirare innanzi la carretta delle immondizie che doveva raccogliere due volte il giorno in tutta l’estensione della piccola città.
Un umorista quel Ciucciumeo! Sbevazzava acquavite, lanciava i suoi gridi di rito: donne spazzate la via! Che suo ufficio era solo la raccolta dei montini; ne diceva di cotte e di crude all’indirizzo del marchese Governatore e dei suoi napoletani. Dacché i regi ne avevano tocche, l’umorista spazzino ne aveva trovata una nuova.
Quando il vecchio orologio della Torre del Padiglione batteva i suoi tocchi, con non lieve stizza dei fedelissimi sudditi che giungevano ad intuire la di lui nuova allusione, gridava: ore per chi ha da prender pillole!… E pillole amare erano quelle toccate in quei giorni ai borboni!
Ciucciumeo faceva invano echeggiare il suo grido; le donne si erano rifiutate di curare la nettezza del loro tratto di strada, poiché si videro impari al sudiciume che soldatesche e cavalli andavano di ora in ora mescendovi.
Che puzzi reali, o donne! Gridava allora il bernesco immondezzaio.

PARAFRASANDO UN COMPONIMENTO SCRITTO DA UN ELETTORE DURANTE UNA CAMPAGNA ELETTORALE DEL 1886.

Cuticagna 1A voi, chiamati ad eleggere Camera e Senato dedichiamo questo saggio critico meditato esaminando il lungo periodo di vita “democratica” di una ipotetica Nazione, che per ovvi motivi non nominiamo.

A voi cittadini lasciamo giudicare se la prova di competenza e di cultura che gli eletti hanno dato relativamente allo sviluppo economico, sociale e culturale della Nazione nel passato periodo, insieme all’audacia che hanno avuto ed ancora hanno chiedendo nuovamente i nostri voti, siano qualità bastanti per essere Ministri, deputati e senatori; o se il loro operato, invece di renderli degni di rappresentarci, li renda degni di una sola riflessione:  – quella disegnata nella  vignetta di testa.-

Sono, di solito, i mesi primaverili quelli sacri ai candidati alle elezioni.

Ed è forse per questo che tutti coloro che vogliono “rendersi utili alla collettività”  quando si avvicinano le tornate elettorali cominciano a scodinzolare.

Le scelte, bisogna dire la verità, spesso non sembrano cattive e dopo tutto, siccome nessuno può vantarsi di essere più “competente e culturalmente preparato di loro”, gli elettori non dovrebbero lasciarsi sfuggire un’occasione così propizia per far ricordare ai posteri i nomi di personaggi tanto potenti, facendoli restare con tanto di naso.

Cuticagna 2In tal modo essi, che fino a quel momento non erano che semplici “cittadini”, diverrebbero dei veri ed autentici “cittadini con tanto di naso”.

Esopo narra della montagna che, gonfiatasi in modo spettacolare, finì per partorire un topolino. Noi ci siano trovati con dei “cittadini con tanto di naso” che hanno partorito  comunità che arrancano: soltanto invece di gonfiarsi loro, hanno trovato un metodo più semplice e meno incomodo: – far gonfiare i c … ai cittadini. –

E fin qui, per parte nostra, non abbiamo nulla in contrario.

Cuticagna 3Quello che ci preoccupa vivamente è il fatto che i “cittadini con tanto di naso” continuano imperturbabili a scendere in campo. E, siccome il distogliere dall’arte di amministrare tanti fervidi ingegni, sarebbe un vero … peccato, abbiamo deciso di propagare, per quanto le nostre forze ce lo permettano, un’opera tanto utile e dilettevole, sicuri di questa grande verità: – chi ha visto al lavoro questi “cittadini con tanto di naso”, non può essere loro … elettore.

Faremo anzi di più. Perché i cittadini apprezzino degnamente i punti più salienti del loro operato, illustreremo qua e là con dei disegni tutte le belle qualità che i “cittadini con tanto di naso” possiedono.

Poiché, osiamo dirlo, nessuno ha compreso tutto il valore di questi geni che sfolgoreggiano illuminando di luce novella il nostro territorio e ciò è tanto vero che quando ci pensiamo è così intensa l’ammirazione che proviamo, che anche noi, divenuti ad un tratto cittadini ed elettori, sentiamo fremere nella fantasia alto e possente un inno di entusiasmo: – In Turchia, nell’Alemagna, nella Francia e nella Spagna, e neppur nella Bretagna, c’è tanta nobile e fervida cuticagna.-

E ce li figuriamo, con la nobile e fervida cuticagna splendente, in mezzo ad una folla di ammiratori banchettanti al loro prossimo trionfo: – Nei banchetti allo spumante sorgono i Vate in cappa magna col sorriso che si stagna nell’ottusa cuticagna.-

Cuticagna 4Oh ammirate, ammirate i loro discorsi divini, le loro perorazioni d’amore per i cittadini, che spirano tanta dolce … malinconia. Ammirateli senza disturbarli: – Quando son tristi se ne vanno  in campagna a ispirar la cuticagna e anche se qualcuno di loro con enfasi si lagna lo fa per l’amore altrui che si guadagna, che poi con l’Euro s’accompagna. –

Essi che nelle loro divinazioni  politiche, intravedono sempre un angelico destino, un sublime ideale che invano si affannano a raggiungere: – E così la cuticagna del frenetico miscuglio sogna sempre la cuccagna, ma soltanto tanti … cani  gli si attaccano alle calcagna. –

Ahimè! Ed è forse per questa infelice condizione che i grandi “cittadini con tanto di naso”, perdono di vista gli interessi della comunità nazionale: – Piangete o miseri con i cani attaccati alle calcagna, perché in quella cuticagna c’è di certo la magagna!

OCCASIONI FAVOREVOLI (Un sorriso fra una cosa seria e una cavolata)

Equilibrio  precario… Purgatorio! Avanti i signori pel Purgatorio! Due minuti di fermata!
L’agitazione destata nel vagone da queste parole pronunciate a voce alta, risvegliò Righetto dal leggero assopimento nel quale era caduto durante il viaggio. Tutti i viaggiatori si preparavano per scendere: tiravano le valigie di sotto le panchine, staccavano dalle reti le borse da viaggio, infilavano i loro cappotti. Righetto prese la valigia e si accinse a scendere come gli altri.
La notte era alta, ed una tramontanina secca, rigida, sferzava i viaggiatori assonnati, spingendoli verso l’uscita.
Righetto aveva tirato fuori macchinalmente il biglietto, e stava con un piede fuori, quando si sentì tirare per la manica del pastrano. Si voltò: era il controllore.
– Chiedo scusa, signore; Ella non può scendere!
– Perché, fece Righetto sorpreso.
– Questo è un biglietto pel Paradiso, non pel Purgatorio.
– Pel Paradiso? Ma è impossibile caro mio. Io sono un gran peccatore, vi prego di crederlo, e non posso ammettere a mio favore una eccezione così segnalata …
E inconsciamente, quasi a provare la giustezza del suo asserto, protese verso di lui la sua valigia piena zeppa di peccati, parecchi dei quali erano enormi e della più bella risma.
Ma il controllore riprese alzando le spalle.
– Io non so dir questo; il caso non è di mia competenza: ma, con sua buona pace non posso ammetterla in Purgatorio se non munito di un biglietto speciale e regolare! Capirà, noi abbiamo la nostra responsabilità …
E senz’altro gli cacciò il biglietto fra le mani e gli voltò le spalle.
Non c’era che ridire, aveva ragione: la parola Paradiso era lì, chiara, lampante, in maiuscoletto grasso, splendidamente dorato e adorno di fregi bellissimi: un piccolo capolavoro tipografico, che pareva uscito allora dalla Tipografia Ballini.
Diamine di contrattempo! Con quella tramontanina dover risalire in vagone per chissà quante ore ancora! Confessava che il pensiero del calduccio che l’avrebbe aspettato in Purgatorio lo solleticava.
Si affrettò al buffet e prese, con la massima sollecitudine, un consommè di pazienza e due fettine di buona volontà: ne aveva proprio bisogno! Ma trovò diabolicamente salata, la tariffa del buffet del Purgatorio. Vi basti sapere che nel vostro povero mondo non c’è che l’acqua della Laguna di Orbetello che la superi.
Risalì nel vagone quando appunto il treno era sulle mosse. Non vera rimasto che un solo viaggiatore: un anziano uomo con i capelli bianchi che staccavano sul rosso del suo simpatico volto, adorno di un sorriso intelligente e di grinze che dimostravano tanta esperienza, ma anche la fatica per il duro lavoro che aveva fatto durante tutta la sua vita.
L’aveva visto spesso gironzolare per Orbetello, ma in quel momento, non ricordava se si trattasse di un minatore della miniera del Passo, oppure di un pescatore della Laguna o di un muratore, che lavorava saltuariamente.
Per lui capiva benissimo il Paradiso: aveva speso la vita a fare un lavoro duro, sempre esposto al caldo e al freddo, ed era più che giusto che andasse a riposarsi lassù per l’eternità; – ma egli, peccatore impenitente, che il viaggio aveva colto con rapidità fulminea, fra una riunione e una passeggiata per la Diga! Era troppo !
– Fuma? Gli fece l’anziano uomo, porgendogli il portasigarette.
– Con piacere!… La ringrazio. Siamo rimasti in pochi, pel Paradiso!
– Eh, eh! Proprio così: la media pel Paradiso è sempre stata piuttosto scarsa …
– E, perdoni, il viaggio sarà ancora lungo?
– No, non troppo! Capirà, con la velocità del treno! Sa Ella che noi attraversiamo gli spazi interplanetari con la velocità di mille chilometri al minuto secondo?
Righetto lo guardò in viso credendo che celiasse: era invece serio come un bollettino ufficiale.
– Mille chilometri al secondo? Misericordia!
– Proprio così. Sulla terra neanche gli express delle linee americane hanno ancora raggiunto questo bel risultato! Col tempo, chi sa? Eh! Eh!
– Mille chilometri! Davvero, cose dell’altro mondo, è il caso di dirlo!
– Infine, meglio; è tutto tempo guadagnato.
– Per lei, signore, ma per me? – E qui gli narrò tutto: i suoi calcoli, i suoi timori, le osservazioni del controllore, e gli mostrò il biglietto.
– Uno sbaglio? Fece lui. Ma qua è impossibile.
L’amministrazione funziona con una precisione ed un accordo ammirabili, da cronometro svizzero: si persuada che s’Ella ha un biglietto pel Paradiso è proprio perché è stato trovato degno di entrarci.
– Ma, e i miei peccati? Ce n’ho qui una valigia piena, e di che qualità!
– Poco monta! Coi peccati avrà anche qualche buona azione che li riscatterà tutti. Gli angeli incaricati della visita dei bagagli, all’Ufficio di Sanità, hanno buon naso, non dubiti; e se invece di stivarlo nella diligenza per l’Inferno, lo hanno collocato nel diretto pel Paradiso, avranno le loro buone ragioni. Stia dunque di buon animo!
Il dialogo continuò così per un bel pezzo, mentre il treno, con la velocità vertiginosa di 3.600.000 chilometri all’ora, varcava spazi immensi avvolti nelle tenebre.
Finalmente il suo compagno di viaggio gli additò, sulla destra del treno, un punto luminoso che pareva si venisse avvicinando rapidamente.
– E’ la stazione del Paradiso: prepari i bagagli, siamo giunti.
E dopo poco si trovarono come immersi in un mare di luce tiepida e bianca dai riflessi opalini delicatissimi.
Righetto si rese conto immediatamente che in Paradiso erano ormai, da tempo, passati all’energia pulita, a quelle fonti alternative di cui da tanto tempo si parla sulla Terra e non si riesce a cavare un ragno da un buco, e pensò al buco nell’ozono, e a tante altre porcherie.
La portiera si aprì ed una voce in do maggiore, a petto della quale il do di Caruso sarebbe apparso un miagolio di micino raffreddato, gridò:
– Il Paradiso! Per di qua, signori! All’Ufficio di Sanità per la consegna bagagli!
Righetto decise di rinunciare a descrivere ciò che vedeva, ciò che provava quando scese dal vagone: vi basti sapere che la sua prima impressione fu quella di chi si desta all’improvviso in qualche casolare dell’Argentario e scopre quell panorama bellissimo.
Un angelo gli venne incontro sull’uscio dell’Ufficio visite.
Consegnò la valigia, ed egli l’aprì, e con destrezza meravigliosa cominciò a versare fuori quanto di bene e di male, sia in pensieri che in opere o in omissioni, egli aveva commesso negli anni di vita sublunare.
Oh! Come a quella divina luce, gli parve piccino e meschino e pietoso il mucchietto delle buone azioni, e dei buoni pensieri – grande e orrido e ributtante il mucchio delle azioni cattive e dei cattivi pensieri! Un vero letamaio.
L’angelo trasse dalla cintura una bilancia d’oro e rimboccate le maniche della tunica sfolgorante ammucchiò su un piatto i due o tre pizzichi di bene e sorridendogli per infondergli coraggio, sollevò la bilancia.
Vi lascio immaginare la confusione di Righetto quando vide il piatto del male calare pesantemente sul fondo e quello del bene sollevarsi leggermente
Anche l’angelo era titubante e cominciò a chiedergli se per caso gli era sfuggita qualche buona azione e lo spronò a frugare nella valigia. Dopo averla rovistata e scossa ben bene:
– Nulla! Null’altro! Veda in saccoccia! E’ impossibile un errore così madornale!
Al colmo della confusione Righetto cacciò le mani nelle tasche e tirò fuori un pieghevole e un pacchetto di volantini elettorali di vari partiti.
L’angelo, evidentemente al corrente della nostra politica terrena, prese il pieghevole contenente un programma culturale e i volantini li buttò in un canto:
– Non questi: cartaccia inutile; guardiamo quel pieghevole!
E preso il pieghevole lo gettò sul piatto del bene, che – o meraviglia! – scese a terra, sollevando senza sforzo tutto quel po’ di male ammucchiato sull’altro piatto.
– Salvo! Esclamò l’angelo raggiante di gioia: salvo!
E preso il pieghevole, lo esaminò curiosamente.
– Ah, ora comprendo: è il programma estivo “GIOVEDI CULTURALE”, del Circolo Culturale Orbetellano “Gastone Mariotti”. Non mi meraviglio s’Ella è stato trovato degno del Paradiso!
E prendendolo per mano lo scortò alla eterna beatitudine, ove fece il suo ingresso trionfale e si trovò in mezzo ad un gruppo di persone, fra le quali riconobbe Raffaele Del Rosso, Pietro Raveggi, Furio Lenzi, Giovanni Giuseppe Bartolomeo Vincenzo Merci, in arte Pinetti, Jacopo Gelli, Michele Bolgia, Alfredo Ceccherini, Anteo Ercole ed altri concittadini intenti a discutere sul ritorno della statua di Giuseppe Garibaldi in piazza Eroe dei due mondi.
E qui sarebbe il caso di dire qualche cosa di più del Paradiso, ma il primo articolo del Regolamento Interno vieta formalmente ogni indiscrezione.

UNA CURIOSITA’ DEL XIX SECOLO

Sul Periodico settimanale di Pitigliano “LA LENTE” del 24 dicembre 1893, consultato giorni or sono insieme ad altri giornali della Provincia di Grosseto, per una ricerca sull’attività politica in Maremma degli ultimi decenni di quel secolo, mi sono imbattuto in un articolo assai curioso, intitolato “Tiburziade” e firmato con il pseudonimo “G. Rovago”.
Così, proprio per il carattere bizzarro e insolito di quell’articolo, che fu pubblicato durante la campagna elettorale suppletiva per l’elezione del deputato del secondo collegio di Roma, con il quale vengono evidenziate la vita tormentata dei governi nazionali, le continue crisi governative e la dilagante corruzione politica e amministrativa, che poi, in fondo, non si discosta tanto da quella di oggi, ho deciso di pubblicarlo sul blog del Circolo Culturale e su Facebook,, certo di fare cosa gradita a qualcuno.

TIBURZIADE

I lettori dei giornali politici di Roma, e devono essere moltissimi, , perché oggi anche le serve fanno politica, avranno veduto che un gruppo d’elettori del 2° collegio proclamava suo candidato Domenico Tiburzi, e avranno anche osservato che tutti quei giornali, o quasi tutti, hanno gridato per questo allo scandalo e alla burletta.
Quelli poi che hanno ricevuto l’Asino (e chi è che in vita sua non ha avuto dell’asino almeno una volta?) avranno letto il manifesto-programma; una cosa nuova singolarissima, dove non si trova che idee negative.
Insomma per gli asini, volevo dire per i compilatori del detto giornale, come per tutti coloro che guardano il mondo con le lenti affumicate, l’uomo, e specialmente quello politico, può dirsi perfetto quando non nuoce, e per loro i meriti del Tiburzi consistono nell’esser privo di quei demeriti di cui son pieni gli altri uomini politici.
Io sono certamente più asino di loro, ma per avere buona vista, e non essere perciò abituato a portare occhiali di nessuna specie, vedo il mondo e l’uomo come sono veramente, cioè da una parte buoni, dall’altra cattivi, qui agri, là dolci; insomma come i gelati a giardinetto, mezzi di fragola e mezzi di limone.
E perciò mi pare cha abbiano torto, tanto coloro che hanno gridato allo scandalo, quanto quelli che non riconoscono nel Tiburzi alcuna virtù positiva, e mi pare invece che nessuno meglio che lui avrebbe potuto rendere all’Italia quei servigi pronti ed efficaci a sollevarla dalla presente prostrazione finanziaria.
Ammettiamo per esempio che al Tiburzi, elevato all’altissimo onore di deputato, fosse affidato il portafoglio delle finanze, cosa non difficile se è vero che Crispi vuole con esso acquistarci delle palle…bianche; chi potrebbe meglio che lui garantire l’esazione delle entrate?
Figuratevi un avviso di pagamento di questo genere: Il sottoscritto invita la S. V. a versare nella Casse dello Stato la sua quota bimestrale in conto ecc., il quale sarebbe seguito, come si usa, da un proscritto che potrebbe essere il seguente: Non ottemperando alle prescrizioni di legge entro il temine di cinque giorni, la S. V. riceverà quattro palle nello stomaco oltre cinque centesimi di multa per ogni lira.
Non sarebbe questo un buon sistema d’ esazione? Scommetto che dentro quattro giorni tutti i contribuenti sarebbero in regola, i dazi doganali sarebbero pagati in oro senza proteste, i contrabbandieri sparirebbero, ed il Tesoro sarebbe un tesoro vero, d’oro e d’argento, e non di carta e di debiti.
Ma se Crispi ne volesse fare un Presidente della Camera per avere sempre un corno da mostrare alli jettatori, egli sarebbe certo l’unico che potrebbe salvarci da quegli eterni seccatori che sono gli Onorevoli Mattei, Renati, Imbriani e Poeri.
Immaginate che uno di essi, per esempio l’On. Imbriani, continuasse a interrompere malgrado le scampanellate o le trombonate del Presidente; questi non avrebbe altro da dire che “Le tolgo la parola” e li con una fucilata gli toglierebbe la parola e la vita.
E non c’è ramo d’amministrazione ove l’opera sua non riuscisse feconda ed efficace, alla guerra, alla marina, agli esteri e magari all’istruzione, ma dove potrebbero risplendere tutte le sue virtù morali sarebbe agl’interni. Altro che pugno di ferro e Gamba di Vladimiro!
Basterebbe la solita circolare d’annunzio perché i magistrati facessero sciopero per mancanza di lavoro. Essa potrebbe essere compilata in questo modo.
Dalla macchia del Viterbese. Vado oggi ad assumere le funzioni di ministro dell’interno e di capo della pubblica sicurezza. Gli amici sono avvertiti. Tiburzi.
Conchiudo che i Giornali hanno fatto male ad osteggiare la sua candidatura perché è un vero peccato che tante belle doti sieno sfruttate da pochi disonorati, mentre vi sarebbero tanti Onorevoli che meriterebbero di stare sotto la sua protezione.
G. Rovago.

UN OCCASIONE FAVOREVOLE … ANDATA IN FUMO

LA GOTTATOIAGennaio 2010.
… Purgatorio! Avanti, i signori pel Purgatorio possono scendere! Due minuti di fermata.
L’agitazione destata nel vagone da quelle parole pronunciate a voce alta, risvegliò Righetto dal leggero assopimento nel quale era caduto. Tutti i viaggiatori si prepararono a scendere: tirarono fuori le valigie da sotto i sedili, scesero dalle reti le borse da viaggio, infilarono i loro cappotti.
Righetto si dispose a scendere insieme agli altri. La notte era alta, ed una tramontana secca, rigida, sferzava i viaggiatori assonnati.
Righetto aveva tirato fuori il biglietto e stava già con un piede fuori dalla porta quando si sentì tirare per la manica del cappotto. Si voltò: era il controllore.
– Chiedo scusa signore; Ella non può scendere!
– Perché? Fece Righetto sorpreso.
– Lei ha è il biglietto pel Paradiso, non pel Purgatorio.
– Pel Paradiso? Ma è impossibile caro amico, io sono un gran peccatore, La prego di crederlo e non posso ammettere a mio favore una eccezione così segnalata.
Ed a provare la giustezza della sua asserzione protese verso di lui la sua valigia piena zeppa di peccati, parecchi dei quali erano enormi e della più bella risma.
Ma il controllore riprese alzando le spalle:
– Io non posso far nulla. Il caso non è di mia competenza: ma con buona pace non posso ammetterLa in Purgatorio se non è munita di un biglietto speciale e regolare! Capirà, noi abbiamo le nostre responsabilità.
E senza dire altro gli ricacciò il biglietto tra le mani e gli voltò le spalle.
Non c’era nulla da dire, aveva ragione: la parola Paradiso era lì, chiara, lampante, in maiuscoletto grasso, splendidamente dorato e adorno di fregi bellissimi, un piccolo capolavoro tipografico, che pareva uscito allora dalla Tipografia Ballini di Orbetello.
Diamine di un contrattempo! Con quella tramontana dover risalire sul treno per chissà quante ore ancora! Confessava che il pensiero del calduccio che l’avrebbe aspettato in Purgatorio lo solleticava. Si affrettò al buffet e prese con la massima sollecitudine un consommé di pazienza e due fettine di buona volontà: ne aveva proprio bisogno! Ma trovò diabolicamente salata la tariffa del buffet del Purgatorio. Vi basti sapere che nel nostro povero mondo non c’è che l’acqua della Laguna più salata.
Risalì nel vagone quando il treno era sulle mosse. Non v’era rimasto che un solo viaggiatore: un anziano signore coi capelli bianchi che si staccavano dal rosso del suo simpatico volto. Adorno di un sorriso intelligente e di grinze che dimostravano tanta esperienza, ma anche la fatica del duro lavoro che aveva fatto per tutta la sua vita.
L’aveva visto spesso gironzolare per Orbetello, ma in quel momento non si ricordava se si trattava di un minatore della miniera del Passo, di un pescatore della Laguna, di un operai della Colle e Concimi, oppure di un muratore che lavorava saltuariamente.
Per lui capiva benissimo il Paradiso: aveva speso la vita a fare un lavoro duro, sempre esposto al caldo e al freddo, ed era più che giusto che andasse a riposarsi lassù per l’eternità.
Ma lui, peccatore impenitente, che il viaggio aveva colto con rapidità fulminea tra una riunione di corrente, una preconciliare e una passeggiata per la Diga! Era senza dubbio un errore!
– Fuma? Gli fece l’anziano signore porgendogli il portasigari.
– Con piacere! La ringrazio. Siamo rimasti pochi pel Paradiso!
– Proprio così: la media pel Paradiso è sempre stata piuttosto bassa.
– E perdoni, il viaggio sarà ancora lungo?
– No, non troppo! Capirà, con la velocità del treno! Sa Ella che attraversiamo gli spazi interplanetari alla velocità di mille chilometri al secondo?
Righetto lo guardo credendo che celiasse: era invece serio come un bollettino ufficiale.
– Mille chilometri al secondo? Misericordia!
– Proprio così. Sulla Terra neanche gli espressi delle linee americane hanno ancora raggiunto questo bel risultato! Col tempo, chissà?
– Mille chilometri! Davvero cose dell’altro mondo; è il caso di dire!
– Meglio così; è tutto tempo guadagnato.
– Per Lei signore, ma non per me. – E qui gli narrò tutto, i suoi calcoli, i suoi timori, le osservazioni del controllore, e gli mostrò il biglietto.-
– Uno sbaglio? Fece il signore; ma qua è impossibile. L’amministrazione funziona con una precisione ed un accordo ammirabili, da cronometro svizzero: si persuada che s’Ella ha il biglietto pel Paradiso è proprio perché è stato trovato degno di entrarci.
– Ma, e i miei peccati? Ce n’ho qui una valigia piena, e di che qualità!
– Poco monta! Coi peccati avrà anche qualche buona azione che li riscatterà tutti. Gli Angeli incaricati della visita dei bagagli, all’Ufficio Partenze, hanno buon naso, non dubiti; e se invece di stivarlo nella diligenza per l’inferno lo hanno collocato nel diretto pel Paradiso, avranno le loro buone ragioni. Stia dunque di buon animo!
Il dialogo continuò così per un bel pezzo, mentre il treno con quella velocità vertiginosa varcava spazi immensi avvolti nelle tenebre.
Finalmente il suo compagno di viaggio gli additò, sulla sinistra del treno, un punto luminoso che si avvicinava rapidamente.
– E’ la stazione del Paradiso: prepari i bagagli, siamo giunti.
E poco dopo si trovarono come immersi in un mare di luce tiepida e bianca dai riflessi opalini delicatissimi. Righetto si rese subito conto che in Paradiso erano ormai, da tempo, passati all’energia pulita, a quelle fonti alternative di cui da tanto tempo si parla sulla Terra senza riuscire a risolvere un problema così importante e urgente e pensò al buco nell’ozono, al riscaldamento del pianeta e alla sorte del genere umano.
La portiera si aprì ed una voce in do maggiore, a petto della quale il do di Caruso sarebbe apparso il miagolio di un gattino raffreddato, gridò:
– Il Paradiso! Per di qua, signori! All’Ufficio Arrivi per la verifica dei bagagli!
Righetto decise di rinunciare, per il momento, a descrivere ciò che vedeva, ciò che provò quando scese dal vagone: vi basti sapere che la sua prima impressione fu quella di chi svegliandosi all’improvviso in qualche casolare dell’Argentario scopre quel panorama sublime e bellissimo.
Un Angelo gli venne incontro sull’uscio dell’Ufficio Arrivi. Righetto gli consegnò la valigia, che questi aprì con destrezza meravigliosa e cominciò a tirar fuori quanto di bene o di male, sia nei pensieri che nelle azioni o omissioni egli aveva combinato negli anni di vita terrestre.
Oh! Come a quella divina luce gli parve piccino, meschino e pietoso il mucchietto delle buone azioni e dei buoni pensieri – grande, orrido e ributtante il mucchio delle azioni e dei pensieri cattivi! Un vero letamaio.
L’Angelo tirò fuori una bilancia d’oro e, rimboccate le maniche della tunica sfolgorante, ammucchiò su un piatto i due o tre pizzichi di bene e sull’altro il mucchio del male, e sorridendogli per infondergli coraggio, sollevò la bilancia.
Vi lascio immaginare la confusione di Righetto quando vide il piatto del male calare pesantemente e quello del bene sollevarsi con leggerezza. Anche l’Angelo era titubante e cominciò a chiedergli se per caso gli era sfuggita qualche buona azione e lo spronò a frugare meglio nella valigia. Dopo averla rovistata e scossa ben bene:
– Nulla! Null’altro! Veda in saccoccia! E’ impossibile un errore così maldestro!
Al colmo della confusione Righetto cacciò le mani in saccoccia e tirò fuori un pacchetto di volantini elettorali e un giornale che gli era stato dato, qualche giorno prima della partenza, da alcuni cittadini che lo distribuivano e che aveva letto con piacere.
L’Angelo, certo al corrente delle nostre beghe politiche terrene, prese il pacchetto dei volantini e lo butto in un canto:
– Non questi: cartaccia inutile; mi dia il giornale!
E preso il giornale lo pose sul piatto del bene, che – o meraviglia – scese sollevando senza sforzo tutto quel gran male ammucchiato sull’altro piatto.
– Salvo! Esclamò l’Angelo raggiante di gioia: salvo!
Raccolse il giornale e lo esaminò con curiosità.
– Ah, ora comprendo: è “LA GOTTATOIA”,(1) che viene pubblicato per tentare di dare impulso all’attività culturale orbetellana. Non mi meraviglio s’Ella è stato trovato degno del Paradiso.
E prendendolo sottobraccio lo scortò alla eterna beatitudine, ove fece il suo ingresso trionfale, trovandosi in mezzo ad un gruppo di persone, fra le quali riconobbe Raffaele Del Rosso, Pietro Raveggi, Furio Lenzi, Jacopo Gelli, Michele Bolgia, Alfredo Ceccherini, Anteo Ercole, Giuseppe Pinetti, il famoso prestigiatore del ‘700, ed altri ancora, intenti a preparare una manifestazione contro la costruzione dell’autostrada tirrenica in Maremma, fra la Laguna di Orbetello ed i poggi.
E qui sarebbe stato il caso di dire qualcosa di più del Paradiso, ma il primo articolo del Regolamento Interno vieta formalmente ogni indiscrezione.
Non c’è dunque altro mezzo per saperne di più, che andarci di persona ed il modo migliore e sicuro è leggere “LA GOTTATOIA” e aiutarla a crescere.

(1) “LA GOTTATOIA”: giornale mensile a carattere satirico culturale pubblicato dal 2007 al 2009 (300 copie mensili distribuito gratuitamente) dal Circolo Culturale Orbetellano “G. Mariotti”.
Alla fine del 2009 la pubblicazione fu sospesa per motivi economici con la promessa di riprendere la pubblicazione in tempi migliori che ancora non sono arrivati.