DISAGIO SOCIALE E SOCIETA’

(N) Sei proprio un bischero copiaScriveva Raffaele Del Rosso verso la fine del 1800: “Se vero è che la vita di una nazione ha la sua base in quella dei Municipi, chi trovasi in grado di emettere un giudizio sulle questioni che interessano le pubbliche aziende, ha il dovere di non rimanere in silenzio.
E tanto più quando, come in questo momento, è necessario comprendere quale strada intraprendere per dare alla nostra comunità, finalmente, il definitivo assetto di terra all’avanguardia, bella nell’incremento intenso del processo cittadino, superba di vita rigogliosa, sulle onde della sua Laguna, attraente per la stranezza della sua posizione lacuale, in faccia al superbo panorama dell’Argentario.
Dovremmo pensare a una Comunità che tenda a divenire un mirabile esempio fra i Municipi italiani, una Comunità che non solo sa provvedere al benessere fisico dei suoi cittadini, ma anche al loro benessere intellettuale.
Istruzione e cultura, sviluppo equilibrato, sostenibile…..”

Riflettendo seriamente sul disagio sociale, materia così delicata e tuttavia assai emarginata, non si può fare a meno di pensare ha ciò che scriveva Del Rosso oltre 100 anni addietro: parole assai nobili in quel momento, che purtroppo sono ancora oggi di grande attualità. Allora assistiamo al fatto che i servizi di quest’area non sono in grado di dare una risposta decisiva ai bisogni delle persone che si trovano in stato di difficoltà ed in condizione di emarginazione;
Rileviamo che l’espressione “terzo escluso” coniata negli anni ottanta del secolo scorso, che si riferiva a quella parte della società che viveva priva di sufficienti forme di tutela dei diritti e che, proprio per questo, non riusciva neanche ad esercitare pienamente i suoi diritti di cittadinanza, è senza dubbio ancora attuale: anzi, il divario fra coloro che “contano” e quello sfigurato e nascosto di chi non conta, si è ulteriormente accentuato;
Constatiamo con sempre maggiore evidenza che il significato da dare alla comunità locale, alla famiglia, alla scuola, alle agenzie accreditate, che nella società attuale dovrebbero essere fortemente caratterizzate da una complessità globale che coinvolge ogni aspetto ed esperienza della vita di oggi, è invece percorso da profondi mutamenti, da manifestazioni di negligenze, da mancanza di cultura, da appropriazioni indebite, da segni di malessere e da grandi disagi;
Tutto ciò rende impossibile capire quale deve essere il ruolo e l’azione delle strutture pubbliche, in primo luogo del Comune, per risolvere il problema del sempre maggiore disagio sociale.
E’ necessario infine preoccuparci da quali punti di vista i vari enti (comprese le associazioni del volontariato) si occupano del disagio e quanto nell’ambito della rappresentazione del sociale nelle sue forme di disagio, le varie forze che la legge investe, si affidino a soggetti diversi e chi siano questi soggetti.
Pensare dunque ad un mondo, quello del disagio, che dovrebbe avere la parola in prima persona, che dovrebbe diventare soggetto di discorsi generali, soggetto che oggi raramente è tematizzato a partire dal punto di vista intermedio, quello cioè delle associazioni sul campo, che vivono dentro il disagio ma non si identificano con esso e quindi potrebbero fornire, da una parte uno sguardo attento al particolare e dall’altro una visione d’insieme. Pertanto, nelle realtà come la nostra, comunità di piccole dimensioni, l’Amministrazione comunale dovrebbe essere l’elemento aggregante e trainante di tutte le iniziative degli altri enti pubblici e delle associazioni del volontariato, con integrazioni finanziarie, amministrative e politiche consistenti, per risolvere questo grande problema: il disagio sociale.

PENSANDO AL FUTURO

Figura n, 8La situazione di difficoltà in cui si trovano le nostre comunità, ancor più aggravata oggi dalla crisi mondiale, impone a tutti noi, istituzioni e cittadini, una seria e ponderata riflessione: come salvaguardare la qualità della vita delle nostre città, dei territori, del patrimonio culturale e paesaggistico, e nello stesso tempo  come operare per un ulteriore sviluppo economico.
Per quanto ci riguarda, e credo che ormai molti concittadini la pensino come noi, calandoci nella realtà del nostro territorio, una delle principali risorse strategiche della  comunità, è il patrimonio culturale, monumentale e paesaggistico.
E proprio per questo motivo, pensiamo alla cultura e ai beni culturali come un fattore fondamentale per lo sviluppo socio-economico del nostro territorio, con qualche possibilità di creazione di nuovi posti di lavoro per i giovani. Infatti, abbiamo un capitale naturale, artistico, storico, paesaggistico e di cultura tale che può, senza dubbio, rappresentare la molla più efficace per questo sviluppo, ma non solo, l’unicità di questo patrimonio può permetterci di dar vita ad un modello del tutto nuovo e, soprattutto, sostenibile.
Per questi motivi, oltre a stimolare la cittadinanza e le sue istituzioni, pubbliche e private, compreso quel vasto mondo che viene chiamato “società civile” ad una maggiore attenzione verso i problemi culturali, desideriamo fare qualche considerazione.
Per avviare questo processo, mettendo a tacere supponenza, presunzione, superbia, ignoranza e valendosi di un po’ di umiltà, sono necessarie intese e  collaborazioni fra le varie realtà della comunità, intese e collaborazioni che potranno anche favorire la ricerca di mezzi economici, logistici, sostegno morale e coordinamento.
Figura n, 13L’associazionismo e il volontariato, vogliamo riaffermarlo ancora, sono sempre un bene straordinario per le comunità, e quando queste realtà si sviluppano, operano e sono valorizzate, significa che la comunità progredisce socialmente, economicamente e culturalmente.
Sappiamo che esistono tante forze che, pur mantenendo le loro specificità e gli scopi per cui sono nate, potrebbero mettersi a lavorare insieme nell’interesse della comunità.
La storia e le tradizioni di questa parte della Maremma, l’opera e la vita dei nostri illustri antenati nella cultura, nel lavoro, nelle scienze, la tutela e la conservazione del patrimonio archeologico e monumentale, l’ambiente naturale, tutte le altre espressioni culturali (cinema, teatro, musica, canto, arti figurative, ecc.), sono emergenze, per certi versi uniche nella loro specificità, che devono essere valorizzate per divenire un sicuro e forte elemento di sviluppo civile, ma, soprattutto, lo ripetiamo, di un sostenibile sviluppo economico e sociale.
Per noi, questa è la strada da seguire, per cui, se vogliamo un ulteriore sviluppo e una migliore qualità della vita, Comune, mondo imprenditoriale, società civile e singoli cittadini, devono cominciare a muoversi e progettare, seriamente, il nostro futuro.
E, pur essendo indispensabile la più larga partecipazione di tutti, non potremo raggiungere obiettivi importanti se l’Amministrazione comunale non sarà capace di suscitarlo e porsi alla testa di questo movimento.

PICCOLI MA INTERESSANTI FRAMMENTI DELLA NOSTRA STORIA: ELEZIONI POLITICHE DEL 1921. COMUNE DI ORBETELLO

Cuticagna 5Il 15 maggio 1921 si svolsero in Italia le elezioni politiche anticipate, che sostanzialmente confermano il verdetto di due anni prima. L’esame è sviluppato sul voto per il rinnovo della Camera dei Deputati che già allora era composta da 508 deputati. Il Partito Socialista pur scendendo da 156 a 122 deputati resta il maggiore gruppo politico del Paese. I popolari di Don Sturzo migliorano le loro posizioni passando da 100 a 107 deputati. I comunisti che si presentano per la prima volta con una propria lista ottengono 16 deputati. I fascisti entrano in Parlamento con 35 deputati e nelle precedenti elezioni del 1919 che si erano presentati solo a Milano,  non  riuscirono a fa eleggere alcun deputati.  Gli altri 223 seggi andarono ai repubblicani e ai gruppi politici borghesi tradizionali divisi in una miriade di partiti e sottopartiti.

Queste le formazioni politiche che si presentarono alle elezioni: Partito Socialista Italiano, Partito Popolare Italiano, Blocchi Nazionali, Liberali Democratici, Liberali, Democrazia Sociale, Partito Comunista d’ Italia, Partito Repubblicano Italiano, Partito Democratico Riformista, Partito dei Combattenti, Lista di Slavi e di Tedeschi, Partito Economico, Socialisti indipendenti, Partito Dissidente e Cristiano del Lavoro, Fasci di Combattimento.

Ad Orbetello si presentarono cinque liste così denominate:

  1. Lista con contrassegno vanga e piccone (Repubblicani), rappresentata da Valeri Umberto;
  2. Lista con contrassegno ramo di olivo con la parola “Pace”(Fascisti), rappresentata da Amalfitano Antonio;
  3. Lista con contrassegno falce e martello contornati da spighe (Comunisti), rappresentata da Bottacci Armando;
  4. Lista  con contrassegno scudo crociato e la parola “Libertas”(Popolari – Demoscristiani), rappresentata da Don Vittorio Mattioli;
  5. Lista con contrassegno Falce martello e libro (Socialisti), rappresentata da Catani Alfredo.

Il territorio era diviso in cinque sezioni elettorali, tre in Orbetello centro, 370, 371 e 372, una a Capalbio, 373 e una a Talamone, 374, nelle quali si ebbe la seguente affluenza al voto:

  1. Sezione elettorale N. 370, su 583 iscritti votarono 330 elettori:
  2. Sezione elettorale N. 371, su 578 iscritti votarono 255 elettori;
  3. Sezione elettorale N. 372, su 528 iscritti votarono 271 elettori;
  4. Sezione elettorale N. 373, su 273 iscritti votarono 159 elettori;
  5. Sezione elettorale N. 374, su 205 iscritti votarono 125 elettori.

Questi i voti che furono assegnati ad ogni schieramento politico: Lista N. 1, voti 127 – Lista N. 2, voti 389 – Lista N. 3, voti 182 – Lista N. 4, voti 24 – Lista N. 5 voti 507.

Nella sezione elettorale 373 (Capalbio) repubblicani e comunisti non ottennero alcun voto e nella sezione elettorale 374 (Talamone) non ottennero alcun voto popolari e comunisti.

UN MONDO MIGLIORE E’ POSSIBILE?

Senza titolo-2 copiaEccomi qui!!!
Non faccio altro che pensare alla mia terra, alla sua storia millenaria, alle sue tradizioni e alla sua cultura, a ciò che potrebbe essere nel contesto delle comunità nazionali, e nello stesso tempo non posso non pensare al lavoro volontario svolto in tutti questi anni, insieme ad un bel gruppo di amiche ed amici, per comprendere e, soprattutto, far comprendere il singolare valore di queste nostre peculiarità.

E allora, giocoforza,  mi ritrovo a riflettere sulla crisi che ci attanaglia, sul tristo sviluppo industriale che si porta appresso tante negative responsabilità, dal consumismo sfrenato con i danni, forse, irreversibili che ha prodotto nella coscienza dell’uomo e sul territorio, al sottosviluppo culturale mantenuto, con l’inganno, inalterato nel tempo per scopi ben definiti, alla disperazione che ne consegue.  Una situazione, senza precedenti riconoscibili, che crea perplessità sul da farsi, spingendoci in un vicolo cieco e sbarrando la strada a soluzioni creative nuove e audaci.

Questi pensieri, e non può essere altrimenti, inducono a meditare sulla nostra vita, lasciando spazio ad ulteriori riflessione che, anche senza volerlo, fanno volare alto e, inevitabilmente,  fanno pensare a come sarebbe oggi il mondo se fosse prevalso il pensiero dello “sviluppo su cala umana”. E penso a quanto sarebbe bello, interessante, se sulla base di ciò che sta succedendo, riuscissimo finalmente comprendere la potenza creatrice e rigeneratrice  di questa breve e semplice frase e la possibilità di verificare i cambiamenti positivi che certamente si produrrebbero mettendola in atto.

Potremmo così assistere, finalmente, all’adozione dell’autosufficienza, intesa come processo in grado di promuovere la partecipazione nelle decisioni, la creatività sociale, l’autodeterminazione politica, l’equa distribuzione del benessere e la tolleranza per la diversità delle identità, che poi diventerebbe un punto di svolta dell’articolazione (rapporti – collaborazioni – connessioni) tra esseri umani, natura e tecnologia, tra personale e sociale, tra micro e macro, tra autonomia e pianificazione e, infine, tra società civile e Stato e potremmo capire, finalmente, il vero significato dei bisogni umani, della qualità della vita, del benessere: ecco, questo è forse ciò che vorrebbero le persone, non le astrazioni degli indicatori macroeconomici che non hanno nulla a che fare con la vita reale del popolo.

Compreso ciò, inevitabilmente nascerebbe l’esigenza di sviluppare un nuovo modo di pensare, un nuovo modello culturale, che ci permetterebbe di dar vita ad una società di uomini in grado di collocare al primo posto le persone e non gli oggetti, che ci permetterebbe di superare quelle riflessioni e quelle analisi che suggeriscono, indipendentemente da chi le propone, le ricette tradizionali e convenzionali che ormai non funzionano e non funzioneranno più, che ci aiuterebbe a scrollarci dalle nostre spalle una sorta di paura paralizzante che impedisce di ideare approcci radicalmente nuovi, potenzialmente in grado di liberarci dall’attuale confusione.

 

LA STORIA SI RIPETE

NPG D36867; Edward Bolton King by Samuel Angell, after  William GillSto per concludere la lettura dell’opera “STORIA DELL’UNITA’ D’ITALIA, 1814 – 1871”, di Bolton King (1860 – 1937), storico inglese. I suoi studî più importanti furono dedicati all’Italia e fra questi, quello forse più interessante è proprio quella storia dell’unità d’Italia, scritta nel 1899 e tradotta in italiano per la prima volta nel 1909 – 1910.
Quella in mio possesso è una edizione del 1960, prodotta dagli “Editori Riuniti”, formata da quattro volumi per complessive pagine 887.
Qualcuno potrà domandarsi il perché mi sia presa la voglia di leggere quest’opera. Senza dubbio perché mi sono sempre sentito attratto dallo studio e dall’approfondimento della storia, in particolare quella della mia terra, e poi perché trovarmi di fronte ad un opera di così vaste proporzioni scritta da un inglese sulla mia patria, mi ha talmente incuriosito che non ho potuto fare a meno di cominciare a leggerla pensando che mi sarei stancato presto e l’avrei abbandonata.
Fin dalle prime pagine, mi sono però reso conto che la storia di quegli anni, scritta da un inglese, e con quei minuti e particolari approfondimenti sulla vita degli uomini, italiani e stranieri, che hanno contribuito all’unità d’Italia e sui dettagli dei fatti e delle posizioni politiche che movimentarono la vita di quel periodo, non sarebbe stata una perdita di tempo.
Ma la cosa che mi ha attratto nella lettura di quel testo, oltre quei dettagliati e particolari momenti della storia e della vita degli uomini me delle popolazioni, è stata la conferma di ciò che ho tante volte sentito dire o letto in tanti studi, che cioè, anche se atti, posizioni e logiche sembrano lontane e hanno, magari, altri obiettivi, la storia si ripete in continuazione, dandoci l’impressione che non sia cambiato nulla. E di questi momenti quella storia è davvero piena.
Ve ne trascrivo due pagine:

“…
Due uomini di temperamento così diverso ed egualmente forti dovevano necessariamente scontrarsi, benché si comportassero lealmente l’uno verso l’altro e fossero non di rado disposti a mettere da parte i loro sentimenti personali.
Sella voleva colmare il deficit del bilancio con la tassa sul macinato; Lanza temeva invece che un’imposta di quel tipo, che avrebbe inevitabilmente riportato alla mente i tempi dell’antico dispotismo, avrebbe portato al culmine il malcontento popolare. Aveva sollecitato una politica di conciliazione con la chiesa e tentava di attenuare ogni ingerenza dello Stato.
La Marmora non aveva alcuna fede nella libera chiesa, e Lanza si trovò in aperta opposizione con la maggioranza del governo. Il suo incondizionato appoggio agli ufficiali che avevano adottato misure rigorose contro i disertori in Sicilia lo espose ad un aspro attacco da parte dei democratici. Impopolare nel paese e privi di qualsiasi appoggioi da parte dei colleghi, si vide ben presto costretto a rassegnare le dimissioni (agosto 1865).
Lanza abbandonava il governo in un momento particolarmente critico e non a torto i suoi colleghi protestarono che “aveva sacrificato gli interessi del paese ai suoi gesti plateali”.
Le sue dimissioni resero insostenibile la posizione del governo, i quale si decise a sciogliere una Camera inefficiente e priva di ogni prestigio, nella speranza che il paese avrebbe eletto una maggioranza stabile. I fatti dimostrarono che gli elettori erano confusi e pieni di contraddizioni almeno quanto lo era stata la Camera.
Tutti gli interessi che la rivoluzione aveva colpito, tutte le ambizioni locali che il parlamento non aveva fatto in tempo a considerare e soprattutto il malcontento per le nuove tasse e il timore di oneri fiscali anche maggiori contribuirono a far fallire le speranze governative: dappertutto, tranne che nel Piemonte, le elezioni portarono alla caduta di molti vecchi deputati. La consorteria subì un sensibile calo di voti, mentre uscirono rafforzate dalle elezioni sia la sinistra, che aveva un programma democratico ed anticlericale, sia l’opposizione liberale, la quale si raccoglieva intorno alla “permanente” e tendeva a costituirsi in partito di centro sinistra, seguendo in una certa misura Rattazzi.
I tre partito, come forza, erano quasi pari, e ciò rendeva più che mai difficile assicurare una maggioranza ministeriale. Ricasoli credette opportuno rinnovare i tentativi di unificare la sinistra con gli uomini migliori della destra e del centro, ma i suoi sforzi fallirono ancora una volta.
Nella Camera la confusione regnava sovrana.
Lanza si abbandonava ai propri rancori; Rattazzi era più o meno sfavorevole al ministero, aspettando il momento opportuno per succedergli. La “vecchia guardia” piemontese, che fino ad allora aveva costituito il più fidato appoggio del governo, stava ormai diventando una banda di settari, capace soltanto di azioni e iniziative meschine e negative.
Il nuovo governo era nettamente inferiore al precedente.
La grande maggioranza dei deputati si recò a Firenze senza altro programma politico che non fosse quello di creare difficoltà al governo. La “superba indifferenza di Sella per l’impopolarità” concentrò sulla sua persona tutta l’ostilità; il nuovo bilancio da lui proposto, – che comprendeva la tassa sul macinato e quella sulle porte e finestre, – suscitò critiche violente. Il parlamento si era riunito da appena un mese quando il governo fu battuto su una questione di secondaria importanza (19 dicembre 1865).
Il voto ostile fu espresso da una coalizione della sinistra e del centro sinistra, ma la maggioranza del centro sinistra era separata da Crispi e da Mordini da pregiudizi quasi altrettanto radicati quanto quelli che lo dividevano dalla destra. Entrambi i partiti si erano impegnati ad appoggiare la riduzione delle imposte, ma sapevano perfettamente quanto fosse complicato, se non addirittura impossibile, attuare, una volta al governo, le promesse che avevano fatto quando si trovavano all’opposizione.
Non restava altra scelta che restituire l’incarico a La Marmora facendo di Sella il capro espiatorio; La Marmora acconsentì a formare di nuovo il gabinetto, sia perché contava in tal modo di portare avanti i propri piani per ottenere il Veneto, sia perché tutta la situazione era così pericolosa, e così scossa la fiducia nel parlamento, da convincerlo che, sotto qualsiasi altro primo ministro, la Costituzione stessa avrebbe corso seri pericoli.
…”

Un Teatro a Orbetello?..perché.

Nel Piano Regolatore del Comune di Orbetello nessuna amministrazione, nel secondo dopoguerra, ha mai pensato di prevedere un’area ove costruire un teatro. Ci sarà pure una ragione. “Ci sono tante cose più importanti da fare, senza contare che con la cultura non si mangia”, dicono in molti per giustificare questa e altre scelte in questo settore. Ma allora, come mai a Orbetello vi sono tanti gruppi che fanno cultura attraverso il canto, la recitazione, il ballo o la musica; non sarà mica una tradizione radicata negli anni?. Se consideriamo poi che in un comune di oltre 15.000 mila abitanti ci sono vari gruppi che fanno cultura attraverso queste importanti attività contando soprattutto sulla loro passione: la Scuola di Musica dell’Associazione Culturale Musicale “Alfredo Ceccherini”, Il Corpo Bandistico Città di Orbetello “M. Anteo Ercole”, la cui tradizione è centenaria, Le Compagnie Teatrali “Oratorà” e “La Pullera”, l’importante Coro Musicale “Ager Cosanus, il Coro Polifonico S. Biagio, la Scuola di Ballo Moderno, e vari altri gruppi musicali di giovani e meno giovani, basterebbe per giustificare un teatro come punto di unione culturale polivalente, che avrebbe, senza dubbio, anche presupposti turistici ed economici, oltre a soddisfare la necessità di valorizzare le specificità delle associazioni esistenti consentendo una ideale unione tra le vecchie e le nuove generazioni.

Nel fare queste considerazioni ci dobbiamo porre questi obiettivi:

a)      L’area deve essere di proprietà comunale;

b)      L’attività teatrale si deve svolgere prevalentemente nel centro storico;

c)       Deve, se possibile, valorizzare le strutture esistenti;

d)      Non solo teatro ma una struttura poliedrica, prevalentemente artistica ma che consenta una socialità diffusa con punti ove fruire d’internet e mediateca on-line.

Planimetria di Orbetello centro storico         PageB

A Orbetello ci sono almeno cinque siti, di proprietà comunale, ove poter realizzare un teatro da trecento posti. Ogni sito ha le sue caratteristiche, le sue difficoltà ma anche i suoi vantaggi legati all’ubicazione dove si possono impegnare volumi ora non utilizzati secondo il concetto che prevede la valorizzare delle strutture esistenti. Essi sono:

1)      Lo spiazzo della Caserma Umberto primo;

2)      Il Baccarini;

3)      Il parco delle Crociere;

4)      L’ex Idroscalo;

5)      La zona adiacente al Palazzetto dello sport.

VI PARE POCO ……… ???

Orbetello: Autostrada Tirrenica

adesivo-tirrenica

Cara concittadina e caro concittadino,

Governo e Regione Toscana stanno prendendo decisioni importanti per la provincia di Grosseto, purtroppo senza un’adeguata informazione dell’opinione pubblica. Poiché esse avranno rilevanti conseguenze sul territorio, sull’economia e sul nostro stesso modo di vivere, abbiamo deciso di interpellare la tua sensibilità prima di rivolgerti un accorato invito.

se non vuoi

la costruzione di un’autostrada inutile, fuori dal tempo e fonte di assurdi sprechi economici e territoriali, che prevede la cessione gratuita ai privati dell’Aurelia, scippandola alla Comunità;
lo stillicidio della soppressione dei treni passeggeri a lunga e a più breve percorrenza, che condanna il grossetano alla marginalità nel contesto nazionale, né una politica che privilegia il trasporto merci su gomma, energivoro e inquinante, nonché congestionatore di strade e città;

se, invece, vuoi

un sistema di mobilità integrata e correttamente inserita nell’ambiente, quale migliore concretizzazione del concetto di “corridoio tirrenico”, fondandolo sull’ammodernamento dell’Aurelia, che dovrà restare pubblica, sulla piena utilizzazione delle potenzialità proprie dell’asse ferroviario maremmano e della navigazione di cabotaggio,

DOMENICA 17 NOVEMBRE 2013
lotta con noi
Programma:

Ore 10, partenza carovana auto da Follonica, Piazza XXVII Aprile; ore 10,30 sosta a Scarlino Scalo, Piazza Gramsci; ore 11, sosta a Bagno di Gavorrano, Piazza Togliatti; ore 11,30-12,30, sosta a Potassa-Bivio Ravi-Grilli (pranzo al sacco); ore 14, sosta a Braccagni, davanti alla chiesa; ore 14,30, sosta a Grosseto, Piazza de Maria; ore 15,20, sosta a Rispescia, Piazza Italia; ore 16 arrivo a Orbetello, parcheggio Laguna di Ponente.
Ore 14,30, partenza carovana auto da Fonteblanda, Piazza dell’Uccellina; ore 15, sosta ad Albinia, Piazza Cavalieri di Vittorio Veneto; ore 16, arrivo ad Orbetello, parcheggio Laguna di Ponente.
Ore 14,30, partenza carovana auto da Capalbio, Piazza della Provvidenza; ore 15, sosta a Capalbio Scalo, Piazza Aldo Moro; ore 16, arrivo ad Orbetello, parcheggio Laguna di Ponente.
Ad ogni sosta saranno effettuati volantinaggi e comizi volanti; auto del luogo si aggiungeranno alle carovane.

Orbetello ore 16,30
Comizio pubblico
Auditorium e piazza Giovanni XXIII
Parleranno rappresentanti delle organizzazioni partecipanti
Ti Aspettiamo!!!

Ci battiamo

per il ritiro del progetto autostradale della SAT, sempre contestato dall’Amministrazione Provinciale e da tutti i comuni interessati (meno Capalbio), che per genesi e caratteristiche tecniche rappresenta una vera e propria provocazione contro il nostro territorio. Contemporaneamente indichiamo l’alternativa dell’ammodernamento dell’Aurelia con interventi strutturali adeguati a fronteggiare in piena sicurezza l’attuale e prevedibile volume di traffico veicolare. Peraltro a costi compatibili con le presenti ristrettezze economico-finanziare, mentre l’impatto ambientale dell’opera sarebbe pressoché nullo. Gli attuali 5.000 veicoli che ogni giorno transitano nella maggiore arteria maremmana sono già troppo pochi per giustificare un investimento molto impegnativo sull’autostrada, tanto più che questa produrrebbe un gravoso disavanzo di gestione, fatalmente caricato sulle spalle di noi contribuenti.
La pronta rimozione dell’emergenza, data dalla pericolosità di alcuni tratti della statale sotto Grosseto, ci darebbe modo di svolgere serenamente l’indispensabile confronto su un progetto di mobilità integrata nel Corridoio Tirrenico, in linea con le mutate condizioni dello sviluppo, quale direttrice costiera di collegamento longitudinale del Paese; un progetto basato sull’uso di tutti i vettori di trasporto, dal ferroviario alla navigazione di cabotaggio, nell’ottica dell’intermodalità per garantire al cittadino la fruizione nelle migliori condizioni di un diritto irrinunciabile nella società moderna, pure nella forma collettiva come avviene nelle aree più progredite del mondo.

L’asse ferroviario tirrenico è al momento sottoutilizzato rispetto alle proprie potenzialità tecnico- strutturali ed è interessato da una continua diminuzione di treni, così come il trasporto via mare di persone e merci reca, al pari della ferrovia, la possibilità di diminuire sensibilmente il traffico stradale, essendo la Maremma collocata tra i maggiori porti italiani, con meno dispendio energetico ed incidenza ecologica, anche in presenza di maggiore movimento. Deve essere affermata una volontà politica più lungimirante che finalizzi a tali scelte, alla viabilità trasversale, dalla costa all’entroterra, e al riassetto della rete viaria minore, le dovute risorse che sarebbero ampiamente remunerate in termini sia sociali sia economico-produttivi.

17-11-2013
SEL Grosseto, Italia Nostra Grosseto, M5S Grosseto, Associazione Colli e Laguna Orbetello, Mozione Civati PD Grosseto, Forum Cittadini del Mondo Grosseto, PRC Grosseto, Coordinamento No Sat Grosseto-Livorno, IDV Grosseto, Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni Ambientaliste della provincia di Grosseto, PdCI Grosseto, Comitato No autostrada Tarquinia.

PARAFRASANDO UN COMPONIMENTO SCRITTO DA UN ELETTORE DURANTE UNA CAMPAGNA ELETTORALE DEL 1886.

Cuticagna 1A voi, chiamati ad eleggere Camera e Senato dedichiamo questo saggio critico meditato esaminando il lungo periodo di vita “democratica” di una ipotetica Nazione, che per ovvi motivi non nominiamo.

A voi cittadini lasciamo giudicare se la prova di competenza e di cultura che gli eletti hanno dato relativamente allo sviluppo economico, sociale e culturale della Nazione nel passato periodo, insieme all’audacia che hanno avuto ed ancora hanno chiedendo nuovamente i nostri voti, siano qualità bastanti per essere Ministri, deputati e senatori; o se il loro operato, invece di renderli degni di rappresentarci, li renda degni di una sola riflessione:  – quella disegnata nella  vignetta di testa.-

Sono, di solito, i mesi primaverili quelli sacri ai candidati alle elezioni.

Ed è forse per questo che tutti coloro che vogliono “rendersi utili alla collettività”  quando si avvicinano le tornate elettorali cominciano a scodinzolare.

Le scelte, bisogna dire la verità, spesso non sembrano cattive e dopo tutto, siccome nessuno può vantarsi di essere più “competente e culturalmente preparato di loro”, gli elettori non dovrebbero lasciarsi sfuggire un’occasione così propizia per far ricordare ai posteri i nomi di personaggi tanto potenti, facendoli restare con tanto di naso.

Cuticagna 2In tal modo essi, che fino a quel momento non erano che semplici “cittadini”, diverrebbero dei veri ed autentici “cittadini con tanto di naso”.

Esopo narra della montagna che, gonfiatasi in modo spettacolare, finì per partorire un topolino. Noi ci siano trovati con dei “cittadini con tanto di naso” che hanno partorito  comunità che arrancano: soltanto invece di gonfiarsi loro, hanno trovato un metodo più semplice e meno incomodo: – far gonfiare i c … ai cittadini. –

E fin qui, per parte nostra, non abbiamo nulla in contrario.

Cuticagna 3Quello che ci preoccupa vivamente è il fatto che i “cittadini con tanto di naso” continuano imperturbabili a scendere in campo. E, siccome il distogliere dall’arte di amministrare tanti fervidi ingegni, sarebbe un vero … peccato, abbiamo deciso di propagare, per quanto le nostre forze ce lo permettano, un’opera tanto utile e dilettevole, sicuri di questa grande verità: – chi ha visto al lavoro questi “cittadini con tanto di naso”, non può essere loro … elettore.

Faremo anzi di più. Perché i cittadini apprezzino degnamente i punti più salienti del loro operato, illustreremo qua e là con dei disegni tutte le belle qualità che i “cittadini con tanto di naso” possiedono.

Poiché, osiamo dirlo, nessuno ha compreso tutto il valore di questi geni che sfolgoreggiano illuminando di luce novella il nostro territorio e ciò è tanto vero che quando ci pensiamo è così intensa l’ammirazione che proviamo, che anche noi, divenuti ad un tratto cittadini ed elettori, sentiamo fremere nella fantasia alto e possente un inno di entusiasmo: – In Turchia, nell’Alemagna, nella Francia e nella Spagna, e neppur nella Bretagna, c’è tanta nobile e fervida cuticagna.-

E ce li figuriamo, con la nobile e fervida cuticagna splendente, in mezzo ad una folla di ammiratori banchettanti al loro prossimo trionfo: – Nei banchetti allo spumante sorgono i Vate in cappa magna col sorriso che si stagna nell’ottusa cuticagna.-

Cuticagna 4Oh ammirate, ammirate i loro discorsi divini, le loro perorazioni d’amore per i cittadini, che spirano tanta dolce … malinconia. Ammirateli senza disturbarli: – Quando son tristi se ne vanno  in campagna a ispirar la cuticagna e anche se qualcuno di loro con enfasi si lagna lo fa per l’amore altrui che si guadagna, che poi con l’Euro s’accompagna. –

Essi che nelle loro divinazioni  politiche, intravedono sempre un angelico destino, un sublime ideale che invano si affannano a raggiungere: – E così la cuticagna del frenetico miscuglio sogna sempre la cuccagna, ma soltanto tanti … cani  gli si attaccano alle calcagna. –

Ahimè! Ed è forse per questa infelice condizione che i grandi “cittadini con tanto di naso”, perdono di vista gli interessi della comunità nazionale: – Piangete o miseri con i cani attaccati alle calcagna, perché in quella cuticagna c’è di certo la magagna!

QUAL E’ LA FUNZIONE DELLA SOCIETA’ CIVILE OGGI? (Articolo pubblicato su “LA GOTTATOIA”, nel 2009)

Società civileNella sala d’aspetto del medico, mentre aspettavo il mio turno, mi è capitato di leggere su una rivista settimanale del luglio 2009, un bell’articolo di un certo S. Veronesi il quale, oltre ad esprimere dei concetti interessanti sulla vita odierna, citava una storiella, che voglio prendere a prestito per vedere se riesco a fare un certo ragionamento su un problema che mi sta molto a  cuore: LA FUNZIONE DELLA SOCIETÀ CIVILE OGGI.

Ecco la storiella: c’è un pesce anziano che incontra due pesci giovani e li saluta. Buongiorno! Bella oggi l’acqua, vero? I pesci giovani gli sfilano accanto in silenzio, ignorandolo. Dopo un po’ uno dei due fa all’altro:  Che c … è l’acqua?

La storiella, pur nella sua semplicità, già  evidenzia una “moderna” morale, tuttavia, non è questo che mi preme mettere in luce.

Vorrei in realtà forzare un po’ quella storiella, per indirizzarla verso i rapporti che si sono creati in questi ultimi anni fra il potere politico e la società civile, che mi sembra il problema di fondo della nostra civiltà.

Come cittadino, infatti, mi sto ripetendo da qualche anno a questa parte la stessa domanda: a cosa posso servire? Purtroppo, col passare del tempo, la risposta, oltre che difficile, è stata sempre più problematica. Voglio provare a spiegarmi.

Nel frattempo ho constatato che di anno in anno la società civile  viene svuotata di valore, umiliata e marginalizzata con mille pretesti, oppure, nel migliore dei casi, trattata come una cosa da adoperare secondo le convenienze politiche, sociali, economiche e, in base alla sua acquiescenza, premiata o penalizzata dal vezzo inappellabile di coloro che in quel momento sono i reggenti del potere.

quarto-statoMi guardo indietro e rivedo, come l’estensore di quell’articolo, uomini lungimiranti (Moravia, Pasolini, Sciascia, Don Milani, De Andrè, e prima ancora, nel mondo, Orwell, Hugo, fra i tanti, che avevano tutto previsto, ammonito, predetto, mettendoci in guardia contro i mali di una certa politica  che a lungo andare avrebbe portato la società civile a contare zero , mali che poi ci hanno aggredito e ancora ci affliggeranno chissà per quanto tempo, dalla mercificazione del corpo all’omologazione della cultura, dallo sfruttamento alla persecuzione del “diverso”, dalla prepotenza politica alla prepotenza civile: purtroppo, le loro parole non sono state ascoltate, anzi, tanti li hanno derisi e in qualche caso li hanno anche perseguitati.

Eppure, si sta parlando della società civile, osannata e celebrata quando fa comodo, che può scrivere e dire (quasi) tutto quello che vuole, ma ascoltata no, quello mai.

Chiedere anche di essere ascoltati, di servire a qualcosa, è veramente una scorrettezza – accontentatevi, perbacco!

E a furia di evitare di prendere sul serio il pensiero che monta dalla società civile, che dovrebbe  affermarsi nel mondo, si è preferito che si aprisse questa pericolosa voragine d’ignoranza.

La società civile nel suo insieme molto variegato, cooperazione, associazionismo, volontariato, è invece una grande ricchezza della nazione, da tutti i punto di vista, culturale, sociale ed economico, e un potere politico intelligente e lungimirante, dovrebbe fare di tutto per valorizzarla, farla sviluppare, renderla forte, autonoma.

Ecco allora che possiamo ripensare alla storiella dei pesci, lievemente modificata, e immaginare un futuro nel quale, quando  l’uomo si sentirà dire che può servire alla società civile, egli  si chiederà che c … sia la società civile.

QUI E ALTROVE. COMINCIAMO A RIALZARE LA TESTA

ProtestaSi dice che il ‘900 sia stato il secolo della grande crescita e dell’affermazione delle istanze democratiche in una vasta parte del mondo. Io credo che ciò sia vero solo in parte, in quanto quel secolo ha anche, e soprattutto, evidenziato in modo drammatico i segni di una profonda crisi, che l’ultimo scorcio del secondo millennio e il primo del terzo millennio hanno ulteriormente evidenziato e aggravato.
Qualcuno, con poca fantasia, cerca di far passare tutto questo come una crisi temporanea di un modello di vita; può anche essere ma io non ne sono convinto.
A parer mio questa crisi deriva, soprattutto, da due aspetti principali e fondamentali della democrazia e della vita dell’uomo:
1. l’assenza di partecipazione;
2. un sistema politico-socio-economico ormai in crisi irreversibile che non sarà più in grado di risolvere i gravi problemi della gente.

Pezzi sempre più consistenti di quelle che una volta chiamavamo “masse” si sono profondamente integrate nel modello del consumismo più sfrenato, e ipocritamente, privandosi di conquiste fondamentali per la nostra vita, hanno voltato le spalle agli strumenti della partecipazione, delegando tutto a personaggi che non lo meritano ed estraniandosi completamente dai processi politici.
In questo scenario, sul quale incombono ombre minacciose, come quella del grande potere mediatico, o delle forze che fanno di tutto per scardinare il nostro sistema democratico, sono soprattutto le forze progressiste ad avere la peggio, perché le manca quell’alimento dello spirito che un tempo gli veniva dall’impegno e dalla passione di tanta gente, che nelle forme collettive più svariate agivano nella società, cogliendone i fremiti più profondi e contribuendo a farla crescere nella democrazia.
Penso che questo andamento potrebbe ancora non essere irreversibile. L’esperienza ha sempre insegnato che la storia poggia le sue basi su processi oggettivi e che è sempre determinante la capacità soggettiva di riuscire a segnare in modo profondo questi processi, trasformandoli e orientandoli quando è stato necessario. Inoltre, tutto ciò insegna che le grandi scelte collettive, non subite, ma vissute e condivise, hanno sempre avuto la forza dirompente, capace davvero di indirizzare la storia.
Tuttavia, da anni, ormai, assistiamo impotenti a lunghi momenti di pauroso ripiegamento delle forze progressiste schiacciate da una specie di auto frustrazione da una parte, ed a scelte sbagliate, strategie inefficienti a far fronte a questo disfacimento dall’altra, che, purtroppo, noi stessi, con la nostra indolenza alimentiamo.
Come dice spesso un caro amico, “abbiamo negato noi stessi … quando pensavamo di poter sostituire la nostra forza, la nostra linfa vitale, che é appunto la partecipazione, con l’autorevolezza di un leader o con qualche campagna comunicativa …”, ed io aggiungo, dando il potere in mano a gruppi culturalmente sottosviluppati, attaccati a quel potere per motivi personali o di appartenenza.
Arriverà mai il momento della ripresa? Non so! Anche se penso che potrebbe cominciare in qualsiasi momento. Come tanta parte di noi, non ho ben presente ciò che si dovrebbe fare, anche se sento che una profonda e forte autocritica potrebbe essere un buon inizio, come lo potrebbe essere il favorire un profondo ricambio della classe dirigente, ma non solo in senso giovanile: quando ciò è successo non ha prodotto mai buoni risultati.
Certamente ciò non basterà a produrre il necessario cambiamento, soprattutto, se l’insieme delle forze progressiste non saranno in grado di impegnarsi seriamente, e responsabilmente, per riappropriarsi della politica e rifondando comunità democratiche che sappiano affondare le loro radici nell’aspetto fondamentale e fondante della democrazia: la partecipazione.

La crisi della politica

“Assistiamo oggi anche alla socializzazione della politica, ovvero al proiettare direttamente sulle istituzioni le mentalità e le culture che definiscono le divisioni sociali. Secondo il prof Massimo Ilardi, docentebdi sociologia urbana, quando a politicizzarsi non sono le identità ma il corpo, i sentimenti, i desideri, l’immaginario, non solo cade uno dei potenti bastioni della razionalità del politio moderno, che è quello della rappresentanza di quegli interessi, crolla anche la possibilità di semplificare la rappresentanza di quegli stessi interessi. Nel momento in cui il privato è stato politicizzato, prima con il femminismo, poi con i movimenti libertari e ora con i problemi di genere e il primato del consumo, che pone il desiderio individuale come fondamento di ogni scelta, anche la politica viene privatizzata, con la sovrapposizione mediatica della vita dei leader e con i conflitti di interesse che sempre più divengono fenomeni che investono i livelli istituzionali. La separazione tra pubblico e privato si incrina e porta all’annientamento del primo e dei suoi valori condivisi e, dall’altra, porta alla rilevanza del secondo nel definire i contorni degli schieramenti e delle contrapposizioni sociali”. Queste riflessioni del Vice Presidente Sergio Costalli fondatore dell’Archivio Storico Memorie Cooperative invitano a prendere atto della crisi della nostra politica sempre più spettacolarizzata, basata sull’apparire priva di senso civico e di misura, una lotta di tutti contro tutti.

di dorianarispoli2013 Inviato su Politica

Orbetello: La lunga odissea della chiesa della Madonna delle Grazie

Ospedale_vecchioSanta Maria delle Grazie rappresenta  uno degli edifici, sacri, più antichi di Orbetello. La sua costruzione risale al secolo nono con il nome di “Santa Maria ad Portam” per la sua vicinanza alla porta d’ingresso alla città. Nel secolo diciottesimo fu ridotta, privata delle navate laterali, ed inglobata nel palazzo che ospitava l’ospedale “San Giovanni di Dio” attualmente ceduto a privati ed in via di ristrutturazione. Al suo interno vi sono degli affreschi quattrocenteschi, di origine Senese, che rappresentano, per Orbetello, l’unica testimonianza artistica di quel periodo. Il Circolo Culturale Orbetellano “Gastone Mariotti” preoccupato dell’integrità delle opere, già nell’ottobre 2008, ha segnalato il fatto con una lettera alle seguenti autorità, ecclesiastiche e laiche, senza ottenere nessuna risposta:

  • Diocesi di Pitigliano – Sovana – Orbetello;
  • Sovraintendenza per il patrimonio storico e artistico per le provincie di Siena e Grosseto;
  • Assessore alla Cultura del Comune di Orbetello.

Successivamente, nell’agosto 2011, in seguito all’articolo uscito sul Fatto Quotidiano che aveva letto della chiesa sul nostro blog, il circolo ha chiesto ed ottenuto la possibilità di promuovere una interpellanza parlamentare al ministro dei Beni Culturali del governo Berlusconi presentata dall’ Onorevole Manuela Ghizzoni e Luca Sani, per sapere:

  1. Se il Ministro fosse a conoscenza dei fatti narrati;
  2. Quali erano le motivazioni che avevano indotto la Soprintendenza a non intervenire per tutelare la chiesa della Madonna delle Grazie di Orbetello;
  3. Come intendesse provvedere a preservare il sacro edificio, espressione del patrimonio storico-artistico toscano e nazionale.
pagina del giornale "Il Fatto Quotidiano"

pagina del giornale “Il Fatto Quotidiano”

Dopo questa interpellanza che andò a buon fine, da fonti comunali vicine all’attuale giunta, ci fu detto che vi erano dei contatti tra la GLOBAL SERVICE S.R.L., proprietaria dell’immobile che comprende la chiesa, e l’attuale amministrazione, in cui veniva sancita da parte della Global Service la volontà di: 1. Restituire la chiesa alla Curia Vescovile e alla Sovrintendenza ai Beni Culturali. 2. Di procedere alla messa in sicurezza del tetto, la sistemazione dello scolo delle acque e il restauro degli affreschi a spese della proprietà. 3. Di definire il passaggio di proprietà della CHIESA alla Curia Vescovile per un restauro completo e per la sua definitiva apertura al culto.

A Giugno 2013, il comune con verbale di Deliberazione della Giunta Comunale n° 163 del 11-06-2013 con Oggetto: CESSIONE DELL’IMMOBILE SITO IN PIAZZA CORTESINI N. 7 DENOMINATO “CHIESA DI S. MARIA DELLE GRAZIE” IN LUOGO DEL VALORE DELLA MONETIZZAZIONE DEI PARCHEGGI PRIVATI PERTINENZIALI – PIANO DI RECUPERO DEL. C.C.N. 25/2007 – DETERMINAZIONE, accetta la proposta della Soc. GLOBAL SERVICE S.R.L che chiede la compensazione dei parcheggi pertinenziali, proposti nel progetto e non realizzati, con la cessione della Chiesa di S.Maria delle Grazie, per una superficie lorda di c.a 72,00 mq., mutilata della parte che era utilizzata come sacrestia.

Noi non sappiamo se questo sia il mezzo migliore e più economico per restituire alla comunità un patrimonio artistico di questa portata. Venduto dalla ASL in maniera arbitraria senza il consenso della Curia, e con la complicità della precedente amministrazione che ha cambiato la destinazione d’uso dell’immobile prima dell’atto di vendita, come risulta dai documenti allegati al contratto.

Madonna di Costantinopoli, raffigura la Madonna col bambino e San Biagio

Madonna di Costantinopoli, raffigura la Madonna col bambino e San Biagio

Per tutte queste cose lasciamo giudicare la magistratura, ma sappiamo che a norma di legge, alcuni nostri iscritti ci confortano tecnicamente nel rilevare le seguenti anomalie:

1) I parcheggi pertinenziali (privati) non sono monetizzabili la legge prevede che siano previsti in ogni progetto al momento della concessione della licenza, lo sono invece gli standards urbanistici;

2) Le delibere fatte in proposito sono poco convincenti perché in giurisprudenza si contemplano solo fatti sporadici che si riferiscono a leggi regionali diverse dalle nostre;

3) Gli oneri concessori si pagano prima dell’inizio dei lavori è giusto ma qui trattasi di parcheggi pertinenziali che vanno previsti per legge. Pensiamo a cosa succederebbe se ogni cittadino che si costruisce la casa chiedesse al comune di pagare invece di costruire il proprio parcheggio.

4) Non è vero che non si possono realizzare parcheggi privati nel contesto di cui si parla perché, il fabbricato adiacente al cantiere dell’ex ospedale, costruito negli anni 70 con tecniche meno moderne, ha parcheggi interrati perfettamente agibili. Si potrebbero fare parcheggi parzialmente interrati o addirittura al piano terra come dice la legge ricordata (l.122);

5) Il danno ai fabbricati lungo il confine del cantiere, che impedirebbe il completamento dei parcheggi non è dimostrato;

6) Il tutto, valutato politicamente, è un bel regalo alla Global Service che si ” leva di torno” un edificio (senza sacrestia ove è prevista un’attività diversa);

7) In delibera non si dice lo stato in cui viene conferita la chiesa (restaurata o no), viene data alla fine lavori quando la legge dice che gli oneri concessori si pagano all’inizio dei lavori;

8) L’acquiescenza ai voleri della proprietà è sospetta e poco concorde con il bene pubblico. Non viene spiegato ove verranno parcheggiate le auto del nuovo insediamento, nel centro storico? e in parcheggi riservati?

9) La chiesa è urbanizzazione secondaria e passerà al comune che non è un soggetto preposto al culto quindi la passerà alla curia? per assurdo se invece di una chiesa cattolica si fosse trattato di una moschea il comune avrebbe avuto lo stesso atteggiamento?.

Concludendo; a noi del Circolo Culturale Orbetellano Gastone Mariotti, a tutti i nostri soci e a buona parte della popolazione orbetellana a cui è stato sottratto, dalla passata amministrazione, un bene culturale patrimonio di tutta la collettività, preme conoscere quale siano le conclusioni di questa operazione visto che la chiesa, per la sua funzione ha perso l’uso della sacrestia.

DENUNCIAMO inoltre la scomparsa dell’antica campana, costruita nel 1488, che fino agli inizi del cantiere era situata, al suo posto, sulla cipolletta del tetto dell’ospedale.

Firmato  –  Il comitato direttivo del Circolo Culturale Orbetellano Gastone Mariotti.