Le antiche mura “etrusche” di Orbetello – Atti della Tavola Rotonda

In questo libro sono contenuti gli atti della Tavola Rotonda che si è svolta il 22 e 23 settembre 2017 ad Orbetello, primo atto di un progetto, presentato nella premessa al volume, che ha come obiettivo la conoscenza, la riqualificazione e la valorizzazione dell’antica struttura che cinge il centro storico della città.

Nel corso dei lavori, dopo una presentazione della storia del monumento dall’epoca rinascimentale ad oggi (Cardosa), una serie di relazioni hanno offerto un quadro complessivo della formazione dell’ambiente lagunare (Velasco) e del popolamento della città e del suo territorio in epoca preistorica (Leonini – Cardosa), etrusca (Zifferero, Ciampoltrini) e romana (Celuzza). Nella seconda parte si è offerta una panoramica dei sistemi di fortificazione in Etruria dalla tarda protostoria (di Gennaro) all’epoca etrusca, con confronti con strutture simili nei territori vicini, quali Vulci (Cerasuolo), Saturnia (Rendini) e Vetulonia (Rafanelli), mettendo inoltre a confronto le mura poligonali di Orbetello con le strutture in tecnica analoga note in area laziale (Cifarelli). A conclusione si è presentato un saggio di rilievo strumentale dell’antica struttura con le possibilità, dal punto di vista della conservazione e della valorizzazione, che tale tecnica offre (Palla – Scalabrelli).

Dai lavori del convegno è emerso come l’ambiente in cui si è sviluppato il primo insediamento dell’area urbana sia tutt’altro che conosciuto; in particolare rimangono incerti: il livello dell’acqua, la stessa morfologia della laguna, la profondità del suo fondale, il collegamento o meno con il mare aperto, la salinità dell’acqua, la navigabilità, tutti dati di fondamentale importanza per comprendere le vicende insediative di Orbetello. Sembrerebbe invece assodato che le mura si fondarono su una paleo spiaggia, oggi scomparsa, quasi sicuramente agli inizi del III secolo a.C., in concomitanza con la fondazione della colonia romana di Cosa (273 a.C.), anche se sulla datazione non tutti gli studiosi sono concordi.

Il volume costituisce una prima ed unica raccolta di informazioni sul manufatto, sul periodo in cui fu realizzato con confronti tra strutture simili, e costituisce il necessario punto di partenza per una qualsiasi operazione di valorizzazione. Abbiamo fatto un ulteriore sforzo per dare un’importanza all’evento ed alla riqualificazione delle mura perché vogliamo ripartire da questi atti per proseguire nel progetto di valorizzazione.

Durante i lavori del gruppo è stato realizzato un modello 3d di una parte delle mura, circa 350 metri, che ci ha permesso di evidenziare le criticità e gli interventi necessari.

Leggendo questo codice QR con uno smartphone potrete vedere il modello 3d delle mura in una versione alleggerita.

http://www.effigi.it/muraorbetello/

Orbetello: Autostrada Tirrenica SI o NO

 
Autostrada SI autostrada NO .
E’ il dilemma che assilla i cittadini di questo territorio, perché impatti violenti come questo possono causare danni irreversibi.
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L’autostrada nella provincia di Grosseto è il tratto che manca per completare la tratta sulla costa Tirrenica, quest’opera dovrebbe essere realizzata anche se le strategie da seguire potevano essere a suo tempo molto diverse. Infatti questo tratto sarebbe sufficiente a supportare il traffico leggero qualora i mezzi pesanti venissero convogliati via mare o per ferrovia.
Certamente se l’autostrada s’ha da fare questa deve avere tutti i requisiti per far fronte alle esigenze dei prossimi cento e più anni e non è certo che questo avviene con un ampliamento dell’Aurelia, come vorrebbe la SAT.  Distruggere una così importante arteria, per il territorio maremmano, sarebbe pura follia perché viene a devastare tutte quelle strutture presenti lungo il suo tracciato, creando disaggi indescrivibili per i residenti, annientando strutture alberghiere e attività commerciali industriali e artigianali è vera follia partorita da una mente diabolica e speculativa.
Questo grosso intervento sul territorio porta al cambiamento delle politiche di sviluppo, di conseguenza niente sarà più come prima. Maremma sarà sempre meno maremma, perché  sarà distrutta sia la sua storia sia la sua tradizione, che a tutt’oggi sono da offrire ai molti turisti che
scelgono le nostre zone. Non si può accettare quindi che in nome di un grosso risparmio (tutto da verificare), il tracciato venga realizzato lungo la costa a spese di un’arteria realizzata a suo tempo con i soldi dei cittadini, ed ora confiscata per pura speculazione da una società.

OCCASIONI FAVOREVOLI (Un sorriso fra una cosa seria e una cavolata)

Equilibrio  precario… Purgatorio! Avanti i signori pel Purgatorio! Due minuti di fermata!
L’agitazione destata nel vagone da queste parole pronunciate a voce alta, risvegliò Righetto dal leggero assopimento nel quale era caduto durante il viaggio. Tutti i viaggiatori si preparavano per scendere: tiravano le valigie di sotto le panchine, staccavano dalle reti le borse da viaggio, infilavano i loro cappotti. Righetto prese la valigia e si accinse a scendere come gli altri.
La notte era alta, ed una tramontanina secca, rigida, sferzava i viaggiatori assonnati, spingendoli verso l’uscita.
Righetto aveva tirato fuori macchinalmente il biglietto, e stava con un piede fuori, quando si sentì tirare per la manica del pastrano. Si voltò: era il controllore.
– Chiedo scusa, signore; Ella non può scendere!
– Perché, fece Righetto sorpreso.
– Questo è un biglietto pel Paradiso, non pel Purgatorio.
– Pel Paradiso? Ma è impossibile caro mio. Io sono un gran peccatore, vi prego di crederlo, e non posso ammettere a mio favore una eccezione così segnalata …
E inconsciamente, quasi a provare la giustezza del suo asserto, protese verso di lui la sua valigia piena zeppa di peccati, parecchi dei quali erano enormi e della più bella risma.
Ma il controllore riprese alzando le spalle.
– Io non so dir questo; il caso non è di mia competenza: ma, con sua buona pace non posso ammetterla in Purgatorio se non munito di un biglietto speciale e regolare! Capirà, noi abbiamo la nostra responsabilità …
E senz’altro gli cacciò il biglietto fra le mani e gli voltò le spalle.
Non c’era che ridire, aveva ragione: la parola Paradiso era lì, chiara, lampante, in maiuscoletto grasso, splendidamente dorato e adorno di fregi bellissimi: un piccolo capolavoro tipografico, che pareva uscito allora dalla Tipografia Ballini.
Diamine di contrattempo! Con quella tramontanina dover risalire in vagone per chissà quante ore ancora! Confessava che il pensiero del calduccio che l’avrebbe aspettato in Purgatorio lo solleticava.
Si affrettò al buffet e prese, con la massima sollecitudine, un consommè di pazienza e due fettine di buona volontà: ne aveva proprio bisogno! Ma trovò diabolicamente salata, la tariffa del buffet del Purgatorio. Vi basti sapere che nel vostro povero mondo non c’è che l’acqua della Laguna di Orbetello che la superi.
Risalì nel vagone quando appunto il treno era sulle mosse. Non vera rimasto che un solo viaggiatore: un anziano uomo con i capelli bianchi che staccavano sul rosso del suo simpatico volto, adorno di un sorriso intelligente e di grinze che dimostravano tanta esperienza, ma anche la fatica per il duro lavoro che aveva fatto durante tutta la sua vita.
L’aveva visto spesso gironzolare per Orbetello, ma in quel momento, non ricordava se si trattasse di un minatore della miniera del Passo, oppure di un pescatore della Laguna o di un muratore, che lavorava saltuariamente.
Per lui capiva benissimo il Paradiso: aveva speso la vita a fare un lavoro duro, sempre esposto al caldo e al freddo, ed era più che giusto che andasse a riposarsi lassù per l’eternità; – ma egli, peccatore impenitente, che il viaggio aveva colto con rapidità fulminea, fra una riunione e una passeggiata per la Diga! Era troppo !
– Fuma? Gli fece l’anziano uomo, porgendogli il portasigarette.
– Con piacere!… La ringrazio. Siamo rimasti in pochi, pel Paradiso!
– Eh, eh! Proprio così: la media pel Paradiso è sempre stata piuttosto scarsa …
– E, perdoni, il viaggio sarà ancora lungo?
– No, non troppo! Capirà, con la velocità del treno! Sa Ella che noi attraversiamo gli spazi interplanetari con la velocità di mille chilometri al minuto secondo?
Righetto lo guardò in viso credendo che celiasse: era invece serio come un bollettino ufficiale.
– Mille chilometri al secondo? Misericordia!
– Proprio così. Sulla terra neanche gli express delle linee americane hanno ancora raggiunto questo bel risultato! Col tempo, chi sa? Eh! Eh!
– Mille chilometri! Davvero, cose dell’altro mondo, è il caso di dirlo!
– Infine, meglio; è tutto tempo guadagnato.
– Per lei, signore, ma per me? – E qui gli narrò tutto: i suoi calcoli, i suoi timori, le osservazioni del controllore, e gli mostrò il biglietto.
– Uno sbaglio? Fece lui. Ma qua è impossibile.
L’amministrazione funziona con una precisione ed un accordo ammirabili, da cronometro svizzero: si persuada che s’Ella ha un biglietto pel Paradiso è proprio perché è stato trovato degno di entrarci.
– Ma, e i miei peccati? Ce n’ho qui una valigia piena, e di che qualità!
– Poco monta! Coi peccati avrà anche qualche buona azione che li riscatterà tutti. Gli angeli incaricati della visita dei bagagli, all’Ufficio di Sanità, hanno buon naso, non dubiti; e se invece di stivarlo nella diligenza per l’Inferno, lo hanno collocato nel diretto pel Paradiso, avranno le loro buone ragioni. Stia dunque di buon animo!
Il dialogo continuò così per un bel pezzo, mentre il treno, con la velocità vertiginosa di 3.600.000 chilometri all’ora, varcava spazi immensi avvolti nelle tenebre.
Finalmente il suo compagno di viaggio gli additò, sulla destra del treno, un punto luminoso che pareva si venisse avvicinando rapidamente.
– E’ la stazione del Paradiso: prepari i bagagli, siamo giunti.
E dopo poco si trovarono come immersi in un mare di luce tiepida e bianca dai riflessi opalini delicatissimi.
Righetto si rese conto immediatamente che in Paradiso erano ormai, da tempo, passati all’energia pulita, a quelle fonti alternative di cui da tanto tempo si parla sulla Terra e non si riesce a cavare un ragno da un buco, e pensò al buco nell’ozono, e a tante altre porcherie.
La portiera si aprì ed una voce in do maggiore, a petto della quale il do di Caruso sarebbe apparso un miagolio di micino raffreddato, gridò:
– Il Paradiso! Per di qua, signori! All’Ufficio di Sanità per la consegna bagagli!
Righetto decise di rinunciare a descrivere ciò che vedeva, ciò che provava quando scese dal vagone: vi basti sapere che la sua prima impressione fu quella di chi si desta all’improvviso in qualche casolare dell’Argentario e scopre quell panorama bellissimo.
Un angelo gli venne incontro sull’uscio dell’Ufficio visite.
Consegnò la valigia, ed egli l’aprì, e con destrezza meravigliosa cominciò a versare fuori quanto di bene e di male, sia in pensieri che in opere o in omissioni, egli aveva commesso negli anni di vita sublunare.
Oh! Come a quella divina luce, gli parve piccino e meschino e pietoso il mucchietto delle buone azioni, e dei buoni pensieri – grande e orrido e ributtante il mucchio delle azioni cattive e dei cattivi pensieri! Un vero letamaio.
L’angelo trasse dalla cintura una bilancia d’oro e rimboccate le maniche della tunica sfolgorante ammucchiò su un piatto i due o tre pizzichi di bene e sorridendogli per infondergli coraggio, sollevò la bilancia.
Vi lascio immaginare la confusione di Righetto quando vide il piatto del male calare pesantemente sul fondo e quello del bene sollevarsi leggermente
Anche l’angelo era titubante e cominciò a chiedergli se per caso gli era sfuggita qualche buona azione e lo spronò a frugare nella valigia. Dopo averla rovistata e scossa ben bene:
– Nulla! Null’altro! Veda in saccoccia! E’ impossibile un errore così madornale!
Al colmo della confusione Righetto cacciò le mani nelle tasche e tirò fuori un pieghevole e un pacchetto di volantini elettorali di vari partiti.
L’angelo, evidentemente al corrente della nostra politica terrena, prese il pieghevole contenente un programma culturale e i volantini li buttò in un canto:
– Non questi: cartaccia inutile; guardiamo quel pieghevole!
E preso il pieghevole lo gettò sul piatto del bene, che – o meraviglia! – scese a terra, sollevando senza sforzo tutto quel po’ di male ammucchiato sull’altro piatto.
– Salvo! Esclamò l’angelo raggiante di gioia: salvo!
E preso il pieghevole, lo esaminò curiosamente.
– Ah, ora comprendo: è il programma estivo “GIOVEDI CULTURALE”, del Circolo Culturale Orbetellano “Gastone Mariotti”. Non mi meraviglio s’Ella è stato trovato degno del Paradiso!
E prendendolo per mano lo scortò alla eterna beatitudine, ove fece il suo ingresso trionfale e si trovò in mezzo ad un gruppo di persone, fra le quali riconobbe Raffaele Del Rosso, Pietro Raveggi, Furio Lenzi, Giovanni Giuseppe Bartolomeo Vincenzo Merci, in arte Pinetti, Jacopo Gelli, Michele Bolgia, Alfredo Ceccherini, Anteo Ercole ed altri concittadini intenti a discutere sul ritorno della statua di Giuseppe Garibaldi in piazza Eroe dei due mondi.
E qui sarebbe il caso di dire qualche cosa di più del Paradiso, ma il primo articolo del Regolamento Interno vieta formalmente ogni indiscrezione.

LA ROCCA SPAGNOLA ORBETELLANA. UNA VERGOGNA CITTADINA.

Plan d'OrbetelloDopo un paio di settimane di lavoro per l’organizzazione della pulizia della Rocca spagnola orbetellana, una serie di organizzazioni culturali e sociale di Orbetello, ieri mattina, nove giugno duemilatredici, un bel gruppo di cittadini armati di guanti, motoseghe, decespugliatori, pale, seghe, pennati ed altri arnesi si è presentato all’appuntamento ed ha proceduto ad un primo intervento di pulizia dell’importante bene culturale.
Alcuni ristoratori hanno messo a disposizione dei volontari il pranzo e altre aziende attrezzature necessarie per la pulizia.
Un folto gruppo di giovani e tutti i presenti, uomini e donne, lavorando con determinazione, hanno portato a termine un immane compito, riuscendo a far riemergere la bellezza, l’importanza e la vastità di un monumento, che da circa cinquant’anni e stato lasciato, vergognosamente, nell’abbandono più totale.
Erano presenti e si son dati da fare anche loro con volontà, il Sindaco Monica Paffetti, il Vice Sindaco Marcello Stoppa e l’Assessore Walter Martellini.
Spero che questo faro acceso dalla sensibilità e dall’attaccamento alla propria terra di una parte dei cittadini per far comprendere quanto sia importante la tutela e la valorizzazione dei monumenti e dei beni culturali in generale, anche ai fini dello sviluppo economico in una comunità a vocazione turistica, non si spenga più e chi di dovere, Comune, Provincia, Regione, tutta la cittadinanza, si sveglino da un letargo cinquantennale su questi temi, non si trastullino più nell’immobilismo, nell’insensibilità, nell’ignoranza dei problemi di interesse collettivo, e acquisiscano finalmente professionalità per la predisposizione di programmi e progetti seri e responsabili, attraverso i quali si può anche trovare i finanziamenti necessari.

LE LINEE DI UN POTENZIALE PROGETTO.
La grande Rocca senese/spagnola di Orbetello, con le imponenti mura, bastioni, ridotte e polveriere (1400-1600), complesso maestoso di fortificazioni, il cui livello rivela la mano di architetti militari di grande valore, quasi unico nel suo genere, di proprietà pubblica, potrebbe divenire il polo culturale della Costa d’Argento, ritrovando tutti i percorsi che collegavano le strutture per scopi di difesa, che oggi possono essere riutilizzati per avere collegamenti fra i vari edifici e i tanti locali, fuori e nel corpo delle fortificazioni, che verranno destinati ai molti interessi culturali che gravano sulla zona.
Contemporaneamente si potrà avere un percorso ininterrotto dalla Polveriera Guzman, che si affaccia sulla Laguna di levante, e dal Bastione Guzman si proseguirà poi sui terrapieni della cortina, quindi si attraverserà il Bastione S. Maria, dove si trovano tre ampi locali, e si entrerà nella Rocca, fulcro di tutto il complesso. Da qui, oltrepassata la Porta Nuova, si accederà alla cortina del Bastione Burgos e alla bassa Batteria d’Arcos.

Con evidenti riflessi non solo culturali, ma anche legati a visite guidate a scopo di studio e turistiche.

LA NOSTRA MAREMMA

049a Ci avviciniamo alla stagione primaverile, quando sul Monte Argentario e sulle colline maremmane dell’entroterra il crepuscolo allunga i suoi chiarori, le notti cominciano ad essere più brevi e più lungo il giorno per camminare.
E’ il momento propizio per percorrere i silenziosi sentieri, prima che il tempo delle vacanze li renda troppo frequentati; andiamo, dunque, con passo leggero, e nella quiete avremo il tempo di pensare ai tempi andati, alle esperienze che la vita ci ha riservato, alle passioni che ci hanno legato per sempre a questa terra: il silenzio, il cielo, gli odori della macchia mediterranea, ci terranno compagnia.
Così, una mattina di qualche primavera fa, di buon’ora, abbiamo lasciamo Orbetello per arrivare lassù, sulla vetta più alta del Monte Argentario.
Dopo il Convento dei Passionisti, che domina la vallata fino alla Laguna, ci siamo fermati a guardare il paesaggio sottostante: il sole cominciava ad illuminarlo, era splendido, punteggiato di macchia mediterranea e pinete, vigne, campi verdi, tante piccole case in lontananza e la laguna, che sembrava uscire da un mondo incantato, un territorio colmo di storia millenaria, abbracciato dal mar il Tirreno.
In quel silenzio, insieme ai nostri pensieri, ascoltiamo i gorgheggi melodici degli usignoli che hanno appena raggiungo la nostra terra dopo un lungo viaggio e si apprestano a preparare il loro nido.
Riprendiamo a salire e alla deviazione che porta alla croce, un po’ stanchi, ci siamo seduti sotto un leccio per riposare qualche minuto, prima di fare l’ultimo tratto che ci avrebbe portato alla meta.
Ci siamo, la parte più alta del Monte Argentario, a metri 635 e, come la prima volta che arrivammo quassù, restiamo assorti e rapiti di fronte ad uno spettacolo di grande suggestione.
L’arco nord – est – sud, il grande anfiteatro che va da Grosseto e i monti dell’Uccellina ai confini con il Lazio ed oltre, passando per il Monte Amiata è ormai completamente avvolto dalla luce del sole. Da quassù sembra ancora più grande, i paesi sulla costa e sulle colline sono immersi nel verde della macchia, nell’azzurro del mare o nel grigio di una lieve foschia in lontananza: Orbetello, Porto S. Stefano, Porto Ercole, Albinia, Talamone, Pereta, Montiano, Magliano in Toscana, Manciano, Capalbio, Montalto di Castro.
A ovest, la grande distesa del mar Tirreno, che mette in risalto, partendo da sud, l’isola della Formica di Burano, l’isola di Giannutri, in un velo di foschia l’isola di Montecristo, l’isola del Giglio, e più a nord, molto lontano, delle cime che dovrebbero essere quelle dell’Elba, e ancora le Formiche di Grosseto.
Pensiamo alla gloria, alla grandezza storica, alla vetusta tradizione di questa terra, che finora, purtroppo, è stata un po’ trascurata e maltrattata e ai suoi figli, a tutti noi, che non siamo stati capaci di onorarla e dargli il valore che merita.
Pensiamo alle tante vestigia dell’antica cultura eneolitica, chiamata convenzionalmente di Rinaldone, della civiltà etrusca e di quella romana, che in gran parte giacciono neglettamente abbandonate senza che nessuno se ne curi, mentre potrebbero divenire degna meta di visitatori e nuovi lumi potrebbero proiettare sull’indagine archeologica; ai materiali litici lavorati da uomini vissuti un milione di anni fa, rinvenuti a Montauto e in altre zone e alle civiltà litiche, che si sono susseguite nei millenni con una grande lentezza culturale su tutto il territorio maremmano; alle tante necropoli, alle mura poligonali come quelle di Orbetello e Cosa, alle città morte cosparse d’imponenti ruderi, ai manufatti meravigliosi di tecnica e di mole, come quelli della Tagliata, col mitico Speco, oggi chiamato Spacco della Regina, nelle vicinanze della tanto discussa Subcosa; alle mura ciclopiche di Orbetello, uniche sull’acqua, lasciateci dagli etruschi, o forse dai pelasgi; a Magliano in Toscana, tanto ricco di memorie della squisita arte senese, dove il nostro concittadino Pietro Raveggi identificò la tanto ricercata etrusca Heba, con la sua estesa necropoli di tombe dalle più svariate costruzioni e forme; alla Valle dell’Albegna dove era ubicata l’arcaica città di Caletra con i sorprendenti ritrovamenti, fra cui la meravigliosa Fibula d’oro, un gioiello dell’oreficeria rasenia, e più in alto Saturnia città degli Aurini, dove si possono ammirare le venerande mura e la grande necropoli di Pian di Palma; alla tenuta di San Donato, dove nell’esecuzione di lavori di bonifica, furono scoperte tombe a circolo del diametro di 32 metri, con bare in travertino e qualche cimelio della più alta antichità; a Manciano, Pitigliano e Sorano, a cavaliere del fiume Fiora, l’antico Armine, dove sorgono le vestigia di Statonia, ritrovate nel 1894 da Riccardo Mancinelli, alla sua area urbana e all’interessante necropoli, col sepolcreto in celle di tufo, che si può ancora rintracciare. E poi Sovana dalle tombe rupestri e i suoi superbi e silenziosi edifici; alle tante antichità romane da ammirare, a S. Liberata, Torre Saline, Sette Finestre, Sughereto di Ballantino, Talamone, isole di Giannutri e Giglio e alle tante altre rimaste sconosciute o conosciute solo da poche persone, che attestano indiscutibilmente il fervore di vita goduto da questa zona in quei lontani tempi; ai longobardi e ai bizantini, alla vita medievale, che seppure chiusa in un isolamento collinare, ha lasciato innumerevoli e interessanti testimonianze in quasi tutti i paesi del nostro territorio; alle lunghe dominazioni di Siena, della Spagna, dell’Austria, dei Borboni, con le innumerevoli e possenti testimonianze di difesa lasciate sul territorio; alla Maremma di ieri, alla malaria e ai tanti disagi delle popolazioni che ci hanno preceduto, al loro lavoro e ai loro sacrifici per domare queste, allora, dannate ed amate terre.
Pensiamo alla Maremma di oggi e al suo riscatto ma, nello stesso tempo non possiamo fare a meno di pensare a ciò che potrebbe realmente essere questo territorio, se tutti noi fossimo in grado di pensare meno al presente e un po’ più al futuro.

LE STRUTTURE FORTIFICATE DELLA COSTA D’ARGENTO.

Piazza di Orbertello
Una idea su cui lavorare, per la formulazione di un progetto da sottoporre poi al finanziamento della Comunità Europea o di qualche altro ente pubblico o privato.
Il complesso delle fortificazioni della nostra zona, importante per la storia politica, militare, sociale e artistica, non può più essere ignorato lasciando che il tempo, gli usi impropri e le manomissioni finiscano per travisare e distruggere anche quello che è rimasto.
Si tratta di un opera che contiene in se tutti gli elementi per divenire fonte di sviluppo economico – culturale e che potrebbe interessare tutta la Costa d’Argento.
Purtroppo ad Orbetello il Fosso Reale è quasi completamente scomparso perché interrato negli anni 30 del secolo scorso, tuttavia, tracce delle postazioni avanzate si scorgono ancora e sarebbero recuperabili almeno in parte. Inoltre, la cinta bastionata pur essendo fortemente manomessa con interventi successivi che nulla hanno a che fare con essa, può ancora essere salvata.
Se non vado errato, nel 1984/85, la Soprintendenza per i beni Ambientali e Architettonici di Siena e Grosseto, in collaborazione con dell’Amministrazione Comunale, mise mano ad uno studio per un progetto che avrebbe interessato l’intera zona fortificata tale da ridarle omogeneità e leggibilità.
L’orientamento era quello di un accurato restauro degli edifici che in tempi ormai lontani erano stati usati per scopi militari, edifici che, una volta restaurati, sarebbero stati adibiti a musei, centri culturali, di ricerca scientifica, e altre attività legate alla cultura, di notevole interesse per la nostra città, che avrebbe potuto così tornare, in una veste legata alla nostra vocazione turistica, un centro di attività culturali di tutta la zona, ed essere investita nuovamente di quell’importanza che per secoli aveva avuto come capitale dello Stato dei Reali Presìdi Spagnoli.
La cinta fortificata di Orbetello, trovandosi a far parte di un sistema bene organizzato di fortificazione militare che. intervallato da numerose torri di avvistamento, formava una straordinaria difesa costiera, con un programmi di questo tipo, si troverebbe al centro di una serie di iniziative che ridando vità a questo complesso, lo trasformerebbe, come abbiamo detto, in un importante strumento di sviluppo socio – economico – culturale.