A PROPOSITO DI VITIGNI E VINO

Questo articolo fu scritto nel 2001 e pubblicato nel Periodico storico tecnico scientifico “LE ANTICHE DOGANE” – Anno V n. 44 del febbraio 2003

UN VINO ECCELLENTE PRODOTTO IN MAREMMA NEI SECOLO PASSATI: IL VIN RIMINESE

(L’articolo, anche se è un po’ lungo, lo pubblico perché molto interessante)

Il Riminese 1La Maremma è stata interessata dalla produzione del vino fin dai tempi più remoti. Etruschi, Romani e, successivamente, gli altri popoli che dominarono questi territori, hanno perpetuato la tradizione producendo dell’ottimo vino.
E’ certo che la produzione di vino, come altre produzioni agricole, ha avuto lunghi periodi di decadenza dovuti, in particolare, alla disastrosa situazione in cui cadde la Maremma a seguito del malgoverno idraulico dei terreni e al conseguente spopolamento delle campagne, che determinarono il suo impaludamento e l’estendersi del morbo della malaria.
Tuttavia questa particolare produzione ha sempre avuto molte attenzioni da parte dei tanti produttori, riprendendo sempre vigore appena i tempi miglioravano.
Il Monte Argentario, insieme all’Isola del Giglio e all’immediato entroterra orbetellano, vengono da sempre indicati come luoghi dove si produceva, e si produce ancora, un eccellente vino: l’Ansonico.
In questa occasione non parleremo però dell’Ansonico, ma di un altro eccellente vino, il Riminese, che da parecchi decenni ormai non si produce più.
Da ragazzo, quando abitavo a Porto Ercole e facevo parte di una grande famiglia contadina, sentivo spesso parlare del Riminese, un vin che molti vignaioli e la stessa mia famiglia, producevano in una certa quantità.
Da quando la mia famiglia, nel 1938, cessò di svolgere questa attività, non avevo più avuto occasione di sentir nominare questo vino. Poi, improvvisamente, il Riminese riaffiora quando, nel 1988, andato in pensione, potevo dare sfogo alla mia grande passione: la ricerca storica e delle tradizione della mia terra natale, della Maremma.
Così, ogni tanto, nelle mie ricerche vengono fuori documenti d’archivio e vecchie cronache che decantano questo vino con parole di ammirazione per la sua bontà e per la sua qualità.
Allora, queste notizie e i conseguenti ricordi della mia gioventù, cominciarono a sollecitare la mia curiosità, per la storia che stava dietro all’arrivo di questo vitigno nella nostra zona e alla sua produzione che è durata fino ai primi decenni del 1900, anche se in quantità limitate e per uso familiare.
Sono così partito dalle testimonianze dei cronisti dei secoli scorsi trovati fino a questo momento, dei quali trascrivo le parti che trattano del riminese:

SANTI GIORGIO, Viaggio secondo per le due province Senesi che forma il seguito del viaggio al Monteamiata, Pisa 1798. “Le sue colline (di Porto Ercole N.d.R.) e la valle aggiacente stessa son coltivate a vigne, le quali producono ottimi vini. Fra essi si distingue il cosiddetto Vin Riminese, bianco, limpido, spiritosissimo, e tale, che fatto con diligenza, ed invecchiato non ha invidia ad altri liquori di Europa. Tale si era quello fattoci bere dal nostro Ospite, che vi pon cura particolare …”.

CUPPARI PIETRO, Escursione agraria sul Monte Argentario, in Giornale Agrario Toscano, Nuova Serie, 1854, T. I. pp. 139 e seguenti. “… Molte sono le varietà di uve coltivate al Monte Argentario e non poche di provenienza spagnola; ma la più distinta è quella che va sotto il nome di “Riminese” e che produce un vino gialliccio, assai generoso e di molta grazia”.

DELLA FONTE L., Da Firenze a Roma per Grosseto e Porto Ercole. In villeggiatura ed al Congresso degli Scienziati. Lettera al Marchese Commendatore Luigi Ridolfi, 1873 – 1874. “Porto Ercole 21 ottobre 1873, Il Riminese è un vino caratteristico del Monte Argentale celebre da antica data e di prodotto ristretto, come il Lacrina Cristi del Vesuvio ed il Capri: risente molto del vino di Sicilia, senza manifestare per nulla gusto d’alcool, cosa che spesso riscontrasi nei vini del mezzogiorno. E’ generoso, passante, piacevole, si avvicina molto ai vini da dessert senza lasciare d’essere buon vino da pasto”.

LOSI GIOVACCHINO, Viaggio in strada ferrata. Da Roma a Siena per Civitavecchia, Grosseto ed Asciano, Tipografia Righi Pastore e C., Roma, 1887. (Trattando del territorio orbetellano) “La campagna è fertile e caldina; ond’è che i prodotti del suolo vi maturano con sollecitudine. E’ celebre per la forza e squisitezza il vino che dicesi Riminese”.

CECCONI G., Il soldato Polfi e i suoi camerati, Ed. Baroni e Lastrucci, Firenze, 1897. “… Toh! Dice il Gori. O di dove vieni? E quando sei arrivato, pretaccio? Psi … fa il prete, mettendosi l’indice diritto appoggiato al naso e al mento. Zitto lingua maledica! Arrivo in questo momento, vengo dal convento, e vi porto questa bottiglia di Riminese di sei anni, uscita dalla cantina di Nieto …”

BANDI GIUSEPPE, I Mille, A. Salani editore, Firenze, 1902. “… Sulle ventiquattro, scendemmo giù nel cenacolo del generale per rifocillarci. Le provviste, fatte a Santo Stefano, avevano messo in grado il nostro cuoco di pascolarci assai bene; i fiaschetti di vino nero e le bottiglie di riminese del gonfaloniere Arus e d’un brav’uomo delle vicinanze d’Orbetello, ci resero degni d’invidia a Lucullo”.

DEL ROSSO RAFFAELE, Pesche e Peschiere antiche e moderne dell’Etruria Marittima, Ed. O. Paggi, Firenze, 1905. (A proposito della pesca del tonno nella tonnara di Porto S. Stefano) “… Dopo lo spettacolo di sangue gusterete le carni squisite, eccellenti in ogni salsa, tanto più se rallegrate dal vino squisito dell’Argentario, l’inebriante Riminese che ha scintillamenti di topazio …”.

Un altra citazione che, pur venendo proposta come semplice curiosità, ci dice, ancora una volta, quanto era rinomato il Riminese, proviene da un Manoscritto grossetano che si trova a Grosseto nella Biblioteca Chelliana, scritto da ignoti nell’aprile 1862, all’epoca dell’arresto del bandito Enrico Stoppa di Talamone. Probabile autore è il dottor Pietro Beltramini, allora medico a Talamone, che fu uno dei sequestrati dello Stoppa. Nel manoscritto l’estensore lancia terribili accuse nei confronti dello Stoppa e della sua famiglia, e tra le altre cose scrive: “Nella famiglia eranvi due avvenenti figlie (zie di Enrico) che generavano un proverbio ripetuto tuttavia con ilarità per la Maremma e che noi ci permettiamo anco ripetere: Riminese di Porto Ercole, e P. … di Banditella (Banditella era il casale ove abitava la famiglia Stoppa N. d. R.). Nota nel testo: “Il riminese è un vino di cui tuttora si vanta Porto Ercole”.

In Vini d’Italia giudicati da Papa Paolo III (Farnese) e dal suo bottigliere Sante Lancerio”, opera di Ferraro Giuseppe, tratta da manoscritti esistenti nella Biblioteca di Ferrara, che trattano anche del vino che produceva nel 1500 Agostino Chigi a Porto Ercole, troviamo questo passo: “… Il vino di Porto Ercole viene da un porto ed villa nel Monte Argentaro, et rare volte sono buoni, ma, quando sono nella loro perfettione, non è pari bevanda, massimo quelli della vigna che fece piantare Agostino Chigi, senese. Il sapore di tale vino vuole essere amabile et non fumoso, perché in tali vigne sono assai moscatelli. Il vino vuole havere colore dorato et non grasso ne agrestino, atteso che per la delicatezza presto si farebbe forte. Tale sorte di vino era molto grata a S. S. et a molti prelati. Et quando S. S. lasciò il mondo ne beveva, et più volte disse non havere avuto nel suo pontificato migliore ne pari bevanda …” Si trattava già allora del famoso Riminese? Da questa succinta descrizione delle sue caratteristiche e dalla sede di provenienza delle notizie, la Biblioteca di Ferrara, sembrerebbe possibile una risposta affermativa.

Quattro anni fa cominciò la mia ricerca storica e successivamente quella per capire con quale vitigno si produceva questo vino, che cronisti e storici hanno tanto decantato. Interpellati vecchi vignaioli di Porto Ercole, mi fu assicurato che nella zona esisteva ancora qualche vitigno.
La ricerca del vitigno non fu lunga; fra le persone di Porto Ercole che ancora hanno piccolo appezzamenti di terreno a vigneto, due anni or sono, sono finalmente entrato in possesso di alcune marze di questo vitigno ed ho cominciato a praticare, in modo del tutto artigianale e senza tante competenze, innesti in un piccolo vigneto sul Monte Argentario, località Spaccamontagne, nella zona di Porto Ercole.
Sarà effettivamente questo il vitigno con il quale in passato, a Porto Ercole in particolare, ma anche in altre zone del Monte Argentario e nell’orbetellano di produceva il Riminese?
L’uva, grappoli abbastanza grossi e lunghi con acini rotondi, è particolare per il colore tendente al giallo anche prima della maturazione e tendente al rosa a maturazione completa.
Quest’anno sono entrate in produzione una decina di viti; l’anno prossimo altre ne entreranno in produzione. Nella vendemmia 2002 sarà prodotto quindi un po’ di questo vino in modo del tutto artigianale, e ci renderemo conto delle sue caratteristiche e della sua bontà.
Nel frattempo la ricerca per sapere qualcosa di più su questo vitigno ha fatto un ulteriore passo avanti; consultando trattati di viticoltura ho trovato che il vitigno “Albana” è anche chiamato “Albana di Bertinoro o Riminese”, quindi un vitigno romagnolo.
Adesso, la parte più difficile. Scoprire se il vitigno fu importato nel Monte Argentario da quella zona della Romagna, oppure da qualche altra zona, in quale epoca e da chi.

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