FRAMMENTI DI STORIA LOCALE. 1909: FARSA ORBETELLANA

FARSA ORBETELLANANel 1909 Raffaele Del Rosso finì di scrivere il libro “IL DOTTOR AMBROGIO. Storia aneddotica di un piccolo Stato distrutto dal 1799” che fu pubblicato in appendice al giornale repubblicano di Roma “LA RAGIONE” in 140 puntate.
L’opera che non era mai stampata come libro, fu pubblicato dal Circolo Culturale Orbetellano “Gastone Mariotti” nel 1966, in occasione del II° Convegno “Maremmani da ricordare”.
A proposito di quest’opera, nel 1910, si sviluppò in Orbetello una polemica, alimentata dai suoi avversari politici, contro Raffaele Del Rosso che, fra le altre cose  sostenevano che il Comune aveva contribuito alla copiatura dell’opera stessa facendola copiare dall’impiegato comunale. L’articolo pubblicato il 7 agosto 1910 dal giornale Etruria Nuova di Grosseto ci rende edotti di questa rovente polemica.

ORBETELLO. UNA LAPIDE DELL’ETÀ AUGUSTEA

Palazzo municipale -Le iscrizioni latine dell’età repubblicana, augustea ed imperiale scoperte, soprattutto, nei secoli XVIII e XIX nella nostra zona sono tante e le ha documentate con grande chiarezza e abbondanza di particolari, Mons. Pietro Fanciulli, nel suo libro “TRA PASSATO E PRESENTE. Raccolta di scritti minori e inediti sulla Maremma e la Costa d’Argento”, edito dalla Laurum Editrice di Pitigliano nel 2005.
La conoscenza di queste iscrizioni latine, “nel passato riservata a pochi iniziati e agli studiosi di epigrafia”, non è stata molto utilizzata dagli studiosi di storia locale e per questo, oggi, è poco conosciuta.
Sono invece una testimonianza importante perche oltre a “scoprire le mute testimonianze della vita di ieri”, potrebbero diventare oggetto di analisi interessanti, sotto l’aspetto grafico, stilistico, archeologico e storico, per farci conoscere in modo più completo la storia della nostra terra.
In questa occasione voglio parlare della lapide che si trova murata nello spigolo del palazzo comunale (Piazza Plebiscito), ad un altezza di circa quattro metri da terra, difficile a vedersi e nell’assoluta impossibilità di poterla leggere. Vi sono incise lettere latine, molto eleganti, in due versioni sui due lati.
Ecco il testo:

Lato destro:
IMP . CAES . M . AVRELIANO
ANTONINO . AVG . PIO . FELICI
PARTH . MAX . BRIT . MAX
PONT . MAX . TRIB . POT
XVI IMP . II . COS . IIII . P . P
RESPUBLICA COSANORVM
INFATICABILI
[…]VLGENTIA . EIVS

Lato sinistro:
CAES . M . AVR . ANTONIMO
AVG . PIO . FEL . PARTH . MAX
BRIT . MAX . IIII . ET
DECIMO . CAELIO . BALBINO
COS . DEDIC . V . NON . MA
PER PORCIVM . SEVERINVM . C[…]
CUR . REIP . COSANORVM
LEGATO . ENNIO . HVACINTO

“Si trovava su una piccolo base marmorea. Fu rinvenuta nel 1776 in Orbetello nel fare nuove fortificazioni, tra altri frammenti di marmi antichi di un pilastro che fu demolito, vicino alla via Aurelia.
La lapide fu posta sul muro della prima porta di Orbetello, detta Porta a Terr; poi murata, non si sa quando, sullo spigolo del Palazzo Comunale tra la Piazza e il Corso Italia, ove si trova tutt’ora.”

Come dicevo, è impossibile leggere l’iscrizione ed ammirarla, murata com’è, a quell’altezza da terra.
Non sarebbe più logico rimuoverla e portarla nel nostro museo archeologico, a disposizione dei visitatori e di coloro che si interessano di archeologia, epigrafia e storia antica?

ANTICA RICETTA MAREMMANA

MINESTRA DELLA SCIORNA
Cara, dopo mangeremo la minestra della Sciorna copiaIngredienti per 4 persone:
400 gr. di fagioli (possibilmente rossi)
2 cipolle
qualche foglia di salvia
mezzo bicchiere di olio d’oliva extravergine
2 spicchi d’aglio
100 gr. di lardo
1 carota
1 costola di sedano
4 o 5 pomodori pelati (si adoperavano pomodori freschi, o conserva di pomodori fatta in casa)
sale e pepe q.b.
300 gr. di farina di grano
1 uovo

Cuocere i fagioli con la salvia e una cipolla tagliata grossolanamente. Durante la cottura salarli. A cottura ultimata, passateli insieme alla loro acqua di cottura.
Intanto che si cuociono i fagioli, tagliate finemente l’altra cipolla, l’aglio, il lardo, la carota e il sedano e soffriggete il trito ottenuto in un largo recipiente con l’olio d’oliva e aggiungete i pomodori pelati. Cuocere per almeno quindici minuti, aggiustando di sale. Passate tutto col passaverdure e aggiungetelo al brodo di fagioli, portandolo ad ebollizione.
In precedenza avrete preparato i bricioletti bagnando la farina con l’uovo sbattuto che, muovendola con le dita, formerete tanti bricioletti , che saranno cotti nel brodo di fagioli.

_______________________
Mia nonna paterna raccontava di avere imparato questa ricetta da sua mamma e ricordava di aver sentito dire dai suoi genitori, che veniva chiamata sciorna la donna sciocca e perditempo alla quale non piaceva dedicare troppo tempo alla cucina.

UN ALTRO DIMENTICATO ILLUSTRE FIGLIO DELLA MAREMMAGENESIO VIVARELLI

Il nostro concittadino, Ing. Prof. Genesio Vivarelli, era nato a Orbetello il 20 gennaio 1879, da una famiglia piccolo borghese, composta di liberi professionisti e funzionari pubblici..
I suoi studio si compivano presso il Politecnico di Milano, dove in età giovanissima si laureò in ingegneria con ottimi e lusinghieri risultati, che lo fecero annoverare tra i primi licenziati del suo corso di studio.
E, fresco di laurea, si stabilì nella Milano operosa, facendone la sua città di adozione, perché sentiva in quella grande metropoli , fin da quando vi era giunto per effettuare i suoi studi, di aver trovato un vasto campo di attività, favorevole alle sue iniziative e alle sue energie.
Appena giunto a Milano, fermo nei suoi principi laici, che egli apertamente aveva sempre manifestato, militò nelle file della democrazia, iscrivendosi alla “Società Democratica Lombarda” Antico stemma Orbetellodi cui era uno dei migliori elementi e in essa si guadagnò le generali simpatie dei più noti aderenti a quest’importante sodalizio.
Nel 1906 fu tra i soci fondatori della “Società Volontaria di Soccorso – Croce Verde”, la prima Compagnia di Pubblica Assistenza sorta a Milano per iniziative di un gruppo di toscani, fra cui Pietro Raveggi, il dottor Francesco Diaz De Palma, il Prof. Manfredo Vanni, che in poco tempo prese grande incremento nell’opera di pronto soccorso e assistenza. Nei difficili momenti del suo inizio il Vivarelli ricoprì l’incarico di Vice Presidente, portando nello svolgimento di questa carica tutte le sue cure indefesse e la sua continua attività
Era anche uno scrittore egregio nelle sue materie professionali, lasciando molti importanti lavori, fra cui i due Manuali Hoepli: “L’Arte del costruttore” e “Il Manuale Tecnico-Legislativo dell’Edilizia”, che furono molto apprezzati dai tecnici e dalla stampa.
Ebbe libera docenza al Politecnico e per circa dieci anni fu insegnante amato e apprezzato della Scuola Allievi Capi Mastri di Via Montebello di Milano.
Nel suo bene avviato studio milanese aveva saputo allacciare relazioni d’affari con molte importanti ditte industriali italiane e con note ditte industriali inglesi, francesi e americane.
Verso la fine del 1917, a soli 38 anni, lo colse un terribile male cominciando a minarne l’esistenza e fiaccandone le energie.
E nei primi mesi dell’anno successivo, forse presago dell’inesorabilità della sua sorte, volle ritornare a Orbetello, chiedendo di voler morire nella natia Maremma, che tanto prediligeva.
Morì il 19 ottobre 1918. Nella sua lunga e tormentata agonia apparì sempre calmo e rassegnato e guardò con occhi sereni la morte, mantenendosi fermo nei suoi principi laici.
Era iscritto ad una Loggia Massonica milanese e il giorno del funerale la sua bara era attorniata dai fratelli delle logge Valle della Bruna, Valle d’Ombrone e Valle d’Albegna. L’orazione funebre fu tenuta da Pietro Raveggi, che ricordò le rare doti d’intelletto, la modestia e la vita operosa di Genesio Vivarelli.

FRAMMENTI DI STORIA LOCALE

Dopo un periodo di pace di circa sessanta anni, le vicende a cui si vedeva esposta la popolazione di Orbetello erano davvero impensate. Nel giro di tre mesi divenivano sudditi di tre potenze.
Queste vicende ebbero inizio sul finire del 1798 all’epoca dell’arrivo nei Reali Presidi della colonna militare comandata dal generale Damas, residuo dell’armata attaccata dai francesi nei pressi di Montalto di Castro, che nell’impossibilità di ricongiungersi col grosso dell’esercito napoletano, ormai in ritirata, pensò di retrocedere e venire a chiudersi nella Piazzaforte di Orbetello.
I primi che entrarono nella Piazzaforte, il 14 dicembre, furono quelli che camminavano più spediti nella fuga, cioè la cavalleria, e man mano gli arrivi erano sempre più consistenti. Nella mattinata successiva entrava in città il grosso della colonna: due corpi di cacciatori Calabresi e uno di Dalmati, comandati dal brigadiere Amato, vari squadroni dei reggimenti di cavalleria Tarragona, principe Albero e Regina, comandati dal brigadiere Pinedo e numerosi dei quattro reggimenti di linea Borgogna, Sannio, Agrigento e Siracusa, insieme al comandate Damas. Le cronache dicono che erano tutti in condizioni miserevoli.
Anche nei giorni successivi arrivavano, soli o a piccoli gruppi, a tutte le ore, i miseri resti della colonna. Ufficiali e soldati “dispersi o raminghi”Orbetello. Porta del soccorso, che per evitare la morte o la prigionia si erano nascosti nei boschi o in qualche casa lungo i confini fra lo Stato Pontificio e lo Stato dei Reali Presidi.
Alla fine i soldati che entrarono nella Piazzaforte di Orbetello ammontavano ad oltre seimila e i cavalli oltre quattrocento e tutti dovevano adoperarsi perché quella forzata ospitalità avvenisse nel modo migliore.
Quella riportataci dagli atti di archivio è una cronaca molto dettagliata, che ho sintetizzato al massimo, ma credo che riesca a dare tutti gli elementi per comprendere i difficili momenti ai quali andava incontro la popolazione.
Di questa cronaca che ci fa conoscere così minuziosamente quei fatti e di cui hanno diffusamente parlato nei loro scritti il canonico Vincenzo Ventura che li ha vissuti e Raffaele Del Rosso nel libro “IL DOTTOR AMBROGIO”, ci sono anche momenti che potremmo definirli “ridicoli” taluni, “divertenti” altri nella loro tragicità.
Ed è proprio uno di questi fatti “divertenti” che voglio farvi conoscere, trascrivendolo pari pari dal documento.
“Chi più doveva adoperarsi per quella forzata ospitalità alla quale per la rotta di Damas la capitale dei Presidi si vide costretta, fu il giovane Ciucciumeo, un antesignano del buon uomo, vissuto con lo stesso nome un mezzo secolo dopo, e cioè l’unico spazzino della città, il quale nel dialetto mezzo napoletano che in Orbetello, città naturalmente toscana, in quel tempo adopera vasi, era soprannominato Ciucciumeo, ossia Ciuco mio, tanto era l’affetto che in questa sua consuetudinaria apostrofe poneva quando si indirizzava alla bestiola che gli era stata affidata dalla Comunità per fargli tirare innanzi la carretta delle immondizie che doveva raccogliere due volte il giorno in tutta l’estensione della piccola città.
Un umorista quel Ciucciumeo! Sbevazzava acquavite, lanciava i suoi gridi di rito: donne spazzate la via! Che suo ufficio era solo la raccolta dei montini; ne diceva di cotte e di crude all’indirizzo del marchese Governatore e dei suoi napoletani. Dacché i regi ne avevano tocche, l’umorista spazzino ne aveva trovata una nuova.
Quando il vecchio orologio della Torre del Padiglione batteva i suoi tocchi, con non lieve stizza dei fedelissimi sudditi che giungevano ad intuire la di lui nuova allusione, gridava: ore per chi ha da prender pillole!… E pillole amare erano quelle toccate in quei giorni ai borboni!
Ciucciumeo faceva invano echeggiare il suo grido; le donne si erano rifiutate di curare la nettezza del loro tratto di strada, poiché si videro impari al sudiciume che soldatesche e cavalli andavano di ora in ora mescendovi.
Che puzzi reali, o donne! Gridava allora il bernesco immondezzaio.

PENSANDO AL FUTURO

Figura n, 8La situazione di difficoltà in cui si trovano le nostre comunità, ancor più aggravata oggi dalla crisi mondiale, impone a tutti noi, istituzioni e cittadini, una seria e ponderata riflessione: come salvaguardare la qualità della vita delle nostre città, dei territori, del patrimonio culturale e paesaggistico, e nello stesso tempo  come operare per un ulteriore sviluppo economico.
Per quanto ci riguarda, e credo che ormai molti concittadini la pensino come noi, calandoci nella realtà del nostro territorio, una delle principali risorse strategiche della  comunità, è il patrimonio culturale, monumentale e paesaggistico.
E proprio per questo motivo, pensiamo alla cultura e ai beni culturali come un fattore fondamentale per lo sviluppo socio-economico del nostro territorio, con qualche possibilità di creazione di nuovi posti di lavoro per i giovani. Infatti, abbiamo un capitale naturale, artistico, storico, paesaggistico e di cultura tale che può, senza dubbio, rappresentare la molla più efficace per questo sviluppo, ma non solo, l’unicità di questo patrimonio può permetterci di dar vita ad un modello del tutto nuovo e, soprattutto, sostenibile.
Per questi motivi, oltre a stimolare la cittadinanza e le sue istituzioni, pubbliche e private, compreso quel vasto mondo che viene chiamato “società civile” ad una maggiore attenzione verso i problemi culturali, desideriamo fare qualche considerazione.
Per avviare questo processo, mettendo a tacere supponenza, presunzione, superbia, ignoranza e valendosi di un po’ di umiltà, sono necessarie intese e  collaborazioni fra le varie realtà della comunità, intese e collaborazioni che potranno anche favorire la ricerca di mezzi economici, logistici, sostegno morale e coordinamento.
Figura n, 13L’associazionismo e il volontariato, vogliamo riaffermarlo ancora, sono sempre un bene straordinario per le comunità, e quando queste realtà si sviluppano, operano e sono valorizzate, significa che la comunità progredisce socialmente, economicamente e culturalmente.
Sappiamo che esistono tante forze che, pur mantenendo le loro specificità e gli scopi per cui sono nate, potrebbero mettersi a lavorare insieme nell’interesse della comunità.
La storia e le tradizioni di questa parte della Maremma, l’opera e la vita dei nostri illustri antenati nella cultura, nel lavoro, nelle scienze, la tutela e la conservazione del patrimonio archeologico e monumentale, l’ambiente naturale, tutte le altre espressioni culturali (cinema, teatro, musica, canto, arti figurative, ecc.), sono emergenze, per certi versi uniche nella loro specificità, che devono essere valorizzate per divenire un sicuro e forte elemento di sviluppo civile, ma, soprattutto, lo ripetiamo, di un sostenibile sviluppo economico e sociale.
Per noi, questa è la strada da seguire, per cui, se vogliamo un ulteriore sviluppo e una migliore qualità della vita, Comune, mondo imprenditoriale, società civile e singoli cittadini, devono cominciare a muoversi e progettare, seriamente, il nostro futuro.
E, pur essendo indispensabile la più larga partecipazione di tutti, non potremo raggiungere obiettivi importanti se l’Amministrazione comunale non sarà capace di suscitarlo e porsi alla testa di questo movimento.

SLOW FOOD. CONDOTTA DI ORBETELLO. MASTER OF FOOD DI FORMAGGIO

Layout 1Slow Food, benemerita associazione che opera ormai da molti anni nel mondo e in Italia per la valorizzazione del territorio e l’individuazione di comunità di cibo che sono anche espressione della storia passata e recente, con una attenzione particolare al buono, al pulito e al gusto.

I questa importante opera, la Condotta di Orbetello, si è inserita in modo interessante e proficuo con iniziative e progetti di grande respiro umano e civile.

Anche noi, vogliamo farci interpreti di questa importante realtà mondiale, nazionale e orbetellana, sostenendo e dove è possibile valorizzando le iniziative che vengono svolte sul territorio della nostra zona.

La prossima iniziativa è un “Master of Food di Formaggio”, che si svolgerà alla Parrina, secondo i programmi allegati.

MASTER OF FOOD 1 copia

LETTERA DEL CIRCOLO CULTURALE ORBETELLANO “G. MARIOTTI” AL SINDACO E AL PRESIDENTE DELLA CONSULTA.

Orbetello, 11 marzo 2013

 1700 - Stemma di Orbetello -All’attenzione della Dr.ssa  MONICA PAFFETTI Sindaco del Comune di Orbetello

e.p.c.   Alla Prof. Italia Baldi La Banca Presidente Consulta della CulturA Comune di Orbetello

Alla Stampa

Il proposito del Circolo Culturale Orbetellano “Gastone Mariotti” di organizzare un Convegno nel quale fare il punto della situazione, per cercare di mettere insieme proposte atte a superare la negativa situazione in cui si trova il settore dei beni culturali, ha sollevato una serie di polemiche e prese di posizioni che ci sembrano fuori luogo, riteniamo non giustificate e, in un certo senso, non consone ai temi e ai problemi di cui desideriamo occuparci. Ciò avviene dopo lunghi anni nei quali sono state avanzate proposte accompagnate da indicazioni progettuali, non solo nostre, suggerimenti a fare squadra attraverso le più larghe intese e collaborazioni possibili, per mettere insieme le varie forze disponibili con lo scopo di superare le difficoltà che riscontriamo da molto tempo, proposte e suggerimenti rimasti senza risposta come di consuetudine.

E qui, trattandosi di attività volontaria nel settore culturale, vogliamo ribadirlo con forza: le nostre posizioni sono sempre state uniformate alla collaborazioni con tutti indipendentemente dal colore politico dei singoli, ma nello stesso tempo abbiamo sempre difeso la nostra libertà di operare, senza chiedere nulla, se non il consentito, senza sottostare a imposizioni di chicchessia e fin quando potremo esistere questo continuerà ad essere il nostro comportamento.

In queste polemiche sono state affermate cose che ritenevamo ormai superate per chiunque e cioè: “ma cosa vogliono questi?”, “chi credono di essere?”, “la Consulta comunale della cultura è il solo organismo che può fare queste cose”, ed altre ancora, fino a velate offese personali. Ebbene, dopo averlo detto e codificato tante volte, vogliamo ripeterlo con più chiarezza anche in quest’occasione: l’associazionismo e il volontariato sono un bene straordinario ed inestimabile per la comunità e la dove queste realtà si sviluppano ed operano liberamente significa che la comunità stessa progredisce socialmente, culturalmente ed economicamente e pensiamo che un’amministrazione comunale che non ha le capacità di rilevare queste peculiarità e di conseguenza operare con tutte le sue forze perché questo sviluppo si consolidi e sia valorizzato, non può richiedere attenzione e sostegno.

Con l’articolo del Tirreno del 7 marzo a difesa dell’attività dei Musei, si tenta maldestramente di mettere in cattiva luce le nostre posizioni. Non abbiamo nessun timore a dire che i due musei citati portano avanti, non senza evidenti difficoltà, un lavoro didattico eccellente, e che le persone che vi operano, cui va anche il nostro ringraziamento, danno prova di grande professionalità e serietà. Ma si deve convenire che, pur essendo lodevole e importante questo lavoro che deve senza dubbio continuare, i musei sono deputati a fare anche altre attività, altrettanto importanti e necessarie; ed è questo che noi intendevamo.

Ogni anno si sviluppano sul territorio una serie d’iniziative “tradizionali” attuate al fine di dare “lustro” alla nostra città. Vi è chi si domanda se esse servono e se possono avere una qualche incidenza sullo sviluppo locale, se davvero quelle attività hanno la capacità di portare benefici. Noi siamo convinti che esse abbiano queste capacità e che debbano continuare a essere favorite le mostre, i concerti, il ciclo di film, il teatro, i convegni, le rievocazioni storiche e delle tradizioni, e tutte le altre iniziative consimili, ma siamo anche fermamente convinti che se queste attività non verranno accompagnate da una seria e fattiva tutela e valorizzazione dei beni culturali (monumenti, biblioteche, archivi, musei, resti archeologici, parchi, ambiente naturale), insieme alla formazione di momenti di produzione, di gestione e partecipazione, il loro risultato non sarà poi così profondo e proficuo.

Ecco perché abbiamo cominciato a parlare dell’organizzazione del Convegno “sotto accusa” e invitato alcuni amici disponibili ad accollarsi un impegno di collaborazione nella fase organizzativa, ma con l’obiettivo principale che all’evento devono essere invitate tutte le componenti della comunità (associazioni culturali, sociali e sportive, Consulta della Cultura, amministratori comunali, associazioni di categoria (commercianti, artigiani, coltivatori diretti, industriali, operatori turistici) e tutta la cittadinanza che desidera portare un contributo.

Stiamo facendo questo lavoro mettendoci al posto di altri più titolati a farlo? Forse si! Ma allora su questi temi che tutti, a parole ritengono importanti per un territorio a vocazione turistica, perché abbiamo perso tanto tempo? Perché non ci muoviamo? Possiamo per questo essere considerati presuntuosi e chi sa che cos’altro ancora? Beh, se c’è chi lo desidera faccia pure. Tuttavia, noi continueremo a pensare che tutte quelle parti sociali elencate nel precedente capoverso, con l’amministrazione comunale in testa, avrebbero dovuto plaudire a una iniziativa di questo genere e predisporsi positivamente perché il Convegno potesse essere organizzato nel modo migliore.

Che risultati potrebbero uscire da un Convegno del genere? Non lo sappiamo. Sappiamo solamente che è necessario parlare, parlare e parlare ancora dei problemi che ci toccano e che molte volte ci assillano, per trovare con intelligenza, serietà e umiltà, tutti assieme, ripetiamo tutti assieme, qualche via d’uscita a questa situazione negativa, riflettendo su un fatto evidente: da soli e con queste difficoltà, non si può andare da nessuna parte.

Sappiamo, inoltre, benissimo quali immense difficoltà ci sono oggi per amministrare una Comunità, prodotte soprattutto, dalla crisi generale che stiamo attraversando e, per questi motivi, comprendiamo i disagi, le incertezze, gli ostacoli che devono essere superati per una corretta gestione della cosa pubblica, tuttavia ciò non può modificare la nostra posizione, riteniamo anzi che l’avvalori.

Distinti saluti

 Il Direttivo del Circolo Culturale Orbetellano

“Gastone Mariotti”.

 

 

 

L’AUTOSTRADA TIRRENICA

Abbiamo ricevuto il comunicato dell’Associazione Colli e Laguna di Orbetello sull’audizione presso la Commissione VII del Consiglio regionale della Toscana, tenuta a Firenze mercoledì  5 marzo e siccome condividiamo completamente il pensiero e l’azione dell’Associazione, riteniamo opportuno pubblicarlo anche sul nostro Blog.

Diga_da_terrarossa_ridotta2L’Associazione Colli e Laguna di Orbetello, sempre presente in tutte le manifestazioni in opposizione ai progetti di autostrada, che da anni incombono sul nostro territorio, ha partecipato all’audizione presso la Commissione VII del Consiglio regionale della Toscana, tenuta a Firenze mercoledì  5 marzo.

Nell’ampio resoconto nella cronaca di Grosseto del 6, tuttavia, vi è solo un cenno alla nostra presenza, perciò riteniamo opportuno inviare alcune note e precisazioni.

Pur condividendo le obiezioni all’opera degli altri partecipanti  (dalla sua inutilità a danno della valorizzazione dei trasporti ferroviari e marittimi, agli equivoci generati dalla c.d. “gratuità del pedaggio”, alla insostenibilità finanziaria ed ambientale come dimostrato in più occasione da tecnici

del settore indipendenti ecc.), la nostra Associazione ha messo in evidenza e fatto verbalizzare alcune ulteriori e ragionevoli motivazioni della propria contrarietà :

la prima obiezione, applicabile ad ogni concessione pubblica, riguarda l’addossare alla collettività (ANAS) le conseguenze di uno squilibrio economico-finanziario dell’opera e dei ricavi dai pedaggi(delibere CIPE 78/2010 e 85/2012);

lo scempio programmato del nostro delicatissimo territorio, facendo strame di tutti i vincoli paesaggistici ed ambientali posti da organismi nazionali ed internazionali, sarebbe la negazione del modello Maremma, guardato con interesse anche da imprenditori di tutto il mondo : turismo e vino danno molti più posti di lavoro di decotte e costosissime industrie ;

per il medesimo motivo, pur essendo favorevoli alla doverosa messa in sicurezza dell’Aurelia, NON riteniamo accettabile la tipologia autostradale come a nord di Grosseto, per la mancanza di un’idonea estensione dell’area necessaria sia al tracciato che alle complanari ;

ci siamo sempre mossi rimanendo nell’ambito della legalità, senza fomentare ribellismi di qualsiasi genere, ma ricorrendo alle aule dei tribunali, perché riteniamo che la Giustizia debba essere riaffermata e, in questa maniera, aiutata, come deve essere aiutata a rinascere la fiducia nelle Istituzioni.

A questo proposito ringraziamo i Consiglieri presenti all’audizione, ed in particolare il Presidente della Commissione Fabrizio Mattei, della grande disponibilità ed interesse dimostrati per questo argomento mai sottoposto al Consiglio Regionale, nonostante la sua fondamentale importanza per il futuro delle popolazioni maremmane.

 

La Presidenza

 

COLLABOR – AZIONI / INAUDITORIUM 2014

Compagnia Teatrale Oratorà – Teatro ricerche / SAT (ONG consulente Unesco per la Convenzione sul Patrimonio Immateriale – tutela delle tradizioni) –
Comune di Orbetello – – Madrigalisti di Magliano in Toscana.

1506456_461523933970991_1927754435_nLa pienezza gioiosa che gli artisti sperimentano nell’ultima tappa del processo creativo – la condivisione con il pubblico – è il segnale che è stata condivisa un’anima. Quest’anima collettiva parla all’individualità di ciascuno con la voce delle emozioni, facendosi inequivocabilmente riconoscere come intimamente appartenente al suo patrimonio di memoria, di cultura, di vita.
Ci sembra di poter dire che così è successo sabato 22 febbraio all’Auditorium Comunale di Orbetello. Possono testimoniarlo gli spettatori, noi attori della compagnia Oratorà, il regista Mario Gallo e l’autrice Brunelda Danesi, co-protagonisti tutti di una serata di profondo e gioioso coinvolgimento emotivo, in cui l’attenzione partecipe (a tratti “religiosa”) della sala ha ripagato attori e regista delle loro altrettanto gioiose fatiche.
Lo spettacolo La leggenda di Peciocco Pescatore(1) (parte di un progetto patrocinato dal Comune di Orbetello e da SAT), che ha aperto la rassegna “Inauditorium” 2014, è il frutto “organicamente germinato” dal laboratorio condotto da Mario Gallo con la nostra compagnia, ed è frutto di un’operazione per così dire di “innesto”: l’innesto delle tecniche della Commedia dell’Arte su un testo d’autrice, com’è quello di Brunelda Danesi. Un copione del resto perfetto per questo esperimento, non solo per il soggetto in sé, tratto da una vecchia leggenda popolare orbetellana , ma anche per l’allettante sfida rappresentata per l’appunto dal coniugare scenicamente due linguaggi: quello verbale estremamente ricco, arguto e poetico dell’autrice e quello corporeo appartenente alla tradizione dei Comici dell’Arte, un linguaggio strettamente codificato nei suoi “caratteri”, notoriamente dotato di una fisicità prorompente, di una gestualità e una verbalità altrettanto codificate e rigorosamente popolaresche.
Un sfida, d’altronde, che appare perfettamente in linea con le finalità e la prassi artistica di “Teatro ricerche”, volte non solo e non tanto a mantenere memoria del prezioso patrimonio culturale rappresentato dalla Commedia dell’Arte, quanto a dargli senso, funzione e vita nel teatro e nella società contemporanei proprio attraverso la sperimentazione e la contaminazione con linguaggi diversi.
Nel nostro caso, la regia di Mario Gallo ci pare abbia saputo cogliere al meglio, anche e soprattutto attraverso i contrasti “stranianti” tra parola e gesto, la peculiarità di un testo che nel suo linguaggio di straordinaria ricchezza verbale e poetica è in grado di conferire ad ogni atto “profano” la sacralità che gli spetta. L’uso stesso della maschera ha facilitato questa sorta di “universalizzazione” di un contesto, aggiungendo a personaggi e situazioni quel tratto di popolaresca epicità tipico della Commedia dell’Arte.
Così, la leggenda orbetellana del pescatore Peciocco e del suo prodigioso viaggio in Terra Santa a bordo del barchino condotto dalle streghe, diviene per l’appunto “racconto epico”, prodotto artistico di un patrimonio culturale condiviso.
Tra i linguaggi che concorrono a comporre il mosaico di questo ”esperimento”, la musica, sotto forma di intervento vocale a sorpresa dalla platea (un flash-mob, come si direbbe oggi), è stata da alcuni definita “la ciliegina sulla torta”. E non sorprende, visto che ad eseguire il flash mob sono stati i Madrigalisti di Magliano in Toscana, un gruppo sulla cui capacità di stupire e incantare non ha dubbi chiunque abbia avuto la fortuna di sentirli almeno una volta. Basta ascoltare proprio il loro Ave Stella Matutina (mottetto a 4 voci del fiammingo Gaspar Van Weerbeke, il brano scelto per il nostro Peciocco) per captare la qualità distintiva di questo ensemble, il cui prezioso impasto vocale, orchestrato dalla rara sensibilità interpretativa e dall’intelligente rigore filologico del Maestro Walter Marzilli, sa restituire alle partiture tutto il loro impatto vitale, con l’immancabile risultato di rapire anche il pubblico più profano. E, nel nostro caso, l’effetto di assoluta sorpresa ha raddoppiato il brivido estatico in sala.
Va detto che il brano, scelto per la sonorità incantevolmente arcaica e profondamente suggestiva, perfettamente adatta a sottolineare in modo insieme dolce e solenne la scena nuziale tra re e regina (uno degli unici due momenti in cui il ritmo frenetico dello spettacolo si placa in una sorta di fermo immagine poetico, gli sposi regali scomparsi agli occhi del pubblico sotto il grande paracadute entrato in scena come strascico nuziale e usato ora a simboleggiare l’alcova), rimanda anche, nel testo dedicato alla “regina coeli” “stella matutina”, a quello che è in fondo il protagonista centrale nel testo di Brunelda Danesi: l’”eterno femminino”. Nel gioco di travestimento e trasfigurazione che sta al centro della pièce, il pescatore Peciocco e la strega Esterina, caduti in Terra Santa proprio nel bel mezzo della celebrazione del carnevale ebraico o “festa di Purìm”, sono infatti invitati ad assumervi i ruoli di re Assuero e regina Esther, eroina quest’ultima del popolo ebraico per averlo salvato dal complotto di strage ordito dal ministro del re. Ed ecco, quindi, che l’Ave stella si leva dalla platea a salutare la regale, salvifica “stella d’oriente”, in un chiaro rimando al potere femminile, di cui l’intera pièce è la celebrazione, nonostante il fatto che titolare ne sia una figura maschile.
L’altra centralità del testo è quindi, guarda caso, proprio il “travestimento”, la trasposizione dei ruoli, in sostanza: la “maschera” come elemento fondante il gioco stesso della vita, di cui il teatro non è che primordiale ed esauriente paradigma. Non poteva esserci, quindi, sposalizio più azzeccato di quello tra il testo di Brunelda Danesi e la regia di Mario Gallo.
Dal punto di vista del nostro lavoro di attori, mi pare che l’esperienza all’allestimento di questo Peciocco sia stato un passo di crescita fondamentale per la nostra compagnia, individualmente e come insieme. Non solo per l’elemento di novità rappresentato per noi dall’uso della maschera stessa, che ci ha costretti a sperimentare nuove modalità di movimento e di uso dello spazio scenico e della voce spronandoci così ad ampliare i nostri limiti, ma anche per la possibilità di verificare sul campo le potenzialità di un lavoro registico condotto con maestria, intuitività, passione e rigore (unito, peraltro, a tanta pazienza).
Come ha sottolineato Mario Gallo nel suo saluto finale al pubblico, attingere alle proprie radici e mantenere in vita il proprio patrimonio di tradizioni è cosa di importanza fondamentale dal punto di vista formativo, sociale, culturale. E non si tratta tanto, come già accennato, di compiere operazioni “museali” che restituiscano alla memoria collettiva questo patrimonio, quanto di restituirci in primo luogo, come individui e collettività, la possibilità e la capacità di creare il nuovo attingendo al bagaglio della tradizione.
Infine, una considerazione personale. Da attrice non professionista, sono spesso portata a soppesare il valore etico e sociale del mio agire nella quotidianità lavorativa (che mi dà il pane ma non mi rappresenta) e quello del mio impegno in campo artistico (che non mi gratifica economicamente ma è me). Imbevuti (in fondo in fondo tutti) di una cultura pragmatica, efficientista e, non ultimo, moralista, tendiamo ad attribuire al primo agire il valore più alto, spesso svalutandoci nelle nostre pulsioni espressive, tanto da arrivare addirittura a sottostare alla visione dell’arte (con la quale “non si mangia”, per citare la famosa frase di un ex ministro a proposito della cultura) come di una cosa meno necessaria alla società, un optional di lusso che per l’appunto non produce pane.
Quando la società e la politica accettano la sfida di controbattere questa visione e, anche in momenti di crisi economica, trovano il coraggio di investire (anche solo piccole cifre, come nel nostro caso) in progetti artistici e formativi, compiono azioni salvifiche per la comunità. Perché, in un mondo che ha bisogno di riacquistare tutto il suo potenziale creatore di nuova realtà, condividere un’anima e far fruttificare questa condivisione è una necessità forse altrettanto impellente quanto quella di produrre pane.
Un dovuto riconoscimento, quindi, al Comune di Orbetello, che con questo progetto ha mantenuto il “coraggio” di patrocinare cultura.

Serenella Bischi

(1) La leggenda, tramandata in diverse varianti che tuttavia non si discostano nella sostanza, narra del giovane pescatore lagunare soprannominato “Peciocco” e di sette streghe (ridotte a 5 in questa versione dello spettacolo) che ogni venerdì notte trafugano il suo barchino per volare in Terra Santa (in Egitto o altrove in Oriente, secondo altre versioni). Una sera Peciocco, vedendole arrivare, si nasconde sotto coperta e, “clandestino” nel proprio barchino, è trasportato con loro in Terra Santa. Lì strapperà un rametto dalla pianta del pepe (altre versioni riportano il cappero) che, una volta tornato ad Orbetello, ostenterà spavaldamente sul copricapo come arma di ricatto nei confronti delle streghe. Il prezzo del suo silenzio sarà la loro magica protezione su di lui e sulla discendenza per sette generazioni.

PICCOLI MA INTERESSANTI FRAMMENTI DELLA NOSTRA STORIA: LE ELEZIONI POLITICHE DEL 1924. COMUNE DI ORBETELLO.

Cuticagna 1Le elezioni politiche del 1924 furono oggetto di una lunga preparazione da parte del partito fascista per affrontarle con la sicurezza del successo. Nel gennaio 1923 venne istituita la milizia volontaria per la sicurezza nazionale, con la quale vennero legalizzate le squadracce fasciste; venne creato il gran consiglio del fascismo che, presieduto da Mussolini, divenne il principale organo di potere in Italia; il consiglio dei Ministri sostitui il 21 aprile “natale di Roma” al 1° maggio come festa del lavoro e il 27 aprile venne approvata la “riforma Gentile”.
Tutto avveniva in un crescendo di persecuzioni contro gli avversari politici, in particolare contro comunisti e socialisti, i quali venivano arrestati in massa.
Prendendo a pretesto alcuni accenni vagamente critici nei confronti del governo emersi nel corso del congresso del partito popolare che si tenne a Torino, Mussolini cacciò dal governo ministri e sottosegretari di quel partito.
Vennero approvate e adottate dal governo misure gravemente limitative della libertà di stampa e una nuova legge elettorale maggioritaria (legge Acerbi), che assegnava i due terzi dei seggi al partito o raggruppamento che otteneva il 25% dei voti. Questa legge elettorale truffa venne votata alla Camera con una maggioranza esigua, 178 voti a favore, 157 contro.
Per affrontare le elezioni con tranquillità, nonostante la legge elettorale truffa varata l’anno prima, i fascisti davano vita a un “listone” nel quale accanto ai candidati fascisti erano presentati alcuni dei principali esponenti del vecchio mondo liberale.
La campagna elettorale per il rinnovo della Camera dei Deputati si svolse in un clima di pressioni e di terrore. Le squadracce fasciste tentarono in tutti i modi di soffocare la voce dei partiti di opposizione.
Le elezioni si svolsero il 6 aprile e pur registrando il successo dei fascisti, registrarono anche la vitalità delle opposizioni. In totale i fascisti e i loro alleati ottennero 4.653.488 voti e 375 deputati, di cui 275 ufficialmente iscritti al partito fascista.
Le opposizioni, nonostante  le astensioni massicce dovute al terrore fascista, ottennero complessivamente 2.511.974 voti e 161 deputati (liberali 15, democratico-sociali 10, popolari 39, socialisti unitari (socialdemocratici di Turati) 24, socialisti massimalisti 22, comunisti 19, repubblicani 7, opposizione costituzionale 14, contadini piemontesi 4, partito sardo d’azione 2, lista delle minoranze etniche tedesca e slava 4, fascisti dissidenti 1.
Ad Orbetello il territorio fu diviso in quattro Sezioni, mentre nel 1921 era cinque e le liste che si presentarono alle elezioni furono nove, con i seguenti risultati elettorali:

Orbetello
Sezione N. 783 – Iscritti N. 718 – Votanti N. 623
Sezione N. 784 – Iscritti N. 661 – Votanti N. 560

Capalbio
Sezione N. 785 – Iscritti N. 195 – Votanti N. 165

Talamone
Sezione N. 786 – Iscritti N. 146 – Votanti N. 126

Totali: Iscritti N. 1720 – Votanti N. 1474

Voti assegnati alle varie liste:
Fascio Littorio voti N. 1171 – Sole nascente Socialismo  voti N. 27 – Aquila Romana voti N. 73
Scudo crociato voti N. 14 – Fiaccola D. S. voti N. 7 – Vanga e Edera voti N. 101 – Falce,Martello e spiga grano voti N. 10 – Bandiera Italiana voti N. 4 – Falce Martello e Libro voti N. 11.

Totale voti validi N. 1418 –  Totale Schede nulle N. 56

REGIA PREFETTURA DI GROSSETO
GABINETTO Gab. N. 253 lì 8 aprile 1924

OGGETTO: Elezioni politiche anno 1924.
Sigg. Sindaco della Provincia

L’esemplare svolgimento elettorale, l’ordine pubblico e il risultato politico dicono tangibilmente della sana educazione di nostra gente.
Desidero che il mio vivo e affettuoso compiacimento vada, al più presto, ovunque: per monti, valli e spiagge, e giunga al cuore dei singoli di questa mia bella Provincia, da me tanto amata!
Ringrazio le autorità tutte, e, in modo speciale, quelle amministrative per l’ascendente spiegato e interessamento svolto nei rispettivi Comuni:
Dio salvi il Duce!

IL PREFETTO
Generale Giovanni Maggiotto

PARTITO NAZIONALE FASCISTA
Federazione Provinciale Grossetana

N° 3301 di prot. Grosseto, 11 aprile 1924

Illustrissimo Signor Sindaco del Comune di
ORBETELLO

La prova delle urne ha segnato un nuovo trionfo per il Fascismo che della grande riscossa fu l’apostolo e l’artefice.
La Provincia di Grosseto, con solenne plebiscito, ha espresso la sua profonda gratitudine al fascismo.
Il popolo nostro, profondamente buono e coscientemente onesto, ha dimostrato in forma non equivoca che la resurrezione della Patria è nella ferma volontà di tutti gli italiani.
Come Segretario Provinciale della Federazione Fascista la prego, Signor Sindaco, di portare a codesta popolazione il grato saluto del fascismo e l’augurio fervido per la fiorente rinascita dell’antica operosa grandezza di tutti i Comuni italici.
In nome della gente fascista alalà.

IL SEGRETARIO POLITICO PROVINCIALE
Ferdinando Pierazzi