I Venti anni del nostro Circolo Culturale

 

Care Amiche e cari Amici,

nel 2013 abbiamo festeggiato venti anni di attività del Circolo Culturale Orbetellano “Gastone Mariotti”, durante i quali sono stati organizzati oltre settanta eventi culturali di notevole importanza:  Convegni e conferenze, mostre fotografiche e documentarie, presentazione di libri prodotti dal nostro sodalizio o da studiosi e ricercatori della nostra zona, ecc. ecc.  Ci preme sottolineare che alcuni di questi eventi sono stati organizzati in collaborazione con altre associazioni culturali del nostro territorio e con i Comuni della zona.

Possiamo dire, con un certo orgoglio, che attraverso il nostro lavoro abbiamo contribuito a riportate alla luce la nostra storia e le nostre tradizioni, da anni ormai cadute in un oblio generale, oltre ad aver riportato all’ordine del giorno la discussione sullo stato di totale deprecabile abbandono dei nostri monumenti e più in generale di tutti i nostri beni culturali.  Ciò è avvenuto nonostante le grandi difficoltà incontrate:

  • assenza di attenzione verso le attività di volontariato da parte dell’ente locale;
  • l’impossibilità, per carenze economiche, di dotarsi di una sede in cui svolgere la nostra attività, essendo la nostra un’associazione senza fine di lucro che vive con le quote sociali degli iscritti;
  • attenzione crescente dei cittadini verso il lavoro del Circolo Culturale non accompagnata però dall’adesione solidale.

Pur con le difficoltà denunciate, pensando ai risultati del nostro lavoro, vogliamo ringraziare quella cinquantina di concittadini che hanno creduto e quindi sostenuto il Circolo Culturale rinnovando la quota sociale di anno in anno permettendoci di finanziare le varie attività svolte.

Assemblea_annuale

Tuttavia, insieme a compiti che diventano ogni giorno sempre più importanti e che evidenziano l’esigenza di nuove forze per determinare un cambiamento di rotta nella gestione, tutela e valorizzazione dei beni culturali e delle attività conseguenti, cominciamo a sentire tutto il peso di questa situazione e quindi la necessità che arrivino al Circolo Culturale forze nuove e adesioni più numerose, senza le quali l’interessante discorso avviato nella comunità, vedi Facebook, gli articoli su vari giornali, il blog e le tante idee unite ai vari progetti e proposte che sono state formulate da associazioni, gruppi o persone singole, resteranno per sempre idee, progetti e proposte.

Non lo abbiamo mai fatto perché fino ad ora siamo stati assorbiti dal lavoro svolto che, però, non può continuare su quella falsariga perché nel frattempo, sono venuti al pettine i nodi del recupero, della salvaguardia, valorizzazione e gestione dei nostri monumenti e di tutti gli altri beni culturali, senza i quali nessuna attività potrà affermarsi ed essere utile allo sviluppo della comunità.

Per questi motivi sentiamo la necessità, di sollecitare tutti quei cittadini di buona volontà che hanno compreso quanto sia importante riunirsi, ritrovarsi e mettere in atto lotte e collaborazioni per migliorare la nostra terra, per indurre chi di dovere a comportarsi correttamente e di conseguenza.

Il nostro discorso è diretto anche a tutte le altre associazioni culturali del nostro territorio, con le quali vorremmo cominciare a discutere di questi problemi, non solo per trovare momenti importanti di collaborazione, ma anche per verificare eventuali soluzioni per non disperdere le nostre forze, come ad esempio l’unione di più associazioni con statuti che prevedono compiti analoghi.     Per il Circolo Culturale Orbetellano ”G.Mariotti”:

Giovanni Damiani – Edoardo Federici

Di riviste rinate, acquecotte e sale

Massi Cavallo 58x58E’ da pochissimo uscito il secondo numero zero di una pubblicazione interessante e con molte cose da dire. Non stupisca il fatto che sia stato necessario nascere due volte (anzi, semmai per alcuni popoli è segno di maturità) a distanza di un anno dalla prima uscita perchè non è che lo specchio di tempi poco grati. Nonché la riprova, qualora ce ne fosse bisogno, della piccola prospettiva odierna dell’impresa editoriale nel grande e nel piccolo (purtroppo per noi).

Cop Mar Riv 1

click per ingrandire

Il secondo numero zero è il frutto della tenace volontà di Lucio Niccolai, direttore de “La Maremma. Rivista”, questo il nome del periodico in oggetto: per la gran parte credo di poter dire che si deve a lui se un nutrito numero di redattori, collaboratori e intervistati ha avuto occasione di esprimersi sulle colonne cartacee di un formato 22 x 32, 80 pagine a colori. Da Severino Saccardi ad Alessandro Angeli, Mauro Papa, Alessandro Camillo, Massimo Seriacopi, Angelo Biondi, Corrado Barontini e molti molti altri. Il progetto grafico è di Maurizio Cont.

I temi del numero in oggetto (dove si legge la scritta “memoria” in copertina) presi in ordine sparso e senza alcuna mia ambizione di esaustività, si indirizzano verso gli ambiti della storia del nostro territorio, delle sue tradizioni e della sua arte ma dall’angolatura del qui e dell’ora: cosa stanno dicendo oggi artisti giovani e maremmani come Moira Ricci, Lapo Simeoni, Andrea Angione, Michele Guidarini… In quale modo stiamo vivendo e sviluppando l’eredità di una tradizione vitivinicola sul nostro territorio, e si può davvero parlare di una tradizione enologica locale? In quale modo è stato elaborato il trauma dell’alluvione del novembre di due anni fa? C’è una qualche autentica attenzione, nell’elaborazione tematica delle sagre paesane della provincia, nei confronti di una ricostruzione storica della vicenda gastronomica locale?
Sei sicuro che sia acquacotta quella che stai mangiando? Che cos’è l’acquacotta?

Proprio qui punto un cono di luce: il lungo articolo a firma di Lucio Niccolai che ha per titolo: “Sagre e/o valorizzazione del cibo locale?”. Tratta proprio di questo e inizia così:

Il recupero delle tradizioni alimentari. I sistemi alimentari, scrive lo storico Montanari, contengono e trasportano la cultura di chi li pratica, sono depositari delle tradizioni e delle identità di gruppo, cioè del «patrimonio culturale che ciascuna società riconosce al proprio passato».
E’ possibile, dunque, partire dal cibo per ricostruire percorsi di valorizzazione territoriale e consapevolezza culturale?” Continua a leggere

Un’idea di futuro

Massi Cavallo 58x58Approfitto dello spazio che il Circolo Gastone Mariotti è così gentile da concedermi per una breve ma, credo, opportuna considerazione. A mo’ di introduzione ad alcuni prossimi contributi che ho in mente di portare. Mi sono iscritto perchè ritengo nodale e determinante l’attività che questi signori stanno conducendo da molti anni a questa parte. La qual cosa mi ha fatto pensare al senso che, in un ambito locale, riveste una associazione/circolo culturale. 

A mio modesto avviso,questo senso sta nel raccogliere persone e materiali  con lo scopo di funzionare da stanza di elaborazione cognitiva di una comunità e di un territorio. Si individuano punti di interesse, punti critici, punti dirimenti nello spazio e nel tempo della porzione di mondo cui ci si sente di appartenere e ci si sforza di collocarli all’interno di un arco, di un racconto, di una vicenda che, in ultima analisi, conduca a capire come si è diventati quel che si è oggi, qui.
Lo si fa per la gran parte attraverso l’esercizio della parola, letta, scritta o parlata che sia: selezionando contenuti organici agli scopi menzionati sopra, che si tratti di libri, articoli, immagini etc., ma anche producendone dopo aver metabolizzato quanto assimilato: si semina e si raccoglie.
Un gran lavoro, davvero.
Specie in un momento come quello che stiamo vivendo, segnato non solo da una completa assenza di prospettiva ma, quel che è peggio, da una arroganza pigra che persevera nel non costruirsene una. Un’idea di futuro, uno sviluppo possibile. Orbetello, almeno a mia memoria, non è mai stata tanto depressa quanto oggi ma la meteorologia non c’entra nulla: il cammino è stato umano, molto umano.
E’ lo spiacevole male di vivere all’interno di un eterno presente nel quale manca la consapevolezza del punto di vista o, appunto, la prospettiva delle cose. Come contemplare la mappa di un piano di evacuazione di una struttura vasta e complicata (un transatlantico, mettiamo, magari male indirizzato) dove è assente il grande punto rosso che sentenzia: “Tu sei qui”. La facoltà di vedersi da fuori.
Chiudo queste poche righe con un’immagine che mi è rimasta da passate letture di antropologia culturale, una cosa legata ad una comunità che mi è sempre parsa molto suggestiva: gli Aymara.
Sono una popolazione andina che concepisce l’idea di futuro in un modo del tutto particolare. Secondo la loro maniera di vedere le cose [qui un ottimo articolo che la illustra], infatti, ogni uomo o perfino ogni soggettività come un gruppo umano, procede di spalle verso l’avvenire, muovendosi all’indietro e contemplando davanti a sé il cammino fatto fino a quel punto: ciò che è passato. Nella gestualità (e nelle locuzioni) quando un Aymara si riferisce a quel che dovrà accadere indica un luogo al di là delle proprie spalle e, naturalmente, vale il contrario: “…è successo tre anni fa” dice, e punta il dito avanti.
Perfettamente logico: il passato lo possiamo vedere, ci è dato di sapere come si è svolto, è un libro aperto che ci agisce e ci determina. Ma non abbiamo occhi dietro la testa: quel che sarà nessuno lo vede, per quanto qualcuno si possa sforzare di convincerci del contrario, nel bene e nel male.

Massimiliano Cavallo

GRAZIE A CHI CREDE

cooperazioneCiascuno di noi, nelle proprie quotidiane manifestazioni e nel suo continuo divenire, è il risultato della interrelazione tra elementi facenti parte delle due distinte componenti: quella innata e quella acquisita.
La prima, oggetto di studio di quella disciplina scientifica che prende il nome di genetica, vede nella molecola denominata DNA, abbreviazione di un suo componente fondamentale – ACIDO DESOSSIRIBONUCLEICO – il segreto custode del nostro essere in potenza: le caratteristiche peculiari sono state scritte al momento della nascita e pian piano verranno lette nell’esplicarsi del nostro essere.
La seconda è argomento speculativo della filosofia dai suoi esordi ad oggi, che considera l’ESPERIENZA come primario motore di conoscenza e quindi crescita continua, una fonte generatrice di stimoli che plasmano le nostre azioni e reazioni.
Non è la sede questa di continuare una simile digressione, che ci porterebbe lontano, senza, poi, concludere molto, la sola cosa che mi premeva risaltasse è che, indipendentemente dalle varie teorie scientifiche e concezioni filosofiche, ognuna delle quali attribuisce al DNA o all’ESPERIENZA diversa percentuale di importanza nella formazione qualitativa di ciascuna persona, due ne sono i punti fermi: il passato (DNA) ed il presente (ESPERIENZA).
Qualcuno tempo fa ha affermato che “un uomo che non conosca il proprio passato non ha futuro”; io aggiungerei che “un uomo che non viva consapevolmente il proprio presente non ha futuro”.
Per questo vorrei ringraziare, pubblicamente, tutti coloro che volontariamente operano per il nostro blog e per tutti i blog di altri paesi e città d’Italia, che si sforzano per andare in questa direzione, riempiendo pagine di informazioni riguardanti la storia, l’attualità, la cronaca del loro territorio…
In un momento di particolare, enorme, sbandamento delle coscienze dei singoli acquista preziosità inestimabile mantenere vivo il ricordo di ciò che si è stati, unitamente al raccontare quello che si è: fatti, personaggi, accadimenti, aneddoti…
Un individuo che ascolta una comunità che gli parla e che è disponibile a starlo a sentire, che si conosce condividendo e si riconosce apprendendo non può e non potrà perdersi.

di Giovanni Damiani Inviato su Varie

LA BIBLIOTECA COMUNALE “P. RAVEGGI” DI ORBETELLO

Le Biblioteche sono nate per collegare libri e lettori e per favorirne l’incontro. A questo dunque debbono essere orientati i modelli organizzativi di cui le Biblioteche, in particolare quelle pubbliche, si devono dotare, tenendo conto dei diversi centri istituzionali (Stato, Regione, Provincia e Comune)  che dettano le relative norme e gli indirizzi gestionali.
La citazione di due importanti passi del Manifesto dell’UNESCO, può farci comprendere meglio il lavoro da intraprendere per la funzionalità della Biblioteca.

1)      Fede nella biblioteca pubblica come forza vitale per l’educazione, la cultura e l’informazione, e quale agente essenziale per promuovere la pace e la comprensione tra i popoli e le nazioni;

2)      La biblioteca pubblica è lo strumento più importante per mettere a disposizione di tutti le testimonianze del pensiero dell’uomo, delle sue scoperte, e le manifestazioni della sua creatività;

La biblioteca pubblica deve, quindi, offrire ad adulti e ragazzi la possibilità di vivere al passo col proprio tempo, di educare se stessi con continuità e di tenersi aggiornati sul progresso delle scienze e delle arti.
Fino  ad oggi,  salvo  pochi  esempi,  il tratto prevalente  delle  nostre biblioteche pubbliche è stato quello di istituzioni burocratiche volte essenzialmente al controllo patrimoniale delle proprie raccolte librarie, con lo scopo principale della conservazione e della salvaguardia. La discussione critica su questi metodi è da alcuni anni aperta grazie, soprattutto, alle teorie ispirate dal mondo della biblioteconomia anglosassone e vanno definendosi nuovi modelli in cui prevale la capacità della biblioteca di qualificarsi come punto di mediazione tra l’utente e le informazioni da lui richieste.
Perciò, per ottenere questi risultati è necessario, anzitutto, che la biblioteca sia dotata di una organizzazione interna funzionale agli obiettivi che abbiamo visto,   i cui elementi (documenti, strutture, risorse umane, procedure interne, contesto socio-culturale, dotazioni finanziarie) interagiscano continuamente tra loro.
In un contesto di questo genere e perché gli obiettivi possano essere raggiunti, sembra logico che l’azione del Comune e quella delle associazioni cittadine rappresenti un reale momento di collaborazione, di integrazione e di coordinamento, dove la biblioteca e tutte le altre strutture deputate all’attività culturale, divengano il fulcro di questo progetto.

Ma veniamo alla nostra Biblioteca.
Il suo patrimonio librario e documentario ha subito nel tempo danneggiamenti rilevanti in seguito all’abbandono in cui era stato tenuto fino a pochi anni or sono.
Diamo atto che negli ultimi anni qualcosa è stato fatto ed oggi la Biblioteca resta aperta al pubblico ed eroga alcuni servizio. Tuttavia, pur con tutta la buona volontà messa in atto dagli impiegati addetti, in base ai compiti che dovrebbe svolgere  una biblioteca pubblica, ciò che si è fatto e che si sta facendo, è del tutto insufficiente; anzi, col passare del tempo tutto diventa più difficile, perché i locali destinati alla Biblioteca non sono più in grado di contenere il materiale esistente.
E’ del tutto inutile che tanti libri siano presenti in biblioteca, se i potenziali lettori non sono adeguatamente informati della loro esistenza, contenuto e disponibilità e se non funzionano correttamente tutti i necessari percorsi che favoriscono l’incontro tra la domanda e l’offerta o tra la richiesta d’informazione e il documento che la contiene.
Per meglio comprendere le dimensioni dell’impegno che viene richiesto in termini progettuali, culturali, finanziari e di lavoro materiale per adeguare le attività e le funzioni della nostra biblioteca a quelli di una moderna biblioteca pubblica, prendiamo ad esempio gli standard minimi che l’IFLA (International Federation of Library Association) suggerisce per una biblioteca pubblica che debba servire una popolazione di 15.000 abitanti. Questo è il raffronto che ne deriva:
BIBLIO
Pur trattandosi di una comparazione soltanto indicativa e considerando che alcuni standard minimi su scala internazionale sono, purtroppo, abbastanza elevati per qualunque biblioteca italiana, il confronto è tuttavia utile, perché ci fa comprendere che se vogliamo un servizio funzionante ed efficace dobbiamo, in qualche modo e progressivamente, avvicinarci a quegli standard.
La nostra biblioteca è in possesso di una discreta raccolta di unità bibliografiche di storia locale, provinciale e regionale, che forma un’importante sezione, pur nella sua incompletezza. Riteniamo che sia prioritario uno sforzo per cercare di recuperare ciò che manca, attraverso una stretta collaborazione con gli studiosi, le associazioni culturali e le scuole.
La biblioteca, particolarmente in ambiti territoriali come il nostro, deve diventare il principale vettore di una forte e libera circolazione delle idee e deve saper interagire, per la sua natura informativa e bibliografica, con attività integrative ed iniziative promozionali e culturali, come si evince dallo schema seguente:
BIBLIOTECA
Deve essere inoltre sollecitata un’ulteriore espansione dell’utenza, dialogando con essa e predisponendo strategie informative graduate e differenziate.
Gli incontri con le associazioni culturali e sociali cittadine, devono essere continui e saranno molto utili per rilanciare l’immagine della biblioteca e per aprire una campagna di pubbliche relazioni che permetta di orientare e informare il territorio sulle varie attività intraprese o da intraprendere.
E’ infine indispensabile, in maniera sistematica, orientare ed informare i lettori con strumenti adeguati: una guida all’uso della biblioteca, una segnaletica interna comprensibile ed efficace, la pubblicazione regolare di un bollettino di informazione, un accesso alla rete informatica più estesa e completa.

Lo sforzo organizzativo per La Crociera del Decennale

Molti di noi, appassionati di volo, ricordano la Crociera del Decennale che parti da Orbetello per raggiungere Chicago, New York, Roma e tornare all’Idroscalo di Orbetello, come una grossa impresa aviatoria e in effetti, fu così; ma gli aspetti meno noti ma fondamentali per la sua riuscita furono quelli organizzativi.

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Per approfondire questi aspetti mi sono recato presso il Museo Storico dell’Aeronautica di Vigna di Valle dove sono stato ricevuto dal personale militare che lo dirige che, con molta professionalità, mi ha messo in condizione di leggere documenti e consultare un catalogo di fotografie molto vasto e curato in ogni dettaglio.

Così, con mio stupore, ho scoperto che negli anni intorno al 1920-30 tra gli aviatori mondiali che aspirano a compiere in volo l’attraversamento dell’oceano atlantico, gli italiani rappresentano il 50%. Che la Crociera del Decennale fu organizzata per commemorare il Decennale della Regia Aeronautica, che durò 42 giorni per un percorso di 19.900 km. Ma la cosa che maggiormente mi ha colpito è stata quella che il velivolo che fu utilizzato, l’S55 progettato da Alessandro Marchetti nel 1922 in risposta ad un bando del Commissariato dell’Aeronautica per un idrovolante d’alto mare lancia siluri, fu decisamente bocciato dalla commissione come velivolo di scarso interesse.

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Italo Balbo lo rivalutò facendolo passare alla storia come uno dei migliori idrovolanti di quel tempo. Potenziato sia della struttura sia del motore, un di Isotta Fraschini da 1500 cv, poteva raggiungere una velocità massima di 280 km/h coprendo una distanza di 4000 km con un consumo medio di 1 Kg. di benzina a Km, trasportando un carico utile di 1000 kg. Valori di tutto rispetto per quei tempi.

Il velivolo dovette essere modificato  per adattarlo a un’impresa atlantica. Le innovazioni più importanti furono: Continua a leggere

Un Teatro a Orbetello?..perché.

Nel Piano Regolatore del Comune di Orbetello nessuna amministrazione, nel secondo dopoguerra, ha mai pensato di prevedere un’area ove costruire un teatro. Ci sarà pure una ragione. “Ci sono tante cose più importanti da fare, senza contare che con la cultura non si mangia”, dicono in molti per giustificare questa e altre scelte in questo settore. Ma allora, come mai a Orbetello vi sono tanti gruppi che fanno cultura attraverso il canto, la recitazione, il ballo o la musica; non sarà mica una tradizione radicata negli anni?. Se consideriamo poi che in un comune di oltre 15.000 mila abitanti ci sono vari gruppi che fanno cultura attraverso queste importanti attività contando soprattutto sulla loro passione: la Scuola di Musica dell’Associazione Culturale Musicale “Alfredo Ceccherini”, Il Corpo Bandistico Città di Orbetello “M. Anteo Ercole”, la cui tradizione è centenaria, Le Compagnie Teatrali “Oratorà” e “La Pullera”, l’importante Coro Musicale “Ager Cosanus, il Coro Polifonico S. Biagio, la Scuola di Ballo Moderno, e vari altri gruppi musicali di giovani e meno giovani, basterebbe per giustificare un teatro come punto di unione culturale polivalente, che avrebbe, senza dubbio, anche presupposti turistici ed economici, oltre a soddisfare la necessità di valorizzare le specificità delle associazioni esistenti consentendo una ideale unione tra le vecchie e le nuove generazioni.

Nel fare queste considerazioni ci dobbiamo porre questi obiettivi:

a)      L’area deve essere di proprietà comunale;

b)      L’attività teatrale si deve svolgere prevalentemente nel centro storico;

c)       Deve, se possibile, valorizzare le strutture esistenti;

d)      Non solo teatro ma una struttura poliedrica, prevalentemente artistica ma che consenta una socialità diffusa con punti ove fruire d’internet e mediateca on-line.

Planimetria di Orbetello centro storico         PageB

A Orbetello ci sono almeno cinque siti, di proprietà comunale, ove poter realizzare un teatro da trecento posti. Ogni sito ha le sue caratteristiche, le sue difficoltà ma anche i suoi vantaggi legati all’ubicazione dove si possono impegnare volumi ora non utilizzati secondo il concetto che prevede la valorizzare delle strutture esistenti. Essi sono:

1)      Lo spiazzo della Caserma Umberto primo;

2)      Il Baccarini;

3)      Il parco delle Crociere;

4)      L’ex Idroscalo;

5)      La zona adiacente al Palazzetto dello sport.

VI PARE POCO ……… ???

Un augurio per un buon 2014 ai nostri lettori

Carissimi amici,

il 2013 è oramai finito ed è ora di bilanci. Nel corso di questo anno il nostro circolo ha festeggiato 20 anni di attività svolgendo una consistente mole di lavoro concretizzatasi con l’organizzazione di  70 eventi sui temi della ricerca, dello studio e nella divulgazione della storia e delle tradizioni della nostra terra.

Nel corso del 2013 abbiamo organizzato 14 conferenze di cui undici nel periodo estivo, tra giugno e settembre, ospiti nella splendida piazzetta antistante il ristorante dei pescatori. Tutto questo sforzo organizzativo oltre a darci la possibilità di raggiungere i nostri obiettivi  ha fatto si che molti di voi abbiano sentito la necessità di aderire alle nostre proposte diventando membri attivi del nostro circolo. Questo successo desideriamo condividerlo con tutti voi per poter continuare e rafforzare una sana e fattiva collaborazione.

BUON ANNO NUOVO FLUT 2014

Colgo pertanto l’occasione, a nome di tutto il Direttivo, per augurare a tutti voi ed alle vostre famiglie, un  FELICE ANNO NUOVO.  

Edoardo Federici

Su youtube, a questo link,  troverete la sintesi dei 20 anni di storia .  http://www.youtube.com/watch?v=kqqCoSNM764

di Edoardo Federici Inviato su Varie