RAFFAELE DEL ROSSO ED ETTORE SOCCI IN VISITA A VETULONIA

Raffaele Del Rosso 4Il dottor Ambrogio Cardosa, importante personaggio orbetellano vissuto nel XVIII secolo, del quale Raffaele Del Rosso traccia un bel quadro della sua vita operosa nel libro “IL DOTTOR AMBROGIO. STORIA ANEDOTTICA DI UN PICCOLO STATO DISTRUTTO DAL 1799”, pubblicato in 140 puntate nel 1909 sul giornale repubblicano “La Ragione” di Roma e pubblicato in volume, per la prima volta, dal Circolo Culturale Orbetellano “G. Mariotti” nel 1966. fra le varie attività che svolgeva in Orbetello (notaio, priore maggiore e priore minore della comunità orbetellana, politico,letterato, ecc., era attratto dall’archeologia e spesso percorreva i territori maremmani alla ricerca delle antiche vestigia etrusche e romane.
Raffaele Del Rosso, ci fa conoscere queste notizie sulla vita del dottor Ambrogio in un bell’articolo pubblicato sul giornale “Etruria Nuova” nel 1905, quando ancora firmava i suoi articoli col pseudonimo “Gabriel Cosano”, nel quale descrive una sua visita al Dottor Falchi Isidoro presso gli scavi della città etrusca di Vetulonia.
Il Dottor Ambrogio Cardosa, “il nostro grande precursore”, per anni si era posto il problema del ritrovamento di quella Vetulonia “che a dire di Silio Italico diede a Roma i fasci e la scure dei littori e cioè il simbolo del potere repubblicano.”
            Purtroppo, dovette lasciare quel desiderio insoddisfatto e la lotta che aveva attraversato “tutta la sua nobile vita”, senza vedere appagata quella curiosità.
             Trascorse invano intere giornate perlustrando i  piani dell’Albegna e i colli di Magliano in Toscana, dove alcuni volevano, a quel tempo, che si trovassero Heba e Vetulonia. Tuttavia, nessuna traccia certa riuscì a trovare “che lo portasse alla scoperta dei resti di quella grande culla della nostra civiltà primitiva che fu la Vetulonia Mater.”
             Quasi un secolo dopo la sua morte, il  2 giugno 1905, Raffaele Del Rosso visitava il colle di Colonna ormai “riconsacrato nel nome antichissimo di Vetluna o Vetulonia.”
            E vuole farci sapere, con un certo orgoglio,  di avere ancora fortemente presente la memoria dei particolari di quella gita, nella quale ebbe come compagno Ettore Socci, “il compianto nostro confratello, l’impeccabile repubblicano.”          
            Nell’alba fresca di quel mattino per un gagliardo maestrale, illuminata dal primo sole di una primavera che fino a quel momento era stata assai piovosa, salirono il “sacro colle, ormai da tutti ritenuto come la prima sede del popolo civilizzatore venuto dal mare e quindi il centro diffonditore di quella prima civiltà” che i toscani, dopo duemila anni da che fu guasta” ricorderanno che quello fu un fascio di luce diretto a tutto il mondo, che prese il nome di “Rinascenza”, e Del Rosso c i tiene a precisare che questa non è solo una sua opinione ed è in buona compagnia: “Carducci chiamò l’Etrusco Pontefice Redivivo, e sono anche gli stranieri che affermano che fu l’Etruria, con l’influenza della sua civiltà nelle epoche posteriori, che produsse i Giotto, i Brunelleschi, i Michelangelo, i Vespucci, i Galilei e li altri mille”. Continua a leggere

UN ALTRO ESEMPIO DI QUANTO AMIAMO I NOSTRI BENI CULTURALI

RELAZIONE PERITALE DELLA BIBLIOTECA E OGGETTI D’ARTE DI RAFFAELE DEL ROSSO (Allegata alla deliberazione n. 684 del 18 luglio 1928, adottata dal Podestà del Comune di Orbetello:

Raffaele Del Rosso 5In mezzo al cordoglio che pervase tutta la Maremma all’annunzio della morte di Raffaello Del Rosso, un voto fu espresso da molti: che il Municipio di Orbetello, nell’interesse della Città e della cultura, si assicurasse la copiosa raccolta di libri e oggetti d’arte, che l’illustre figlio aveva messa insieme in lungo corso di anni con amore di studioso e con devozione di maremmano.
Più nobile monumento – si diceva da costoro – il Comune di Orbetello non potrebbe elevare alla memoria del figlio che la Città natale e la Maremma onorano come il più ardente apostolo della loro rinascita.
A pochi mesi di distanza dalla lacrimata dipartita, tale voto può essere appagato per volere della famiglia, che con vivo rincrescimento è disposta a distaccarsi da quelli che furono gli inseparabili amici del caro congiunto, mercé l’interessamento dell’On.le Podestà di Orbetello, che con sagacia pari all’amore, presiede alla sorti del Municipio.
I sottoscritti Proff. Giuseppe Fatini e Antonio Cappelli, ai quali fu affidato l’incarico di procedere alla valutazione della biblioteca e degli oggetti d’arte lasciati dal compianto Del Rosso, hanno in merito redatto la seguente perizia:
La Biblioteca Del Rosso comprende circa 1850 opere in 2162 volumi, dei quali alcuni in più copie.
Esse possono raccogliersi in dieci gruppi:

1° STORIA ETRUSCA (72) E MAREMMANA (175) = ……………opere n. 247 (Vol. 261-51)
2° STORIA (257) E LETTERATURA (658) = ……………………….opere n. 915 ( “ 1.133-Disp. 474
3° PISCICOLTURA = …………………………………………………opere n. 121 ( “ 130)
4° GEOLOGIA = ………………………………………………………opere n. 28 ( “ 29)
5° SCIENZE VARIE = ………………………………………………..opere n. 370 ( “ 407)
6° LEGGI = ……………………………………………………………opere n. 66 ( “ 93)
7° DIZIONARI = ………………………………………………………opere n. 26 ( “ 57)
8° RIVISTE PERIODICHE = …………………………………………opere n. 29
9° PUBBLICAZIONI Del Rosso = …………………………………..opere n. 33 ( “ 36) (324 copie)
10° ARTICOLI DI DEL ROSSO su giornali, riviste e recensioni sugli scritti del Del Rosso.

Nei vari gruppi non mancano opuscoli e libri di poco conto o troppo comuni, ma i più possono figurare bene in una pubblica biblioteca.
Il secondo gruppo raccoglie opere di vero interesse culturale tanto per la storia quanto per la letteratura; il gruppo quinto offre opere scientifiche d’indole prevalentemente pratica, rispondenti perciò in particolar modo ai bisogni intellettuali d’una cittadina di provincia; allo stesso criterio di praticità si improntano le raccolte dei DIZIONARI (gruppo 7°) e delle LEGGI (gruppo 6°), formate di libri che non possono mancare, per la loro utilità pratica, nel fondo iniziale di ogni biblioteca a carattere popolare.
Più importanti, perché riguardanti direttamente il passato e l’avvenire di Orbetello e della Maremma, sono i gruppi 1°, 3°, 4°, 9° e 10°; il primo costituito da libri di storia maremmana e etrusca, rappresenta, sia che si guardi nel futuro, sia che si volga l’occhio al passato, un prezioso tesoro bibliografico, che, oltre ad essere l’attrattiva dei lettori orbetellani, potrà invogliare qualche studioso e insegnante a portare il suo modesto contributo nelle ricerche su gli Etruschi e la Maremma antica, o a diffondere, con un corso di lezioni o di articoli, una maggiore conoscenza di essi in mezzo al popolo; il terzo gruppo, libri di piscicoltura, è tenuto distinto dagli altri libri di scienze perché, essendo la prosperità di Orbetello strettamente connessa con la pesca del suo Lago, questo nucleo di libri, costosi ed importanti, oltre ad interessare i cittadini in genere, potrebbe costituire un fondo bibliografico indispensabile per l’apertura presso la Scuola Complementare d’un corso facoltativo di piscicoltura, che riuscirebbe di pubblica utilità, al pari dei corsi facoltativi di frutticoltura o di lavorazione del marmo, dell’alabastro, etc. che sono stati aperti presso altre Scuole Complementari, le quali per volere del Ministero debbono intonarsi alle particolari risorse del luogo. Continua a leggere

BIAGIO BRUGI. BREVI NOTIZIE DI UN ILLUSTRE CONCITTADINO

Brugi Biagio 1BRUGI, Biagio nacque a Orbetello il 13 agosto 1855 da antica famiglia di magistrati e giuristi originaria di Bruges, città del Belgio. Morì a Desio il 21 maggio 1934.
Nel 1875 si laureò in giurisprudenza a Pisa, dove ebbe l’insegnamento del diritto romano dal famoso giurista prof. Filippo Serafini.
Dopo un periodo di perfezionamento in Germania, iniziò la carriera universitaria come docente di istituzioni di diritto romano prima a Urbino (1879-1881), poi a Catania (1882-1884), quindi a Padova (1885-1917), dove fu preside della facoltà giuridica, e infine a Pisa, dove lasciava l’insegnamento nel 1930 per limiti di età.
La formazione giuridica Biagio Brugi, oltre che dalla metodologia del prof. Serafini, seguace e propugnatore della scuola storica tedesca, fu influenzata dalle lezioni del prof.  Saverio Scolari, ispirate all’interpretazione basata sul positivismo  del diritto.
“Il periodo di perfezionamento compiuto in Germania,  persuase definitivamente il Brugi che lo studio del diritto doveva essere affrontato determinandone le componenti nella loro genesi storica e individuando nella progressiva formazione di queste i punti di contatto con le scienze politiche e sociali.
Le successive esperienze di docente confermarono in lui questo convincimento, consolidatosi ben presto in un metodo di insegnamento teso a far avvertire agli studenti, fin dal loro primo accostarsi al diritto, la stretta relazione organica esistente non solo tra i vari settori della giurisprudenza, ma tra questa e le altre scienze sociali,”
e nello stesso tempo “opponendosi recisamente alla metafisica del diritto e impostando scientificamente la ricerca sulla base del metodo induttivo, col dare tra l’altro importanza alla psicologia di massa quale spiegazione di molteplici fenomeni giuridici, l’opera si struttura attorno all’idea base della mutabilità e relatività delle istituzioni giuridiche, sempre dipendenti dalle condizioni della vita civile dei popoli.”
Fu socio nazionale dell’Accademia dei Lincei, dalla quale nel 1890 ebbe il premio reale,  membro dell’Istituto veneto, di altre accademie italiane e straniere e di numerose commissioni governative.
Il 22 dicembre 1928 fu nominato senatore del regno.
Espose in modo limpido e coerente questo diritto nella sua essenza civilistica, studiandone con dotta competenza e con fervore la storia attraverso i secoli della età di mezzo fino alle codificazioni moderne.

Tra le opere: 

1)     I fasti aurei del diritto romano (1879);
2)     I romanisti della scuola storica e la sociologia contemporanea  (Palermo 1883);
3)     Le dottrine giuridiche degli agrimensori romani (Padova 1887);
4)     La scuola padovana di diritto romano nel sec. XVI (Padova 1888);
5)     Il moderno positivismo e la filosofia dei giuristi romani (Urbino 1889); 
6)     Introduzione enciclopedica alle scienze giuridiche e sociali nel sistema della giurisprudenza (Milano 1890);
7)     Introduzione enciclopedica alle scienze giuridiche e sociali (1891);
8)     Istituzioni di diritto romano giustinianeo (Verona 1894);
9)     Istituzioni di diritto civile italiano   (Milano 1904);
10) Lopera di Roberto Ardigò nella filosofia del diritto;
11) Della proprietà,  in due volumi, Trani 1911);
12) Per la storia della giurisprudenza e delle università italiane (Saggi), Torino 1915;
13) Per la tradizione italiana nella nostra giurisprudenza, conferenza tenuta   nell’Università di Napoli nel dicembre 1915;
14) Due articoli sulla Rivista internazionale di filosofia del diritto (Fatto giuridico e rapporto giuridico, 1921, ed Equità e diritto positivo, 1923);
15) Per la storia della giurisprudenza e delle università italiane (Nuovi saggi), Torino 1925.

17.12.2013 – CENTENARIO DELLA FERROVIA ORBETELLO – PORTO S. STEFANO.

Mostra Baccarini -Cento anni fa, il 17 dicembre 1913, si inaugurava la ferrovia Orbetello – Porto S. Stefano, che rimase in funzione per oltre 33 anni, fino a quando cioè fu seriamente danneggiata dai bombardamenti aerei americani dell’ultima guerra mondiale e, purtroppo, non fu più ripristinata.

Ieri, di fronte ad un numeroso pubblico e con la presenza dei sindaci dei due Comuni, si è svolta ad Orbetello una bella manifestazione.  Una ricca e stimolante Mostra documentaria composta di innumerevoli fotografie e documenti in gran parte inediti e la presentazione del libro “LA FERROVIA ORBETELLO PORTO S. STEFANO” di Gualtiero della Monaca, per ricordare l’evento che ebbe risvolti di grande rilievo per lo sviluppo del nostro territorio. La Mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 27 dicembre e la manifestazione si ripeterà dopo quella data a Porto S. Stefano.

In relazione a questo evento ci preme sottolineare, con vivo apprezzamento e molto interesse, la continuità nell’importante e qualificato lavoro che Gualtiero della Monaca sta sviluppando per lo studio e la valorizzazione della storia e delle tradizioni della nostra terra.

E’ un impegno il suo, assai rilevante, di grande valore culturale, che si è ormai definitivamente affermato attraverso la produzione di numerose  opere su vari aspetti della vita millenaria di questa parte della Maremma  e, proprio per questi motivi, ma, soprattutto, per l’importanza che riveste l’opera di Gualtiero Della Monaca, insieme quella di altri studiosi locali, vorremmo cogliere l’occasione per sollecitare una maggiore attenzione del mondo culturale, sociale e politico, dei nostri Comuni, degli imprenditori economici della Costa d’Argento, perché venga acquisita per sempre la convinzione, che riportare alla luce la nostra storia, le nostre tradizioni, la nostra cultura,  trovare il modo e i mezzi per valorizzare i nostri monumenti, dare finalmente una funzione importante ai nostri beni culturali, in una zona come la nostra, a vocazione turistica, riveste un significato importante: quello di creare le condizioni per un migliore e più equilibrato sviluppo sociale ed economico del territorio.

Riteniamo che educare al patrimonio storico – artistico vuol dire far viaggiare gli italiani alla scoperta del loro Paese, indurli a dialogare con le opere nei loro contesti, scongiurando, nello stesso tempo, la fragilità della cultura, fragilità che ha ormai aperto la strada a una società in cui sembra che ci sia solo spazio per fini strettamente biologici ed economici con un obiettivo che non condividiamo: limitare, se non addirittura  soppiantare definitivamente la cultura e le arti umanistiche.

In questo contesto, vogliamo inserire la nuova opera di Gualtiero Della Monaca, col suo particolare racconto su quella realizzazione di 100 anni fa, che in modo magistrale va a colmare un altro momento storico di rilievo per le nostre comunità, narrando la vita, il lavoro, le lotte, i disagi di chi ci ha preceduto, in un periodo particolarmente interessante del nostro sviluppo economico, forse, ancora poco studiato.

Fu quello, uno  dei tanti, interessanti momenti della nostra storia locale, forse uno dei più importanti, perché tutto quel fermento che aveva avuto inizio, in particolare a partire dall’unità d’Italia, e che tendeva a dare al nostro territorio un adeguato sviluppo sociale ed economico, ricevette,  senza dubbio,  grandi benefici dallo sviluppo delle vie di comunicazione, in  modo particolare da questa ferrovia.

Infatti, la costruzione della ferrovia avvenne in un momento decisivo per le nostre comunità quando, cioè, il loro territorio si apprestava a divenire uno dei più industrializzati della Toscana.

Se la realizzazione della ferrovia Orbetello – Porto S. Stefano fu un momento importante per i risvolti positivi che ebbe, il tema relativo allo sviluppo delle strade ferrate  avrebbe potuto avere ulteriori sviluppi positivi per tutta la provincia di Grosseto, e quindi  un’importanza maggiore anche per questa parte della Maremma, se lo inquadriamo nel contesto più vasto sul quale in quel momento si stava alacremente lavorando: penso alla ferrovia trasversale, quella Tirreno – Adriatico di cui la Orbetello – Porto S. Stefano alla fine di un percorso assai travagliato, che aveva visto anche momenti di  conflittualità fra i due comuni, veniva considerato il primo tronco di quel grande progetto.

Un progetto, una linea ferroviaria che, per quanto ci riguardava, avrebbe interessato, dagli Appennini al Tirreno, quattro province, Grosseto, Siena, Perugia e Roma e 42 comuni di cui 25 direttamente attraversati dalla ferrovia. Già la semplice lettura  dei documenti che riguardano il progetto, ci mette di fronte ad un immenso lavoro svolto da quei 42 Comuni, compresi i nostri, da quelle Province: il lavoro sul campo per trovare la migliore soluzione, la formazione nel tempo di vari progetti e di vari consorzi fra gli enti interessati, un lavoro enorme che era arrivato già alla divisione della spesa fra i vari enti (Stato, Comuni e Province), spesa che era già andata a far parte dei loro bilancio. Continua a leggere

LA FERROVIA ORBETELLO – PORTO SANTO STEFANO

Mostra OrbetelloCento anni fa, il 17 dicembre 1913, veniva inaugurata la linea ferroviaria Orbetello Scalo-Porto S. Stefano. Il servizio, gestito dalla Società Nazionale Ferrovie e Tranvie di Roma, era affidato ad un treno a vapore che, partendo da un piccolo  prefabbricato eretto a poche centinaia di metri dalla Stazione FS di Orbetello Scalo, percorreva la diga artificiale, costeggiava la laguna e il mare dell’Argentario, s’infilava in una serie di gallerie – i cosiddetti fori – fino ad arrivare a  Porto S. Stefano.

Il treno a vapore portò avanti le sue corse per circa trent’anni, caratterizzando la vita giornaliera degli abitanti dei due centri più importanti dell’odierna Costa d’Argento, che uniti avevano lottato per la sua costruzione.

Il Baccarini o La Caffettiera – così era affettuosamente chiamato dalla gente il treno, interruppe la sua attività nel marzo del 1944 a causa dei bombardamenti degli aerei alleati che portarono morte e distruzione in tutta la zona, in particolar modo a Porto S. Stefano dove era la sede centrale della Direzione del tronco ferroviario. I successivi tentativi di ripristinare la linea distrutta non ebbero successo e con il passare degli anni il suo ricordo si è fatto sempre più sbiadito.

La mostra itinerante e il libro ricco di immagini che racconta la storia della ferrovia Orbetello – Porto  S. Stefano, nel centenario della sua inaugurazione, vogliono ricordare  questa importante e utile opera, facendo al tempo stesso un doveroso omaggio ai ferrovieri che ad essa lavorarono con spirito di abnegazione e di sacrificio.

Mostra Porto S StefanoSi tratta, della ricostruzione di un momento particolare e significativo della storia di Orbetello e Monte Argentario nella prima metà del ’900, di cui Gualtiero Della Monaca descrive la complessità e le vicissitudini con grande capacità e incommensurabile passione.

Il volume “La Ferrovia Orbetello Porto S. Stefano. Storia e immagini del trenino Baccarini”, in vendita nelle librerie, è edito dalla casa editrice Effigi di Arcidosso e sarà reperibile anche presso le sedi della mostra nei giorni di apertura.

La manifestazione si avvale del patrocinio dei comuni di Orbetello e Monte Argentario e del contributo economico del Rotary Club Monte Argentario e della Banca di Saturnia e Costa d’Argento. In entrambe le occasioni interverranno oltre all’autore-curatore Gualtiero Della Monaca e all’editore Mario Papalini, i sindaci dei due comuni interessati Monica Paffetti e Arturo Cerulli, l’assessore alla cultura del comune di Monte Argentario Fabrizio Arienti, il presidente del Rotary Club Gianfranco Casalini, il presidente della Banca di Credito Cooperativo di Saturnia e della Costa d’Argento rag. Enrico Petrucci e il vice presidente dott. Ferdinando Andreini.

Interventi di approfondimento dell’interessante tema di Giovanni Damiani e Mario Regina del Circolo Culturale “G. Mariotti” di Orbetello.

Il capitano di corvetta Alessandro Busonero, addetto stampa della Marina Militare, farà da moderatore.

Per chi fosse interessato, queste sono le date da ricordare:

Martedì 17 dicembre 2013, alle ore 18.00, nella sala del frontone di Orbetello avrà luogo l’inaugurazione della mostra documentaria e la presentazione del volume. La mostra a Orbetello rimarrà aperta dal 17 al 26 dicembre 2013.

Venerdì 27 dicembre 2013, alle ore 18.00, la manifestazione sarà ripetuta nella sala consiliare del comune di Monte Argentario. La mostra a Porto S. Stefano rimarrà aperta dal 27 dicembre 2013 al 6 gennaio 2014.

Ceramiche con impresse le immagini relative alla ferrovia Orbetello – Porto S. Stefano sono state realizzate con la collaborazione della Pro-Loco “Buranaccio” di Capalbio Scalo.

 

di Giovanni Damiani Inviato su Varie

ORBETELLO: ANCORA QUALCHE PENSIERO SUI BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI

37 - Polveriera GuzmanLa dizione “beni culturali” cominciata a circolare in Italia negli anni “60 del secolo scorso, seguita da una grande e controversa discussione (dibattiti, convegni, inchieste, studi, ecc.),  aveva creato un certo ottimismo circa il destino del patrimonio culturale nazionale, nel senso che questo interesse sembrava, finalmente, poter modificare la sconfortante situazione in cui si trovava.
Si determinarono anche delle modifiche nelle strutture politico-amministrative con la istituzione del Ministero dei Beni Culturali e tutta una serie di adeguamenti a livello locale.
Purtroppo, a distanza di tanti anni, nulla è cambiato, e se guardiamo bene, molte cose sono peggiorata: si continua a pensare al settore come erogatore di semplice “consumo” culturale, con scarso interesse alle sue potenzialità per lo sviluppo economico e sociale.
Che fare allora per modificare questa negativa tendenza?
Dobbiamo cominciare a batterci perché la pubblica amministrazione operi un netto cambiamento verso il settore e nella logica degli investimenti, cominciando a dare centralità alla cultura e ai beni culturali, quale risorsa importante dello sviluppo economico e sociale, oltre che mezzo di qualificazione di ogni attività dell’uomo, insieme alla capacità di stabilire un nuovo rapporto produttivo e continuativo tra l’azione culturale e chi ne usufruisce.
Piazza del DuomoDi fronte ad iniziative rispondenti solo ad una domanda di puro “consumo” culturale, senza innestare meccanismi di formazione e di crescita, abbiamo il dovere di domandarci se non diventa obbligatorio privilegiare un nuovo tipo di domanda e, in caso affermativo, comportarsi di conseguenza.
Se l’osservazione ha un fondamento, l’interesse e l’attenzione dovranno finalmente rivolgersi non solo al palcoscenico ed a ciò che vi si rappresenta ma, soprattutto, alla platea poco affollata, al pubblico sempre uguale, alle mostre apprezzate da critici ed esperti con sale deserte di visitatori: spostare quindi l’obiettivo dai pochi ai molti, dai privilegiati agli esclusi, o autoesclusi, dai pregiudizi dei luoghi comuni alle analisi puntuali.
E’ fondamentale la conoscenza della realtà in cui operiamo, su cui fondare poi la strategia per arrivare al “nuovo” pubblico, strutturando la spesa per la cultura, pubblica in primo luogo, in un rapporto produttivo legato al territorio, per cui dovranno essere privilegiate le mostre, i concerti, il ciclo di films, i convegni, le rievocazioni storiche e delle tradizioni, ma sempre legate alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali e ambientali, alla formazione di momenti di produzione, di gestione e di partecipazione, dando a questo “nuovo” pubblico la capacità di esprimersi e di divenire esso stesso soggetto produttore di cultura, un pubblico per cui si pone il problema del riconoscimento, della autoidentificazione e della affermazione, tre momenti importanti di un processo che deve essere aiutato a crescere con ogni mezzo.
La storia di questa parte della Maremma, delle sue antiche popolazioni, l’opera importante  di illustri concittadini, la tutela e la conservazione del patrimonio archeologico e monumentale, l’ambiente naturale,  sono emergenze uniche nelle loro specificità, da valorizzare e farne uno dei tanti possibili elementi di sviluppo di civiltà e veicolo di un sostenibile sviluppo economico e sociale.
Occorrono intese e collaborazioni ad ogni livelli, cose  che hanno sempre stentato a sviluppare, e le amministrazioni comunali, con le loro strutture e i loro servizi devono  divenire il punto centrale di questa azione e di riferimento per tutti.
Invece, purtroppo,  qualche volta si ha la sensazione che l’associazionismo e il volontariato siano visti  come antagonisti, e non come un bene straordinario della comunità, mentre invece bisogna comprendere che se queste realtà si sviluppano significa che la comunità progredisce economicamente e culturalmente.

In ricordo di Bruno Ugazzi

 

Si è spento il 2 dicembre 2013 all’età di novantuno anni Bruno Ugazzi,  persona splendida, profondo conoscitore della storia e delle tradizioni orbetellane e maremmane. Per noi del Circolo Culturale Gastone Mariotti, di cui Bruno e stato per lungo tempo Vicepresidente e Presidente onorario, era un riferimento importante per la sua esperienza,  la sue capacità relazionali e per la sua costante disponibilità verso tutti noi nel raccontarci episodi e aneddoti della vita sociale e politica orbetellana.

Io, che con lui ho trascorso molte ore a parlare della riforma agraria e dell’Ente Maremma, me lo ricordo quando passeggiavamo a braccetto per le vie di Orbetello e lui mi raccontava la storia delle famiglie latifondiste che abitavano nei palazzi più importanti della città, interrotti continuamente durante il cammino dagli innumerevoli amici che Bruno incontrava e per i quali aveva sempre una parola cordiale. Noi tutti, Bruno lo vogliamo ricordare così, come in questa foto che risale al 1955, lo vediamo a sinistra durante un brindisi con il sindaco Mario Cavina, Don Fabio e Marcello Cambi. Di questa foto lui amava dire che erano rappresentate tutte le forze politiche: “la sinistra, il clero e la destra”.

ugazzi