LE TRASFORMAZIONI MILLENARIE DELLA NOSTRA ZONA

Argentario 2In questi ultimi anni la discussione intorno alla storia del nostro territorio si è andata intensificando e dall’approfondimento dei temi che si andavano sviluppando gli interrogativi crescevano insieme ai dubbi che venivano in evidenza dalle tante ipotesi e citazioni contrastanti.
Quindi, dopo aver seguito per quanto mi è stato possibile quanto si andava discutendo ed aver letto diversi lavori di studiosi mi è presa voglia di scrivere qualcosa circa questo accattivante tema, reso ancora più affascinante dalla bellezza ambientale e della complessità del nostro territorio.
Forse dirò anche della corbellerie, tuttavia desidero provarci, soprattutto, per continuare a lanciare sassi in piccionaia, perché mi piacerebbe che intorno a questi temi la discussione, seria e con qualche obiettivo preciso, continuasse permettendoci di fare un passo avanti sulla storia del nostro territorio.

LA FORMAZIONE DEI TOMBOLI E DELLA LAGUNA DI ORBETELLO

La geologia è una scienza avvincente e, riveste grande importanza nello studio della storia del nostro Pianeta, sulla composizione della crosta terrestre, dei processi di formazione delle rocce, dei movimenti e delle deformazioni che le rocce e la crosta terrestre subiscono.
E’ proprio l’indagine e lo studio della successione di tanti eventi fisici, chimici e biologici, che hanno determinato, nel corso dei tempi, l’evoluzione della Terra, che ci permettono di ricostruire la storia del nostro Pianeta.
Così, attraverso quelle indagini e i successivi studi, abbiamo conosciuto come è fatta la terra, qual è la sua età, quali trasformazioni sono avvenute nel corso di milioni di anni e come si è sviluppata la vita.
Queste conoscenze sono state determinate dal ritrovamento dei fossili, verificando i vari strati delle rocce, la posizione che hanno assunto con i loro ripiegamenti e sommovimenti sotto la spinta degli eventi fisici quali i terremoti, dalla verifica dei sollevamenti e degli abbassamenti della crosta terrestre, del livello del mare e della diversità dei materiali che formano le pianure.
Data la complessità degli studi che devono essere effettuati per raggiungere questi risultati, la geologia si avvale delle indagini che svolgono altre branche della scienza, quali la Paleontologia, che studia gli organismi animali e vegetali fossili, la Mineralogia, che studia i minerali, la loro origine, le proprietà fisiche, chimiche e la struttura, la Petrografia, che studia le rocce, la Geochimica, che studia tutti gli elementi chimici, la Geofisica, che studia i fenomeni fisici che si svolgono nell’atmosfera, sulla superficie e all’interno della Terra, la Geomorfologia, che studia le caratteristiche e l’evoluzione delle forme della superficie terrestre.
Coloro che hanno indagato e studiato il nostro territorio ci dicono che decine di milioni di anni fa il Mar Tirreno non esisteva e al suo posto c’era una vasta pianura, che alcuni storici hanno chiamato la “favolosa Tirrenide”, su cui si elevavano alcuni monti, fra cui dovevano trovarsi gli attuali Argentario, Giglio, Giannutri e Montecristo.
Poi, la “favolosa Tirrenide” cominciò a sprofondare ad inabissarsi, con un processo abbastanza lungo, e la vasta pianura fu sostituita dall’acqua.
Sul Pianeta stavano avvenendo grandi mutamenti, dando vita ad una evoluzione, che in milioni di anni avrebbe portato la nostra zona allo stato attuale; il Mar Tirreno, si era ormai formato, lasciando scoperti i monti più alti.
Detto così brevemente, la cosa può apparire abbastanza semplice. Invece, come vedremo, non fu affatto semplice.
Nei millenni che seguirono, le rive di questo mare sono state un grande bagnasciuga, un continuo andare avanti e indietro, a volte di chilometri, sospinto dai sollevamenti e dagli abbassamenti della crosta terrestre, che avevano origine dai sommovimenti prodotti da terremoti e da altri eventi fisici.
In certi periodi, il mare arrivava a lambire le pendici delle grandi montagne emerse, come il Monte Amiata; poi, si ritirava dando vita a grandi zone paludose, laghi, fertili radure dove pascolavano tanti animali, fra cui rinoceronti e mammut, e dove si sviluppavano grandi e fitte foreste.
Poi un lungo periodo di relativa calma.
Circa un milione di anni fa, l’aspetto di questi luoghi cominciò, lentamente, a mutare di nuovo. Dapprima una serie di modesti sollevamenti, interruppe la lunga quiete orogenetica (processo di formazione delle parti mobili della crosta terrestre, che porta al corrugamento e al sollevamento delle catene montuose), dando vita, per quanto ci riguarda, ai monti dell’Uccellina e alle colline di Orbetello. Poi, gli agenti esterni (grandi piogge e forti venti), modellarono i rilievi ed affidarono ghiaie e sabbie ai fiumi, che portate sempre più avanti, formarono una base pianeggiante che si allargò nei millenni fino a saldare le nuove alture.
L’Argentario era ancora un’isola.
Il mare continuava, anche se in modo più ridotto, nel suo giuoco di alti e bassi. Gli studiosi ci dicono che circa 3.000 anni fa il nostro mare era più basso di circa 5 o 6 metri rispetto al livello attuale e che circa 1.800 anni fa era più alto dell’attuale livello di circa mezzo metro.
A questo punto dell’evoluzione della nostra zona, ci troviamo con questa situazione: l’Argentario e le altre isole emerse da milioni di anni; le colline dell’entroterra emerse successivamente e il trasporto delle ghiaie, delle sabbie e dei detriti da parte delle acque che scendevano dai monti e trasportate dalle piene dei fiumi, che avevano formato le pianure dei bacini dell’Osa, dell’Albegna a nord, ed i bacini del Chiarore, del Tafone e del Fiora a sud.
Fra la terraferma e il Monte Argentario c’era ormai un canale di oltre 6 chilometri. Questo canale, in epoca che possiamo ormai chiamare storica, divenne una laguna.
Tutti sembrano d’accordo che la Laguna di Orbetello si è formata in un lungo periodo di tempo (da 4 a 6 mila anni), con la formazione delle tre dune sabbiose, cioè, il Tombolo della Feniglia e il Tombolo della Giannella, che staccatisi dalla terraferma raggiunsero il Monte Argentario circa 2 mila anni fa, e quello centrale, il più vecchio, dove sorge Orbetello.
Quindi, prima una penisoletta triangolare, quella su cui fu costruita Orbetello, che si allungò nelle acque del canale per quattro chilometri e che per il giuoco delle correnti si arrestò ad un chilometro dal Monte Argentario.
Successivamente, forse la vicinanza del monte, una scarsa profondità del braccio di mare, la presenza della penisoletta centrale, che aveva quasi ostruito lo stretto e lo scontro di correnti prodotte dai venti dominanti, favorirono il deposito in mare delle ghiaie, sabbie ed altri detriti portati dai fiumi (Osa e Albegna a nord, Chiarore, Tafone e Fiora a sud). Ghiaia, sabbie, altri detriti e resti di organismi vari cominciarono così ad accumularsi, dando il via alla formazione dei due tomboli.
Fu un processo lento, che durò millenni e che alla fine raggiunse la meta, il Monte Argentario.
Il braccio di mare divenne così una laguna e l’Argentario non fu più un’isola.
Prima arrivò a saldarsi all’Argentario il Tombolo della Feniglia, quello a sud di Orbetello, dopo, si saldò al monte anche il Tombolo di Giannella, a nord di Orbetello.

Per quanto riguarda il Tombolo di Feniglia c’è anche un’altra ipotesi: qualcuno sostiene che il Tombolo della Feniglia non si sia staccato dalla collina di Ansedonia per andarsi a congiungere al Monte Argentario, ma che il processo della sua formazione ebbe un andamento inverso: la striscia di sabbia che forma il Tombolo, si sarebbe staccata dal Monte Argentario, per andarsi a congiungere alla terraferma sotto il colle di Ansedonia.
La tesi è molto singolare e affascinante, e andrebbe approfondita. Le riflessioni a cui questa tesi induce, sono molteplici e, perciò, innestiamo su di esse alcune considerazioni: Il Tombolo di Giannella parte direttamente dalla foce del fiume Albegna, mentre le foci dei fiumi che hanno trasportato le sabbie per la formazione del Tombolo della Feniglia, sono abbastanza lontane; la conformazione del territorio a nord, col golfo di Talamone e i monti dell’Uccellina è assai differente da quella del territorio a sud; i venti prevalenti provenienti da sud, hanno un comportamento del tutto diverso da quelli provenienti da nord.

Mi pare interessante terminare questa conversazione citando un passo di un bel libro scritto dal compianto Prof. Pietro Salvucci: “Ecco come la Costa d’Argento, che allora era chiamata Agro Cosano, assunse qualche migliaio di anni or sono, ormai il periodo storico, l’aspetto di oggi. L’insolita varietà di forme può fare la felicità dello studioso. C’è tutta la geografia: Pianure e colline, mare laguna stagno e fiumi, penisola promontorio tomboli ed isole.”

La foto è stata tratta dal sito internet http://www.md8o.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...