PER COMINCIARE A VALORIZZARE IL VASTO MONDO DELL’ASSOCIAZIONISMO CULTURALE

1700 - Stemma di Orbetello -ALLA DR.SSA MONICA PAFFETTI SINDACO DEL COMUNE DI
ORBETELLO

Orbetello, lì 18 luglio 2013

Egr. Signor Sindaco,
da tempo ci domandiamo se oggi la situazione è tale da far considerare perduta ogni speranza intorno alla tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale della nostra comunità, anche se continuiamo a credere che le cose non siano ancora giunte a questo punto, soprattutto, pensando che i beni culturali, fra le altre cose, hanno una grande valenza per lo sviluppo economico di un territorio; tuttavia, siamo anche consapevoli che c’è molto da lavorare e che la strada da percorrere, oltre che lunga, è anche irta di difficoltà di ogni genere.
I periodi di crisi economica e sociale, sono spesso quelli che inducono a riflettere e forse i più adatti e stimolanti per lo studio e la formazione di progetti e ricerche, per impostare in modo diverso dal passato il lavoro, per dare soluzione ai problemi che si trascinano da lungo tempo e che sono divenuti improrogabili, se vogliamo fare un salto di qualità.
Dobbiamo acquisire la coscienza, e ciò appare irrinunciabile, della necessità di un netto cambiamento di logica degli investimenti, che non dovranno più essere sganciati da una visione programmatica e unitaria, e consentano, in particolare, una decisa accelerazione dello sviluppo culturale dell’intera comunità.
Per operare questo cambiamento e provocare questa accelerazione bisogna dare centralità a tutte le realtà della vita quotidiana locale, ma anche, e diremmo in posizione privilegiata, alla cultura quale risorsa decisiva per la sviluppo economico e sociale, oltre che mezzo di qualificazione di ogni attività dell’uomo.
Allora, occorrono idee, intese e collaborazioni fra le varie realtà della comunità, facendo ogni sforzo perché siano superati steccati e prevenzioni, che non hanno permesso il loro svilupparsi, comprendere velocemente, che l’associazionismo e il volontariato sono un bene straordinario per la comunità; se queste realtà si sviluppano significa che la comunità progredisce economicamente e culturalmente e l’amministrazione comunale ha il dovere di operare con tutte le sue forze perché questo sviluppo si consolidi, predisponendo gli atti necessari per metterle in condizione di operare senza difficoltà.

A tale scopo e con questi obiettivi, le associazioni orbetellane Compagnia Teatrale Oratorà – Gruppo Storico “Reali Presìdi” – Circolo Culturale Orbetellano “Gastone Mariotti” – Associazione LegalMente – Associazione Culturale Musicale “A, Ceccherini” che, ormai da anni, svolgono la loro volontaria attività sul territorio della comunità nell’importante settore culturale, sviluppando e valorizzando la loro opera nei settori: storia e tradizioni, teatro, musica, canto, cinema, educazione alla legalità, ecc. ecc., con difficoltà consistenti per la quasi totale mancanza di strutture dove svolgere le suddette attività, fanno richiesta a codesta Amministrazione Comunale della concessione dei locali, da molto tempo inutilizzati, che si trovano sopra le porte di entrata nella città (Porta di Medina Coeli).

Espressa la volontà dell’amministrazione comunale, potremo avviare il discorso sulla sistemazione e sull’uso, che dovrà essere improntato alla più larga collaborazione fra tutte le varie realtà che operano nel settore culturale e nell’interesse della collettività.
Distinti saluti.

Compagnia Teatrale Oratorà
Gruppo Storico “Reali Presidi
Circolo Culturale Orbetellano “G.Mariotti”
Associazione LegalMente
Ass. Culturale Musicale “A. Ceccherini”

L’ARCHIVIO STORICO COMUNALE ORBETELLANO

1600 - Stemma della comunita' di Orbetello -Gli archivi sono per definizione il luogo della memoria collettiva, il luogo a cui fare riferimento per la ricerca storica, sociale, delle tradizioni e per la ricostruzione dell’identità dei territori interessati.
Il Comune di Orbetello possiede un archivio storico che conserva un patrimonio archivistico assai interessante a partire dalla fine della prima metà del 1400.
Pur essendo stato tenuto per molti anni in locali non adatti e abbandonato a se stesso, cosa che ha prodotto un serio deterioramento di molti fascicoli e la perdita di una parte del materiale e, pur non avendo provveduto alle cure adeguate per la sua conservazione, il patrimonio ancora esistente, che interessa quasi tutto il territorio della bassa Maremma, è ingente e riveste una importanza particolare per la storia e le tradizioni della Maremma stessa.
I documenti conservati devono essere liberamente e con facilità consultabili, soprattutto per motivi di studio. Purtroppo, per mancanza di personale l’archivio storico orbetellano, presenta consistenti difficoltà di consultazione. Anche la sistemazione e la classificazione sono deficitarie.
Uno studio accurato sul materiale esistente, eliminando alcune ricerche limitati su settori specifici, come la laguna, effettuate da qualche studioso, non è ancora stato fatto. Sarebbe, perciò, importante procedere ad uno studio approfondito su momenti della storia della nostra città e, più in generale, della Maremma, coinvolgendo associazioni, scuole e studiosi, promuovendo momenti di collaborazione con gli archivi di Stato non solo toscani e con gli altri archivi comunali della regione, dove è depositato tanto materiale che ci riguarda, promuovendo iniziative di valorizzazione e divulgazione attraverso mostre fotografiche – documentarie, convegni e conferenze, produzione e presentazione di libri, ecc.
Sarebbero, inoltre, della massima importanza, esperienze di didattica archivistica, dirette ai giovani, con lo sviluppo di seminari e corsi di aggiornamento sull’inventariazione del materiale ed altre iniziative legate allo studio delle fonti storiche conservate sul territorio.
Riepilogando, vari compiti specifici si collegano alla funzione della conservazione propria di tutti gli archivi e cioè: l’ordinamento e la compilazione dei relativi inventari, indici, elenchi di consistenza, guide particolari e tematiche, che rendano possibile e facile la consultazione dei documenti, l’assistenza ai ricercatori e le ricerche per corrispondenza; l’acquisizione della documentazione storica presso uffici pubblici e privati; le edizioni di fonti; l’attività promozionale e didattica, le iniziative di ricerca scientifica e di valorizzazione dei documenti anche in collaborazione con altri istituti culturali.
Purtroppo, il nostro Archivio Storico oltre a non essere a posto con l’inventariazione e mancante di ogni altra dotazione prevista dalle vigenti leggi, non è nemmeno in sede. Si trova a Prato presso una ditta specializzata nella conservazione da oltre tre anni, in attesa, si dice, della sistemazione dei suoi locali.

Esiste da tempo il progetto Archivi Storici Toscani (A.S.T.) originato dall’esigenza di provvedere al recupero in formato digitale e alla diffusione sul web della cospicua produzione di inventari degli archivi comunali toscani, promosso da Regione Toscana, e realizzato dal Centro di ricerche informatiche per le discipline umanistiche della Scuola normale superiore di Pisa (Signum), che ha come obiettivo, oltre al recupero e alla digitalizzazione degli inventari, editi in numerose collane e in molti casi difficilmente reperibili, quello di rendere consultabili in un unico ambiente le descrizioni dei complessi archivistici e degli enti produttori della documentazione, offrendo un accesso integrato a fonti molto importanti per lo studio della storia toscana.
Fino a qualche mese fa, il progetto A.S.T. aveva recuperato trentuno inventari di archivi storici comunali situati nelle province di Arezzo, Firenze, Livorno, Lucca, Massa e Carrara, Pisa, Pistoia e Siena ed altri inventari erano in corso di recupero per essere progressivamente inseriti nel sistema
.

Purtroppo, non siamo nemmeno gli ultimi.
Infatti, fino a pochi mesi or sono nessun archivio comunale della provincia di Grosseto era stato recuperato dal progetto A.S.T.
Non conosco la situazione attuale.

Qualcuno si consolerà dicendo che non siamo soli. Ma e’ davvero e ugualmente deprimente per una comunità del terzo millennio.

VETULONIA MATER

archeologia_domus_etrusca_vetulonia1Il dottor Ambrogio Cardosa, importante personaggio orbetellano vissuto nel XVIII secolo, del quale Raffaele Del Rosso traccia un bel quadro della sua vita operosa nel libro “IL DOTTOR AMBROGIO CARDOSA. STORIA ANEDOTTICA DI UN PICCOLO STATO DISTRUTTO DAL 1799”, pubblicato in 140 puntate nel 1909 sul giornale repubblicano “La Ragione” di Roma e pubblicato in volume, per la prima volta, dal Circolo Culturale Orbetellano “G. Mariotti” nel 1966, fra le varie attività che svolgeva in Orbetello (notaio, priore maggiore e priore minore della comunità orbetellana, politico e letterato, ecc., era attratto dall’archeologia e spesso percorreva i territori maremmani alla ricerca delle antiche vestigia etrusche e romane.
Raffaele Del Rosso, ci fa conoscere questa parte della sua vita in un bell’articolo pubblicato sul giornale “Etruria Nuova” nell’anno 1905, quando ancora firmava i suoi articoli col pseudonimo “Gabriel Cosano”, scritto per descrivere una sua visita al Dottor Falchi Isidoro presso gli scavi di Vetulonia.
Il Dottor Ambrogio Cardosa, “il nostro grande precursore”, per anni si era posto il problema del ritrovamento di quella Vetulonia “che a dire di Silio Italico diede a Roma i fasci e la scure dei littori e cioè il simbolo del potere repubblicano.”
Purtroppo, dovette lasciare quel desiderio insoddisfatto e la lotta che aveva attraversato “tutta la sua nobile vita”, senza vedere appagata quella curiosità.
Trascorse invano intere giornate perlustrando i piani dell’Albegna e i colli di Magliano in Toscana, dove alcuni volevano, a quel tempo, che si trovassero Heba e Vetulonia. Tuttavia, nessuna traccia certa riuscì a trovare “che lo portasse alla scoperta dei resti di quella grande culla della nostra civiltà primitiva che fu la Vetulonia Mater.” Quasi un secolo dopo la sua morte, il 2 giugno 1905, Raffaele Del Rosso visitava il colle di Colonna ormai “riconsacrato nel nome antichissimo di Vetluna o Vetulonia.”
E vuole farci sapere, con un certo orgoglio, di avere ancora fortemente presente la memoria dei particolari di quella gita, nella quale ebbe come compagno Ettore Socci, “il compianto nostro confratello, l’impeccabile repubblicano.”
Nell’alba fresca di quel mattino per un gagliardo maestrale, illuminata dal primo sole di una primavera che fino a quel momento era stata assai piovosa, salirono il “sacro colle, ormai da tutti ritenuto come la prima sede del popolo civilizzatore venuto dal mare e quindi il centro diffonditore di quella prima civiltà che i toscani, dopo duemila anni da che fu guasta” ricorderanno che quello fu un fascio di luce diretto a tutto il mondo, che prese il nome di “Rinascenza”, e Del Rosso c i tiene a precisare che questa non è solo una sua opinione ed è in buona compagnia: “Carducci chiamò l’Etrusco Pontefice Redivivo, e sono anche gli stranieri che affermano che fu l’Etruria, con l’influenza della sua civiltà nelle epoche posteriori, che produsse i Giotto, i Brunelleschi, i Michelangelo, i Vespucci, i Galilei e li altri mille”.
A mezza costa, mentre le trombe della banda squillavano e “l’inno dell’Ultimo Eroe” diffondeva la sua eco nelle vicine valli e le espressioni di gioia si ripetevano con un “frastuono inconsueto”, furono accolti da una folla festante, preceduta da un numeroso stuolo di “cavalieri”.
“Erano i segni dell’ospitalità antica, famosa nel mondo”; un attestato di simpatia per Ettore Socci: un uomo valoroso che cooperò impeccabilmente, sempre e senza tregua, all’avvento di una “Nuova Rinascenza”, ispirandosi non solo alle forme belle dell’arte etrusca, ma a quella società primordiale “per la quale la caduta dei fulmini nelle città fu ritenuta presagio funestassimo di governo regio”.
In mezzi al gruppo degli archeologi che gli scese incontro “una figura sovrastante a tutti per la bella persona dall’incesso decoroso come quello di un Larth dell’antichissima Etruria: Era il dottor Falchi, l’illustre scopritore di Vetulonia e della necropoli di Populonia”.
Del Rosso, in quel momento, ebbe l’impressione che dopo il VI secolo a. C., “epoca nella quale la prima Vetulonia fu abbandonata, mai incontro umano più bello avvenne su quel sacro colle!”
In quel giorno il popolo di Vetulonia era venuto sul colle per festeggiare e non perché costretto ad opporsi all’arrivo dei saccheggiatori romani, che ne violarono perfino le tombe; né in quel giorno dovette asserragliare le sue greggi e nascondere i suoi tesori nella sua formidabile città.
Venne invece incontro ad un gruppo di amici, veneratori dell’antica Etruria, ansiosi di soddisfare il loro culto nell’ammirazione di altri preziosi cimeli che Isidoro Falchi aveva, anche in quell’anno, riportato alla luce, per metterli “ alla venerazione del mondo, per far tornare Vetulonia ancora una volta “decoro e vanto della gente italica”, come Silvio Italico scrisse dell’antica”.
Fu, quindi, per il gruppo di visitatori, in particolare per Raffaele Del Rosso, una giornata indimenticabile. Egli l’avrebbe ricordata sempre con grande piacere, avendo negli occhi la bella terra della sua Maremma e il sicuro splendente futuro, concludeva così suo scritto: “Certo per questo, dopo tanti giorni di piogge insistenti e attedianti, il sole arrideva festoso alla distesa cerula del sottostante mare, al verdeggiante piano della Maremma e, dall’alba al tramonto, per la prima volta nel maggio insolitamente mesto e accidioso, folgorò sulla magnifica visione, quasi panoramica, che va dalle alture di Roccatederighi alla rocca di Castiglione, dai monti di Massa alle selve odorifere dell’Argentario”.

Il Volontariato e le nuove tecnologie del web

 

Innovare nel campo del sociale non è solo utilizzare internet in modo efficace ma anche affrontare in modo nuovo i problemi vecchi del mondo. Come  i social network rispondono alle difficoltà del volontariato, stretto tra l’aumento delle persone che necessitano di assistenza e il calo di soldi e di tempo disponibile da parte della società civile. Spuntano così le nuove forme di volontariato flessibile, prenotabile a ore su una bacheca del web; le aste online per le buone cause con gli oggetti in vendita dei personaggi dello sport o dello spettacolo.

volontariato

Molti di noi, immersi nella frenetica vita lavorativa che contraddistingue le nostre giornate, sentono il dovere di dedicare un po’ del proprio tempo al servizio degli altri, ma quando dal pensiero ci spostiamo sul piano pratico sorgono le difficoltà. Molte associazioni di volontariato prevedono una prestazione continuativa anche se limitata nel tempo mentre molti volontari possono solo dare poche ore in alcune giornate. Nasce così, grazie al web, il “volontariato flessibile” che occupa prevalentemente persone dai 25 ai 35 anni che nonostante il lavorano vogliono comunque dedicare parte del loro tempo libero agli altri.

Un esempio sono le associazioni: MilanoAltruista e ItaliaAltruista, a cura di Odile Robotti che ne è la fondatrice. La prima gestisce il volontariato flessibile per la zona di Milano mettendo in contatto chi da la disponibilità di tempo con chi ha bisogno di assistenza. Una vera innovazione sociale resa possibile dalla rete. La seconda, ItaliaAltruista, aiuta la formazione di associazioni similari nelle altre città d’Italia.  http://www.italiaaltruista.org

Il portale Melpyou ideato da Emanuele Bellini, è costituito da due siti che organizzano i volontari secondo le disponibilità anche minime. Il portale aiuta le persone a fare volontariato mettendole in contatto con le associazioni no profit che possono inserire la richiesta di aiuto. Chiunque accede al sito può vedere lo stato della richiesta. Il portale, attraverso la rete, riesce ad ottimizzare la domanda e l’offerta di volontariato. In questo modo supera la crisi che limita la disponibilità dei volontari. http://www.Melpyou.com

Per autofinanziare le associazioni no profit Francesco Fusetti, ha fondato la piattaforma web Charity stars, che organizza aste online mettendo in vendita i cimeli e la compagnia dei vip che si rendono disponibili, il cui ricavato serve per finanziare progetti sociali. Le principali associazioni che utilizzano questa piattaforma sono il Wwf e Medici Senza Frontiera.

La Battaglia Dimenticata

 

L’ultima fatica di Gualtiero Della Monaca è un libro che descrive la battaglia di Talamone del 225 a.C. tra Galli e Romani che l’autore ricostruisce attraverso le fonti antiche, a cominciare da Polibio.

Talamone: La battaglia Dimenticata

Talamone: La battaglia Dimenticata

 

Il lavoro di ricostruzione storica parte dallo studio delle abitudini dei due popoli, dalla loro organizzazione militare e dalle motivazioni politico economiche del tempo che li spinsero alla guerra.

L’autore, attraverso lo studio della conformazione territoriale dell’Etruria costiera individua e ricostruisce nel dettaglio sia la dinamica del primo scontro tra i Galli e le truppe alleate di Roma, sia il luogo e le fasi della battaglia avvenuta nei pressi di Talamone.Il libro sarà presentato dall’autore, Prof. Gualtiero Della Monaca, Giovedì 8 agosto 2013 alle ore 21,00 a TALAMONE, presso il Circolo Sporting Club.

 

Al dibattito che seguirà e che sarà moderato dall’editore Prof. Mario Papalini, interverranno:

Dr. Monica Paffetti, Sindaco di Orbetello

Prof. Gennaro Acquaviva

Prof.  Massimo Cardosa

Dr. Marcello Veneziani

Dr. Sandro Ruotolo

Sig. Walter Martellini, Assessore Comune Orbetello

L’evento è stato organizzato da: Pro Loco Talamone, dal Circolo Sporting club Talamone e dal Circolo Culturale Orbetellano “GASTONE MARIOTTI

Orbetello: Teopisto Scotto, in arte Teopistus.

Si è svolta giovedi 25 ultimo scorso, presso la piazzetta antistante ii ristorante dei Pescatori di Orbetello la conferenza, tenuta da Rossella Rispoli del Circolo Culturale Orbetellano Gastone Mariotti, su di un artista orbetellano molto caro alla città. Si ltratta di Teopisto Scotto un personaggio importante per la storia della città che prima e dopo la seconda guerra mondiale, insegnò disegno nelle scuole serali di Orbetello e Porto S. Stefano a tutti gli artigiani che le frequentavano.

ridotta

I suoi numerosi quadri di bellissima grazia e fattura, si trovano in molte case della Costa d’Argento e sparsi in ogni dove. Rossella Rispoli Segato, che si è attivata per la ricerca storica ed artistica del personaggio, ci intratterrà nella descrizione della vita e dell’opera di questo nostro poliedrico artista orbetellano illustrandoci i quadri e raccontandoci aneddoti di vita vissuta davvero unici e divertenti.

All’evento erano presenti alcuni parenti dell’artista che assieme alla relatrice hanno raccontato aneddoti sul singolare personaggio.

LA COLUBRINA DI TALAMONE

COLUBRINA DI TALAMONETestimonianze garibaldine.
Giuseppe Bandi, volontario garibaldino: “… la mattina seguente (8 maggio), Garibaldi visitò per tempissimo il castello di Talamone dove erano alquante vecchie artiglierie, e di queste ne scelse due, una delle quali era un cannone di ferro, e l’altra una bella colubrina di bronzo lunga lunga, fusa, come si leggeva in una iscrizione incisa sulla culatta, da Cosimo Cenni, fiorentino, nell’anno del Signore mille e seicento tanti.”
Giuseppe Cesare Abba, volontario garibaldino: “… Fin dalla prima ora della sua discesa a Terra, Garibaldi aveva visto nel vecchio castello una colubrina, lunga come la fame, montata su di un cattivo affusto, a ruote di legno non cerchiate, e pel logoro di chi sa quanti anni divenute poligonali. Portava in rilievo sulla culatta l’anno del suo getto, 1600, e il nome del fenditore Cosimo Cenni, certo un toscano. Una delle maniglie i forma di delfino le era stata rotta, ma due segni di cannonate ricevute le facevano onore. Forse non aveva mai più tuonato dal 9 maggio 1646, quando novemila francesi condotti da Tommaso di Savoia erano giunti in quel golfo su di una flotta di galee e tartane (assedio di Orbetello). Adesso là nel castello non faceva più nulla, e Garibaldi se la prese”.E più avanti: “… Sino a Torre Faro (in quel di Messina) è una deliziosa passeggiata … In mare le navi da crociera, che guardano qua dove si lavora di zappa e di badile, a piantare certi cannoni. Riconobbi tra quei ferravecchi la colubrina che portammo da Orbetello (Talamone). La civettona sta in batteria, allunga il collo verde fuori dalla gabbionata, un bel dì farà la ruota come una tacchina. Ha una storia essa! Ma se i cannonieri che le fanno la guardia e la lisciano, sapessero le eresie che ci ha fatto dire da Marsala a Piana dei Greci, la butterebbero in mare”.
Alexandro Dumas, altro volontario garibaldino: “… Arrivato al Faro, fummo colpiti da un bellissimo spettacolo: vedemmo una batteria di tre pezzi di cannone, ed io potei contare centosessantotto imbarcazioni, ognuna delle quali poteva contenere venti uomini”.
Dunque la colubrina di bronzo di Talamone, anch’essa artefice della Spedizione dei Mille, che fine avrà fatto? Dove sarà finita dopo il buon esito della spedizione? Sarà ancora in qualche dimenticato ripostiglio militare, oppure come tanto altro materiale bellico dell’epoca è stata successivamente fusa per il reperimento di ferro e bronzo per altri usi, magari ancora militari?
In questi giorni siamo venuti a conoscenza che negli ultimi anni nel territorio comunale di Messina, lungo la costa fino a Torre Faro, sono venuti alla luce dei vecchi cannoni che erano stati coperti dalla sabbia, e dal 2007 in poi, si è lavorato per il loro recupero.

“SCHEDA TECNICA A CURA DEL MUSEO STORICO DI FORTE CAVALLI (MESSINA)
Cenni storici
Garibaldi, come ben documentato dalle fonti storiche, dopo la presa di Milazzo, aveva dato ordine
al generale Orsini, nell’agosto del 1860, di allestire a Torre Faro una serie di batterie di cannoni con l’intento di impedire l’avvicinamento alla costa delle navi borboniche in transito nello Stretto.
Sulla costa Calabra, dirimpetto alle postazioni garibaldine, incrociavano i loro tiri i cannoni borbonici
situati nelle batterie di Punta Pezzo (o Piale), Alta Fiumara, Torre Cavallo e Capo Pacino, situato
poco più a sud del Castello di Scilla.
Nell’Agosto del 1860 il Genio Militare, secondo la carta ufficiale fornita dall’Istituto Storico
dell’Arma del Genio di Roma, realizzò sul litorale del Faro sei Batterie campali, riadattò le Batterie
di Ganzirri, Torre del Palazzo e Torre del Faro, ed installò uno spalleggiamento per una batteria da
8 pezzi sulla spiaggia di Mortelle, per un totale di 35 bocche da fuoco, per lo più provenienti dal
Castello di Milazzo, dalle Piazze di Palermo e di Messina, ad eccezione di una vecchia Colubrina
del XVII sec, e tre cannoni che erano stati imbarcati ad Orbetello, oltre a due cannoni donati dagli
inglesi nell’agosto del 1860, oggi custoditi presso il Museo Storico Navale di Venezia”.

“LE OPERAZIONI DI RECUPERO
Grazie alle necessarie autorizzazioni fornite Comandante della Capitaneria di Porto e dal Soprintendente ai BB. CC. AA., l’Assessore alle Politiche del Mare, ha reso possibile il problematico recupero dei cannoni mediante l’impiego dei mezzi del Movimento Terra dell’Autoparco Municipale coordinati. Alla presenza dei responsabili dei vari Enti coinvolti, nella giornata del 28 gennaio 2010 sono stati riportati alla luce i 3 cannoni, salutati dai versi di una poesia in vernacolo recitati dalla Poetessa popolare Maria Costa.
Trasportati in Arsenale, sotto le direttive della Soprintendenza, i cannoni sono stati sottoposti ad
un’azione di pulitura e restauro che hanno consentito lo studio e la possibile identificazione.A Messina, e in particolare a Torre Faro, c’è chi sostiene che la colubrina di Talamone possa aver concluso la sia vita sotto le sabbie di quelle spiagge se, come sembra, non è uno dei tre cannoni recuperati.

CONFERENZA DEL 25 LUGLIO 2013. TEOPISTO SCOTTO, IN ARTE TEOPISTUS

25 luglio 2013Ricordo agli amici e alla cittadinanza tutta, che nella prossima conferenza organizzata dal Circolo Culturale Orbetellano “G. Mariotti” nella Piazzetta dei Pescatori (Orbetello, via Leopardi, 9), ricorderemo la vita e l’opera dell’Artista ed insegnante Teopisto Scotto, in arte Teopistus.
Si tratta di un personaggio assai interessante che nelle scuole serali, prima e dopo la seconda guerra mondiale, ad Orbetello e Porto S. Stefano, ha insegnato disegno ai nostri Capomastri, Falegnami, Carpentieri in legno e ferro, Meccanici, ecc., oltre ad avere insegnato nelle nostre scuole.
teopisto scotto 011[1]I suoi numerosi quadri di bellissima grazia e fattura, si trovano in molte case della Costa d’Argento e sparse in ogni dove.
Come è ormai consuetudine, Rossella Rispoli Segato, che ha effettuato la ricerca, ci intratterrà nella descrizione della vita e dell’opera di questo nostro poliedrico concittadino e nel racconto di aneddoti davvero unici e divertenti, con la sua semplice e chiara esposizione.
La proiezione di fotografie, dei suoi quadri e di documenti, darà maggiore spessore alla nostra serata.

Orbetello: LegalMente ricorda i giudici Falcone e Borsellino

LegalMente, associazione orbetellana che si batte per la cultura della legalità, ricorda il 21 anniversario della strage di via d’Amelio in cui perse la vita il giudice Borsellino e gli uomini della sua scorta, il caposcorta Agostino Catalano e gli agenti Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto fu Antonino Vullo, risvegliatosi in ospedale dopo l’esplosione in gravi condizioni. In ricordo della strage, LegalMente ha piantato in piazza Cortesini, un albero ed ha posto una targa. Il gesto simbolico che prende lo spunto dalla strage vuole ricordare le figure dei due giudici Falcone e Borsellino e tutti coloro che hanno perso la vita per opera della mafia.

Orbetello: Albero con targa in memoria dei Giudici Falcone e Borsellino

Orbetello: Albero con targa in memoria dei Giudici Falcone e Borsellino

Orbetello: Targa in memoria dei giudici Falcone e Borsellino

Paolo Emanuele Borsellino è Giovanni Falcone sono stati due magistrati italiani considerati fra gli eroi simbolo della lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale.

All’evento sono intervenuti il sindaco Monica Paffetti il viceprefetto e tutte le autorità locali.

ORBETELLO: il restauro della chiesa di San Giuseppe

Dopo anni di abbandono scopriamo con piacere che la chiesa di San Giuseppe, in pieno centro storico, è stata sottoposta con successo, dalla parrocchia di San Biagio nella Concattedrale di Santa Maria Assunta, a lavori di manutenzione straordinaria volti al restauro ed al risanamento conservativo. I fondi necessari per l’opera ammontano a circa duecento mila euro di cui il 50% sono stati donati dalla Conferenza Episcopale Italiana mentre la rimanenza sarà coperta con le offerte dei fedeli.

Orbetello Chiesa di San Giuseppe

Orbetello 2009  Chiesa di San Giuseppe

Orbetello - 2013 chiesa di San Giuseppe dopo il restauro

         Orbetello – 2013 chiesa di San Giuseppe dopo il restauro

 

La chiesa di San Giuseppe, costruita nel corso del XVIII secolo, fu più volte restaurata nel corso dei secoli. Al suo interno sorge il sontuoso altare maggiore settecentesco, realizzato in stucco e gesso, arrecante un dipinto dal titolo “Angeli in adorazione dell’ostensorio”, mentre nell’area centrale, a seguito della scomparsa dell’arredo originario, è stato collocato un mosaico con la “Morte di San Giuseppe”.

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Degna di nota è la preziosa statua lignea settecentesca dell’ “Immacolata Concezione”, opera in stile popolaresco appartenente ad una manifattura probabilmente napoletana. La fotografia risale al 2009 prima dell’intervento di restaiuro

DESTAGIONALIZAZIONE. QUALCHE MOTIVO DI RIFLESSIONE SULL’OSSERVATORIO ASTRONOMICO DELLA COSTA D’ARGENTO (CHE PER NEGLIGENZA NON FU COSTRUITO).

969678_4425869943730_1589524875_nIl 2009, quarto centenario dell’invenzione del telescopio ad opera di Galileo Galilei, è stato proclamato dall’UNESCO anno mondiale dell’astronomia.
In Toscana da diversi anni si svolge la manifestazione “Pianeta Galileo”, che rivolgendosi ad un vasto pubblico, giovane ed adulto, lo mette in contatto con i tanti temi della cultura scientifica e per questo ha avuto anche il compito, con grande rilievo internazionale, di inaugurare l’anno mondiale dell’astronomia.
In Toscana ci sono stati 200 appuntamenti con 70 lezioni-incontri fra gli scienziati e gli studenti delle scuole superiori, 25 convegni, 10 grandi eventi, una dozzina di spettacoli teatrali, 8 mostre, una quarantina fra visite guidate, osservazioni astronomiche e laboratori didattici, e ancora incontri serali, lezioni galileiane, seminari per gli insegnanti, premiazioni, concorsi, proiezioni di film.
Una manifestazione che ha visto i coinvolgimento di tutte le province toscane, che ha interessato pubblici diversi con iniziative pensate ad hoc per loro.
Pianeta Galileo è organizzata dal Consiglio Regionale della Toscana, sotto l’alto Patronato del Presidente della Repubblica e in collaborazione gli atenei toscani, la Giunta Regionale, gli enti locali, la Fondazione Toscana Spettacolo, il Gabinetto Viesseux e l’Ufficio scolastico regionale per la Toscana.
Aveva visto lontano quel gruppo di cittadini, orbetellani e santostefanesi, con in testa Francesco Presenti e i due sindaci di allora, che oltre 25 anni or sono aveva dato inizio ad una interessante attività per la costruzione di un osservatorio astronomico sul Monte Argentario, che nel corso di pochi anni aveva fatto grandi passi avanti, come l’acquisto della cupola completa dei macchinari necessari (che ormai è inservibile nei magazzini del Comune), la deliberazione di acquisto del terreno da un proprietario ben disposto per mille lire simboliche, la costruzione della linea elettrica con cabina fino al luogo di ubicazione dell’Osservatorio, ecc.
Oggi, anche noi saremmo coinvolti nell’approfondimento del pensiero scientifico, nel processo di formazione di una cultura democratica e avremmo potuto contribuire allo sviluppo del legame fra la cultura umanistica e quella scientifica.
Ecco un esempio concreto di come un progetto culturale avrebbe potuto innescare un circuito virtuoso, con la creazione di posti di lavoro e ulteriori e diversi flussi turistici.

Orbetello: Il Sistema Difensivo di Porto Ercole

DSC_6637 - Copia

Giovedì 11 Luglio, alle ore 21,30 si è tenuta la terza conferenza, del ciclo di undici, tenuta dal giovane Lorenzo Fusini sul Sistema difensivo di Porteo Ercole tra Medioevo e Rinascimento, Illustrato con molta passione e calore dall’autore che ha intrattenuto il pubblico proiettando e commentando foto e disegni delle strutture difensive e delle fortificazioni disposte sulle colline adiacenti Porto Ercole.

Porto Ercole - La Rocca

Porto Ercole – La Rocca

Il circolo Culturale Orbetellano “Gastone Mariotti” in collaborazione con la cooperativa La Peschereccia e il Gruppo Storico “Reali Presidi” ha organizzato un ciclo di conferenze presso l’antica Ridotta Burgos, nella piazzetta dei pescatori, per trattare temi storici, artistici e letterari, riguardanti la nostra comunità e più in generale il territorio della Costa D’Argento.

Il prossimo incontro, che avverrà giovedì 25 luglio sempre presso il ristorante i pescatori, Rossella Rispoli illustrerà il percorso formativo e le opere dell’artista orbetellano TEOPISTO SCOTTO, un artista della Costa D’Argento del 900.