LA FUNZIONE DELLA SOCIETA’ CIVILE

Scarpe grosseIn questi giorni, nella sala d’aspetto del medico, mi è capitato di leggere su una rivista settimanale del luglio 2009, un bell’articolo di un certo S. Veronesi, il quale oltre ad esprimere dei concetti che ritengo interessanti, citava una storiella, che voglio prendere in prestito per vedere se riesco a fare un certo ragionamento su un problema che mi sta molto a cuore: la funzione della società civile oggi.
Ecco la storiella: c’è un pesce anziano che incontra due pesci giovani e li saluta. Buongiorno! Bella oggi l’acqua, vero? I pesci giovani gli sfilano accanto in silenzio, ignorandolo. Dopo un po’ uno dei due fa all’altro: Che c… è l’acqua?
La storiella, pur nella sua semplicità, già evidenzia una “moderna” morale, tuttavia, non è questo che mi preme mettere in luce.
Vorrei in realtà forzarla un po’, e rivolgerla verso i rapporti che si sono creati in questi ultimi anni fra il potere politico e la società civile, che mi sembra il problema di fondo della nostra civiltà.
Come cittadino, infatti, mi sto ripetendo da qualche anno a questa parte la stessa domanda: a cosa posso servire?
Nel frattempo osservo che di anno in anno la società civile viene svuotata di valore, umiliata e marginalizzata con mille pretesti, oppure, nel migliore dei casi, trattata come una cosa da adoperare secondo le convenienze politiche, sociali, economiche e, in base alla sua acquiescenza, premiata o penalizzata dal vezzo inappellabile di coloro che in quel momento sono i reggenti del potere.
Mi guardo indietro e rivedo, come l’estensore dell’articolo, uomini lungimiranti (Moravia, Pasolini, Sciascia, Don Milani, De Andrè, e prima ancora, nel mondo, Orwell, Hugo, fra i tanti, che avevano tutto previsto, ammonito, predetto, mettendoci in guardia contro i mali di una certa politica che a lungo andare avrebbe portato la società civile a contare zero , mali che poi ci hanno aggredito e ancora ci affliggeranno chissà per quanto tempo, dalla mercificazione del corpo all’omologazione della cultura, dallo sfruttamento alla persecuzione del “diverso”, dalla prepotenza politica alla prepotenza civile: purtroppo, le loro parole non sono state ascoltate, anzi, tanti li hanno derisi e in qualche caso li hanno perseguitati.
Eppure, si sta parlando della società civile, osannata e celebrata quando fa comodo, che può scrivere e dire (quasi) tutto quello che vuole, ma ascoltata no, quello mai.
Chiedere anche di essere ascoltati, di servire a qualcosa, è veramente una scorrettezza – accontentati, perbacco!
E a furia di evitare di prendere sul serio il pensiero che monta dalla società civile, che dovrebbe affermarsi nel mondo, si è preferito che si aprisse una pericolosa voragine d’ignoranza.
La società civile nel suo insieme molto variegato, cooperazione, associazionismo, volontariato, è invece una grande ricchezza della nazione, da tutti i punto di vista, culturale, sociale ed economico, e un potere politico intelligente e lungimirante, dovrebbe fare di tutto per valorizzarla, farla sviluppare, renderla autonoma.

Ecco allora che possiamo ripensare alla storiella dei pesci, lievemente modificata, e immaginare un futuro nel quale, quando l’uomo si sentirà dire che può servire alla società civile, egli si chiederà che c… sia la società civile.

di Giovanni Damiani Inviato su Cultura

LA POESIA DELLA SETTIMANA

ORA M’ARRABBIO
(parafrasando “Me ne frego” di
Piquillo, 1924)

Ora m’arrabbio, e adesso basta
Con lo sguardo stralunato,
Col contegno un po’ accigliato
Che di bile si rimpasta.

Basta! Bando alla furbizia
Degli odierni, oscuri tempi,
Bando ai fatti brutti ed empi
Che si offrono alla critica.

Voglio togliermi dal cuore
Ogni lievito incivile,
Diventar calmo e gentile
Senza l’ombra di un rancore.

Voglio prendere la penna
Ed immergerla nell’acque;
Oh, credete, a cose fatte
Perde sempre chi s’impenna!

Chi non vuol, non sa capire
Che nel mondo può star bene,
Che nessuna, fra tante pene
E’ più grande del morire!

Scalda e splende tanto sole,
E’ così profondo il cielo!
Se voi aveste meno gelo
Nel pensier, nelle parole,

Sentireste di delizia
Tremolar l’aria leggera …
Ma guardate! E’ primavera!
Esultate di letizia!

La democrazia? E che vi importa?
E’ pur’essa una realtà.
Ne ha commesse di ogni sorta?
Aspettate. Migliorerà!

Troppe ingiustizie? Troppi misfatti?
Si, non nego. Il potere
Che ha deluso questo e quello?
Che ha fregato tutto e tutti?

Si, d’accordo. Le elezioni
Che diventano una farsa?
L’elettorato una comparsa
Senza idee, senza opinioni?

Vero, vero! E poi la legge
Che chissà dove sia andata
Dove l’abbiano cacciata …
Tutto il popolo un bel gregge?

Più nessuna garanzia
Se non pensi come i capi?
Per qualcuno che produce
Mille in ozio per la via?

Il politico altruista
Baldo, intrepido, geniale?
In Consiglio luogo ideale
Le amicizie un grande affare?

Tizio nostro, un presidente
Combinato su misura?
Caio, l’altro, una figura
Di valore eccezionale?

Sempronio il novello Argante?
Gigetto un uom che fa disdoro?
E Biagino un malsicuro?
E Peppuccio un lestofante?

E Pietrino un pusillo
Che s’è fatto infinocchiare?
E Giannino un luminare
Ben più acuto d’uno … spillo?

Sono i tempi, che volete!
Non c’è proprio da far niente …
Aspettar pazientemente,
Aspettare ore più liete …

Ecco tutto … E, nell’attesa,
contentarsi di godere
Quel che ancora, per piacere,
Han lasciato senza presa.

L’aria, il mare, il sole, i fiori
I tepor primaverili …
Stare zitti, parer vili,
Fuoco dentro e ghiaccio fuori.

E ripetere (mi spiego?)
S’anco poi così non è:
Lo sapete cosa c’è?
Ora m’arrabbio! Si, m’arrabbio!

di Giovanni Damiani Inviato su Varie

LA CUCINA MAREMMANA. Ricetta della settimana.

PASTA DEI PESCATORI

Di solito per questo piatto si usavano gli spaghetti ma, per quanto ricordo, la nonna se non c’erano gli spaghetti adoperava anche la pasta corta e, addirittura, la pasta minuta. Era un piatto che veniva cucina spesso a bordo delle paranze durante le giornate di pesca. In questo caso, quando non c’erano le acciughe fresche, si adoperavano gli altri pesci azzurri (sardine, sugarelli, lacerti). Personalmente preferisco gli spaghetti molto fini.

Ingredienti per 4 persone: spaghetti 300 gr., acciughe fresche 250 gr., pomodori ben maturi 200 gr., vino bianco mezzo bicchiere, olio di frantoio (o extravergine), prezzemolo, aglio, peperoncino, sale.

Fare insaporire le acciughe diliscate, private della testa e della coda e tritate, in un tegame con l’olio, due spicchi d’aglio tritati e una parte del prezzemolo. Versare il vino e appena sfumato, aggiungere i pomodori spezzettati e il peperoncino e portare il tutto a cottura aggiustando di sale.
Intanto, cuocete, al dente, gli spaghetti, scolateli e saltateli nella salsa, servendoli dopo averli cosparsi col rimanente prezzemolo.

ORBETELLANI DA RICORDARE di Maurizio Caprara e Giovanni Damiani

Orbetellani da ricordare “ORBETELLANI DA RICORDARE” è un libro, che per certi aspetti, costituisce un punto di arrivo del percorso culturale – informativo, intrapreso diciotto anni fa dal Circolo Culturale Orbetellano “Gastone Mariotti”, ma anche un ulteriore approfondimento di quello straordinario percorso, che ha riportato alla luce momenti di storia orbetellana e maremmana che stavano per perdersi definitivamente.

A partire dal lontano 1994, abbiamo organizzato una serie di convegni che, di volta in volta, sono stati dedicati a quei personaggi orbetellani che, con le loro realizzazioni ed il loro ingegno, hanno onorato e continuano ad onorare la loro città natale.
Per ciascuno di questi personaggi, in concomitanza del Convegno in cui veniva ricordato, è stata approntata una biografia per ricordarne la vita e le opere ed allestita una mostra di fotografie e documenti quale testimonianza dell’operosità dei personaggi stessi.
I personaggi fin qui ricordati sono dodici, quelli cioè che per l’importanza dell’attività svolta in favore della loro terra o per meriti acquisiti durante la loro vita di scienziati, religiosi, musicisti, storici, archeologi, militari, scrittori, hanno lasciato un segno tangibile della loro opera, meritando così di essere ricordati come cittadini illustri.
Siamo tutta via consapevoli che tra i personaggi che hanno, in vario modo, operato per valorizzare la nostra comunità, possono essere annoverati altri cittadini che, pur non avendo primeggiato come quelli che formano oggetto di questo libro, meriterebbero di essere ricordati.
Troveremo la forza e i mezzi per continuare questa nostra opera? Noi lo speriamo ardentemente, perché vorremmo portare a conclusione un lavoro che evidenzia l’importanza della storia, della cultura e delle tradizioni della nostra Maremma, continuando a mettere in risalto momenti straordinari di vita vissuta e di grande umanità.
L’immediata adesione da parte degli amici del Circolo Culturale all’idea di un libro che raggruppasse le biografie, opportunamente rivisitate, di tutti quei personaggi e la condivisione di dare ad esse un taglio più narrativo che specialistico e documentale, è stato lo sprone per avviare questo lavoro.
L’obbiettivo è quello di fornire, con un libro di facile e scorrevole lettura, un modestissimo contributo, per conservare la memoria di persone che non meritano certo di finire nel dimenticatoio collettivo.
Conoscere il passato non è un esercizio fine a se stesso, è invece qualcosa che aiuta a vivere meglio e più correttamente il presente.
Maurizio Caprara e Giovanni Damiani.

LE SCONOSCIUTE MINORANZE VIRTUOSE

In questa settimana ho letto il libro “ELOGIO DELLE MINORANZE. Le occasioni mancate dell’Italia”, di M. Panarari e F. Motta, Editore Marsilio, 2012.
Assai interessante e istruttivo il racconto e la riflessione sulle sconfitte delle “minoranze virtuose” che dal 1500 hanno cercato di cambiare in meglio il nostro paese, senza, purtroppo, riuscirci.
Un tema, ripeto, molto interessante e istruttivo, che ha mosso la mia curiosità e la velleità e l’uzzolo per una riflessione sull’oggi, su questo paese anomalo nel quale, a ben vedere, tra i resti di rivoluzioni incompiute e cenere di roghi ereticali, diviene necessario imparare sul serio la nostra storia, partendo da lontano.
Solo allora sentiremo riecheggiare intorno a noi tante “prediche inutili” di uomini valorosi che hanno riempito di idee illuminate il lungo, faticoso cammino dell’Italia verso quella, che qualcuno ha definito una “modernità senza sviluppo”.
Inoltre, potremo capire, come dice uno degli autori, che la parola “élites” può non avere un significato negativo come si è voluto far credere, paragonandola spesso alla “casta” attuale, sinonimo di privilegi e di comportamenti moralmente abietti.
E, inoltre, si comprende bene perché tante genti non abbiano ancora raggiunto la maturità civica per poter parlare di una storia comune e condivisa, crogiolandosi in una pigra e consolatoria autoassoluzione per chi dell’italianità ha fatto una maschera a volte tragica altre volte buffa.
Gli autori individuano in questi cinque secoli di storia patria alcuni tratti indelebili che hanno pesato sul passato e pesano ancora nel presente:

Il ruolo decisivo della chiesa nello scontro, spesso violento, con le idee non conformi ai testi sacri.
• Un paese nel quale impera una sorta di conformismo viscerale e massificato poco amico della libertà di pensiero.
• Una borghesia sempre molto attenta a difendere i propri egoistici interessi, più portata a svolgere un ruolo regressivo e ad assecondare tendenze dispotiche, incapace di interpretare una funzione nazionale.
• Il peso delle corporazioni, e dello spirito corporativo, residuo fossile di quel “particulare” la cui funzione storica è sempre stata quella di bloccare o quantomeno rallentare lo sviluppo per fare avvantaggiare precisi gruppi sociali.
• Un paese dove – essendo sempre molto difficile pensarsi come individui – si è sistematicamente indotti a cercare qualcuno, o qualcosa, che ci dia le tutele materiali e le sicurezze emotive che la fragilità di uno Stato a volte più patrigno che padre spesso ci nega.

Mi sembra di poter dire, in completa assonanza: sono quelle “minoranze”, che i due autori chiamano “virtuose” e che hanno attraversato la nostra storia con un faticoso cammino per l’affermazione di un’altra idea di economia, testimoniando di un paese ricco di risorse umane, che oggi sarebbe saggio raccogliere e mobilitare.

LA CONSERVAZIONE DELLA MEMORIA COME RESPONSABILITA’ CIVILE

Stemma Orbetello 1700Mettersi in relazione con la società e con la memoria diffusa e, spesso, dispersa, con i territori e con la produzione, oltre ad essere stimolante per la vita dell’uomo, in quanto, si ripercorre la nostra storia e la vita, non sempre facile, delle generazioni che ci hanno preceduto, lo considero una grande avventura nella quale tutta la comunità dovrebbe sentirsi coinvolta.
Una breve premessa per iniziare, anche se in modo sintetico, il discorso sugli Archivi storici comunali che nel tempo hanno operato per la conservazione di materiali eterogenei, mettendo spesso in evidenza la consapevolezza di avveduti amministratori e funzionari della cosa pubblica, che avevano compreso l’importanza di mantenere la memoria della propria comunità per trasmetterla alle generazioni future.
In questo modo, la memoria si è depositata e continua a depositarsi in molti tipi di supporti, che per la loro fragilità debbono essere trattati con cura, professionalità e salvaguardati, contenendo importanti universi in cui si celano le vite e le storie della gente, elementi qualificanti che hanno tenuto, e continuano a tenere, insieme ogni società civile.
E’ pertanto, attraverso gli Archivi Storici, non solo comunali, che possiamo occuparci della nostra storia in maniera completa e fattiva e porla a fondamento del futuro delle nostre comunità, certi che prendersi cura del nostro passato non è soltanto un fatto doveroso, non significa solo organizzare in modo gradevole il luogo dove vengono custoditi i documenti, i ricordi, significa soprattutto fare dell’Archivio Storico una struttura attiva, propositiva, che non solo conserva, ma promuove riflessioni, dibattiti, stimoli.
E qui, nelle comunità progredite, si dovrebbe aprire uno scenario innovativo e di sperimentazione, valorizzando il rapporto con la storia e la memoria: la conoscenza della storia, le forme della sua comunicazione, l’uso pubblico, la riflessione sui modi di organizzare e trasmettere memoria attraverso specifiche pratiche culturali e sociali. E’, pertanto, su questi temi che si dovrebbe operare attraverso tutti gli spazi che i media consentono: siti, giornali e riviste, e spazi editorializzati alla narrazione delle fonti, tutte quelle che servono a comunicare il passato.
Dunque, quello degli Archivi Storici dei Comuni, ma anche quello di altri archivi, pubblici e privati, è un patrimonio documentario da custodire attivamente perché contribuisca ad attivare o a riattivare un circuito virtuoso tra presente, passato e futuro, sapendo che dove non esiste comprensione del passato non c’è nemmeno una chiara percezione del proprio progetto di futuro.
E veniamo a noi, al nostro importante Archivio Storico nel quale, oltre ai documenti della comunità di Orbetello, custodisce anche i documenti delle comunità di Porto Ercole, Porto S. Stefano, Talamone e Capalbio, a partire, per alcune sezioni documentarie dalla seconda metà del 1400. Purtroppo l’Archivio, da oltre due anni, si trova a Prato in attesa che i locali ad esso destinati, in Orbetello, siano ristrutturati.
Nel 1942, paventandosi possibilità di bombardamenti da parte degli alleati, l’Archivio Storico fu trasferito in un grosso magazzino sotto le carceri mandamentali. Si trattava di un lungo locale senza pavimentazione e più basso del piano stradale dove le centinaia di fascicoli furono sistemati non su scaffali ma direttamente sull’impiantito in terra battuta, in due o tre file, una sopra l’altra, dove rimase per oltre sedici anni, fino cioè al 1958
Nel 1958 ebbi il privilegio di assistere al trasferimento del nostro Archivio Storico Comunale dal fatiscente magazzino dove era stato tenuto per questo lungo periodo di tempo ad una sede più adatta: due stanzoni all’ultimo piano del palazzo comunale, sistemato su scaffali di legno predisposti dalla falegnameria comunale.
Purtroppo, i fascicoli tenuti in quelle condizioni, per la grande umidità esistente in quello stanzone, furono danneggiati in modo consistente, per cui, in quell’occasione un camion di fascicoli che non erano assolutamente recuperabili, fu mandato al macero. Inoltre, ci accorgemmo che nel lungo periodo in cui l’Archivio era stato tenuto in quel magazzino, aveva avuto la visita di persone senza scrupoli che avevano portato via, strappando anche parte dei documenti, francobolli e timbri di ceralacca, e chissà, forse, asportando anche documenti importanti.
Tuttavia, il consistente materiale rimasto, pur avendo subito danni rilevanti, continua ad essere di grande interesse per la storia e la memoria della nostra comunità e della stessa zona sud della Maremma Toscana.
Quindi, come abbiamo visto, gli archivi sono per definizione il luogo della memoria collettiva, il luogo a cui fare riferimento per la ricerca storica e per la ricostruzione dell’identità dei territori, e i documenti conservati devono essere liberamente e con facilità consultabili, soprattutto per motivi di studio. Purtroppo, per mancanza di personale l’archivio storico orbetellano, ha sempre presentato consistenti difficoltà di consultazione. Anche la sistemazione e la classificazione sono sempre state deficitarie.
Inoltre uno studio accurato sul materiale esistente, ad esclusione di alcune ricerche limitate a settori specifici, come la laguna, effettuate da qualche studioso, non è ancora stato fatto. Sarebbe, perciò, importante procedere ad uno studio approfondito su momenti particolari della storia della nostra città e, più in generale, della Maremma, coinvolgendo associazioni, scuole e studiosi, promuovendo momenti di collaborazione con gli archivi di Stato non solo toscani, dove è depositato tanto materiale che ci riguarda, e promuovendo iniziative di valorizzazione e divulgazione attraverso mostre fotografiche – documentarie, convegni e conferenze, produzione e presentazione di libri, ecc.
Sarebbero, inoltre, della massima importanza, esperienze di didattica archivistica, dirette ai giovani, con lo sviluppo di seminari e corsi di aggiornamento sull’inventariazione del materiale ed altre iniziative legate allo studio delle fonti storiche conservate sul territorio.
Riepilogando, vari compiti specifici si collegano alla funzione della conservazione propria di tutti gli archivi e cioè: l’ordinamento e la compilazione dei relativi inventari, indici, elenchi di consistenza, guide particolari e tematiche, che rendano possibile e facile la consultazione dei documenti, l’assistenza ai ricercatori e le ricerche per corrispondenza; l’acquisizione della documentazione storica presso uffici pubblici e privati; le edizioni di fonti; l’attività promozionale e didattica, le iniziative di ricerca scientifica e di valorizzazione dei documenti anche in collaborazione con altri istituti culturali.
Mai nulla di tutto questo è stato fatto nell’Archivio Storico del Comune di Orbetello.

di Giovanni Damiani Inviato su Cultura

AVREMO LA FORZA E L’INTELLIGENZA PER FARE UN SALTO DI QUALITA’?

Pur essendo la nostra comunità interessata da un vasto mondo associativo culturale, che porta avanti, da lunghi anni e nei settori di propria competenza, in modo professionale una consistente attività, tuttavia, i risultati che si raccolgono sono sempre molto limitati. Sembra di trovarci di fronte ad un muro invisibile, invalicabile, fra questo mondo così importante e così utile, le istituzioni e la grande maggioranza dei cittadini.
Vorrei esprimere, su questi temi così importanti per la vita della nostra comunità, le mie riflessioni, per allargare la discussione su ciò che può essere utile fare, tenendo anche conto che da tempo, ormai, si è affermata la convinzione che l’associazionismo e il volontariato sono una straordinaria risorsa, un bene inestimabile per ogni comunità e la dove queste realtà crescono, diventano forti ed operano, significa che le comunità stesse progrediscono da ogni punto di vista, culturale, economico e sociale.
Mi sembra chiaro, anche alla luce di tanti fatti assai negativi ogni giorno sotto i nostri occhi, che hanno prodotto l’attuale scollamento tra la politica e la gente, tra il potere e i cittadini, che si senta il bisogno di un progetto generale che rimetta in primo piano i grandi valori di giustizia, solidarietà, libertà e che consolidi una presenza culturale sentita, insieme a momenti di partecipazione dei cittadini, dando veramente forza alla democrazia, ma, soprattutto, orienti alla comprensione del significato da dare alla democrazia e come, in essa, si deve vivere ed operare. In un contesto di questo tipo la cultura potrebbe davvero diventare il cemento di una comunità solidale: diffusione della cultura e pluralismo delle idee, potrebbero essere gli elementi portanti della qualità del futuro che andremo a vivere.
Potremo, così, tentare di costruire una cultura delle opportunità e della promozione di spazi e rapporti importanti, che contenga anche una risposta forte alla logica che spinge sempre più alla frammentazione, alla corporazione, all’egoismo, all’esclusione e, spesso, alla solitudine, che piega le nuove tecnologie, il nuovo sapere, ad essere veicoli di isolamento delle persone anziché occasioni e potenzialità di comunicazione.
Se queste osservazioni hanno un fondamento, il nostro interesse e la nostra attenzione dovranno finalmente rivolgersi non solo al palcoscenico ed a ciò che vi si rappresenta ma, soprattutto, alla platea poco affollata, al pubblico sempre uguale, alle mostre apprezzate da critici ed esperti con sale deserte di visitatori: necessario è quindi spostare l’obiettivo dai pochi ai molti, dai privilegiati agli esclusi, o autoesclusi, dai pregiudizi dei luoghi comuni alle analisi puntuali.
Perciò, risulta fondamentale a questo punto la conoscenza della realtà in cui operiamo, su cui fondare poi la strategia per arrivare al “nuovo” pubblico, strutturando la spesa per la cultura, pubblica in primo luogo, in un rapporto produttivo legato al territorio, per cui dovranno essere privilegiate le mostre, i concerti, il ciclo di films, i convegni, le rievocazioni storiche e delle tradizioni, ma anche la tutela e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali, la formazione di momenti di produzione, di gestione e di partecipazione, dando a questo “nuovo” pubblico la capacità di esprimersi e di divenire esso stesso soggetto produttore di culture, un pubblico a cui deve essere posto il problema del riconoscimento, della autoidentificazione e della affermazione, tre momenti importanti di un unico processo che deve essere gestito con oculatezza.
Ritengo quindi che il Comune, tenendo conto delle tante forze disponibili, debba mettere a disposizione strutture e mezzi perché si cominci finalmente ad operare per il raggiungimento di questi obiettivi.
Queste sono le associazioni iscritte nell’elenco della Associazioni Culturali del Comune di Orbetello, che portano avanti la loro attività, nei vari settori di propria competenza:

1. Circolo Culturale Orbetellano “G. Mariotti” –
2. Associazione LegalMente
3. Associazione Olimpia De Gouges
4. Circolo Filatelico Crociere Atlantiche “B.Andreuccetti”
5. Gruppo Storico “Reali Presidi”
6. Associazione Musicale Ager Cosanus
7. Ass.Musicale Culturale “A.Ceccherini”
8. Corpo Bandistico Città di Orbetello
9. Associazione Teatro Amatoriale Oratorà
10. Associazione “La Semina”
11. Associazione Amici di Orbetello
12. Associazione UNITRE
13. Associazione AGAPE – Albinia
14. Ass. Azione Cattolica Parrocchiale Albinia
15. Coro Polifonico S. Biagio
16. Associazione INCONTRIAMOCI Albinia
17. Associazione Diportisti Orbetello

Ce ne sono poi un altro gruppo, che pur non essendo iscritte nell’elenco suddetto, svolgono attività socio culturali di un certo interesse.

1. WWF Provincia Grosseto – Sez. Orbetello
2. Associazione Cinema D’Essai
3. Albinia Viva – Albinia
4. Spazio Giovani Orbetello
5. Ass. Colli e Laguna di Orbetello
6. Associazione Pro Costa
7. Radio Attiva Orbetello
8. Rotary Club Orbetello Costa d’Argento
9. Lions club I Presìdi Orbetello
10. Sporting Club AICS Talamone

di Giovanni Damiani Inviato su Cultura

PAROLE, PAROLINE, PAROLACCE.

Riflessione Come è universalmente noto, gli studi di retorica, fioriti dapprima  nell’antica Grecia e a Roma, dopo un secolare oblio sono tornati in auge in anni recenti sotto varia denominazione: neoretorica, linguistica testuale, testologia.

E in tanta fioritura di analisi e moderne iniziative letterarie, sorprende che ben modesta sia la parte riservata a quella categoria di testi che gli antichi greci chiamavano psògos e i latini vituperatio. 

Oggi, sembra che la moda cominci ad appropriarsene, tanto che se  scorriamo le dense pagine degli scritti politici ci troviamo quasi sempre con il guscio della lumaca in mano, cioè la menzione del vuoto nome o etichetta, ma dentro non c’è mai la lumaca.

E’ proprio vero. Ormai siamo immersi fino al collo nello Stato spettacolo. Nel bene e nel male, esso è un regalo degli anni ottanta e novanta del secolo scorso e sono molti i fattori che hanno favorito e determinato questa situazione. 

C’è chi sostiene l’ipotesi che attraverso l’esperienza della corsa generalizzata a livelli più alti di istruzione delle nuove generazioni;  la grande partecipazione del passato alla vita sindacale e politica;  le esperienze tragiche degli anni del ribellismo e del terrorismo;  l’obbligato fai da te di singoli ed imprese in presenza di una larga incapacità di programmazione e governo, la gente si è conquistata una sempre più diffusa consapevolezza e resistenza e una grande voglia di chiarezza e di responsabilità  delle classi dirigenti, a tutti i livelli della nostra società.

Certamente sarà così. Ma credo che ci sono  tanti fattori ben più profondi e complessi, fra cui, la possibilità di rompere con atteggiamenti e linguaggi oscillanti tra il trombonesco e il sacerdotale, e la necessita di mettere da parte tanti falsi e dannosi ritualismi.

Ed è questo il punto, ormai chiaro per tanti:  lor signori non hanno modo sensato o non sono in grado di rispondere a queste domande. Gli resta, a costoro, soltanto la rabbia e la paura di sentirsi inferiori alle diffuse aspettative e capacità della gente. Sentono e sanno che questo paese è cresciuto. Questo paese, la sua gente, è sempre più vicina all’ideale che Gramsci aveva di una società politica moderna, in cui, diceva che “ognuno potesse e sapesse essere e governante e governato”.

E che ci farebbero allora in una società moderna, libera, democratica, giusta, costoro che si sentono solo governanti a vita?

Di qui, il loro affanno, il loro goffo, disperato tentativo di farsi reciprocamente fuori, nella speranza di essere gli ultimi a lasciare il veliero dorato del potere su cui si sono assisi da decenni come per diritto divino, impegnandosi solo a durare piuttosto che a “creare politica”.

E mentre la gente preme sempre più perché le cose si dicano chiaramente e si facciano bene, i loro slanci liberal, solo a parole, all’occhio attento, dimostrano la loro disperazione, la loro pochezza, la loro confusione mentale, la mancanza totale di idee.

Tuttavia, in complesso, c’è poco da stare allegri. E’ con questa gente che pretende di governare,  disprezzandosi e ingiuriandosi reciprocamente,  che il paese deve fare i conti, se non riesce a scrollarseli presto e tutti dal groppone.

E nel nostro piccolo? Qui nella nostra comunità? Non cambia nulla, ci siamo immersi fino al collo e anche dalla nostra parte c’è tanto da lavorare su questo versante. Purtroppo, le vicende storiche sono andate così, e oggi la sinistra è una poltiglia informe che non somiglia nemmeno in parte alle sinistre occidentali. Un coacervo di reduci di ideologie andate a rotoli che non sono riusciti nemmeno a fare i conti con se stessi, per cui, oggi ci troviamo di fronte personaggi che sotto le sembianze di uomini politici (si fa per dire), hanno sempre costruito e continuano a costruire  la cassa da morto per i loro amici/avversari, intenti come sono a tirare, consapevolmente o inconsapevolmente, il colpo di grazia ai propri partiti politici. Quando si trovano ad affrontare temi come l’informazione, la giustizia, la laicità, la vita stessa dell’uomo, ognuno di loro balbetta banalità. E una banalità vale l’altra, sprovvisti come sono di “valori non negoziabili”, non resta loro che aggrapparsi alla conservazione di un potere sempre più squalificato e senza idee.

E allora, scherzandoci su, ma con rabbia, ci si potrebbe domandare: che differenza c’e tra i partiti politici e un negozio di pizzicagnolo?  E potremmo sentirci rispondere: Nessuna!  Anche in un negozio di pizzicagnolo ci sono tanti salami …

 

di Giovanni Damiani Inviato su Varie

Il Nuovo Blog del Circolo Culturale Orbetellano “Gastone Mariotti”

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      Con questa nuova veste editoriale il Circolo Culturale Orbetellano “Gastone Mariotti” intende dare vigore ad un dibattito che serva ad approfondire l’esame e le riflessioni sull’attuale situazione dei Beni culturali e sulle attività che intorno ad essi possono svilupparsi, consapevoli che in un territorio come il nostro, a vocazione turistica, la cura e la valorizzazione dei monumenti, dei Beni e delle attività culturali, possono divenire uno strumento primario ed importante dello sviluppo socio economico della comunità.
In questo settore importante ed essenziale per la vita della comunità, tutte le componenti della nostra società (mondo politico, amministrativo, del lavoro, della cultura, ecc.), negli ultimi sessanta anni, non hanno avuto la capacità di predisporre progetti per la tutela e la valorizzazione dei nostri importanti monumenti e dei beni culturali in generale, cosicché oggi, questa grande ricchezza del nostro territorio, invece di essere motivo di orgoglio per la comunità e, soprattutto, una fonte di sviluppo socio economico e una vera vergogna, per l’abbandono in cui sono stati lasciati.
Pensiamo che sia arrivato il momento di scrollarci di dosso questa apatia e, soprattutto, ciò che agli occhi di molti appare come un latente sottosviluppo culturale e tutti insieme, attraverso una oculata politica, cominciare a predisporre progetti che pian piano ci facciano riprendere quel cammino ideale interrotto tanti anni or sono.
L’obiettivo deve essere quello di poter un giorno vivere in una comunità dove il dilatarsi del periodo turistico diventi una cosa vera e duratura, con beneficio dell’intera comunità e, pensiamo, lavoro per la nostra gente, in particolare, i nostri giovani.